A Matera il ”Vate”, Gabriele D’Annunzio, non c’è mai stato e nè alcuno si sarebbe sognato di ricordarne figura, opera,avventure, la decantata ”ars amatoria” da ”tombeur de femmes”, se non fosse stato per un piacevole ricordo, legato proprio a quest’ultimo aspetto, tirato fuori e narrato dal collega e scrittore Riccardo Riccardi ,nel corso di una serata alla ” Lopa” di Matera” ,discorrendo di ” Teodolinda Pomarici e Gabriele D’Annunzio tra Matera e Pescara a fine Ottocento”. Già, la nobile casata dei Pomarici sui quali Riccardo ha pubblicato due preziosi e dettagliati volumi, con quella passione di ”ricercatore” d’archivio e di altre fonti dirette che caratterizzano da sempre la serietà del suo operato. E la storia d’amore, sia pur breve,fra due giovani rampolli della Pescara dell’Ottocento sono il pretesto per legare lungo il percorso dei tratturi (il progetto di valorizzazione è ancora sulla carta) la città abruzzese a Matera, la Casa Museo del Vate e quel Vittoriale degli Italiani di Gardone Riviera (Brescia) che vi invitiamo a visitare, per provare-ne siamo certi- sensazioni, tra ammirazione e curiosità, legate a versi, foto, oggetti, frasi ad effetto di un personaggio tutto d’un pezzo, che ha vissuto andando al massimo nella vita…proprio come ripete una nota canzone autobiografica di Vasco Rossi. La divagazione ci sta tutta e le immagini dei due giovani, uniti dall’amore e dalla passione per la poesia, sono un invito a sfogliare quel capitoto riportato nel libro di Riccardo ” I Pomarici di Matera. Vicende di un casato e di un palazzo”, pubblicato da Levante Editori di Bari. Gabriele ( il cabarettista bernaldese Dino Paradiso gli somiglia in maniera straordinaria) e Teodolinda, che sembra uscita da un mosaico ravennate, sono l’emblema di due modi di sentire la vita. Il primo, allora diciassettenne, non esita a essere spregiudicato diffondendo, oggi la chiameremmo fakenew, la falsa notizia della sua morte per promuovere nome e produzione poetica di “Primo Vere”. Allo stesso tempo si dichiara epistolarmente alla giovane Teodolinda con tutta la passione che sa mettere quando vuole lusingare, conquistare e via fantasticando. Cupido va a segno facendo scoccare il dardo giusto della faretra delle passioni, ma la caccia è appena iniziata e la diciottenne di casa Pomarici è ”sì” turbata da toglierle il sogno, ma attende conferme e certezze e prende tempo, tra i piaceri della prosa e dell’arte. Non sappiamo se il Vate trasformò quella corrispondenza nell’alcova del piacere (come riportano le pagine di altre celebri e passionali opere) ma quella storia ebbe ,poi, un calo di attenzioni e di tensioni…anche perchè il giovane Gabriele si posava di fiore in fiore per cogliere il nettare di una nuova fiamma, quella Giselda Zucconi che il poeta chiamava amichevolmente Lalla. E così le ali delle farfalle ,che si libravano nell’aria, descrivevano cerchi diversi e quello di Teodolinda Pomarici si diressero altrove, anche se D’Annunzio -in età adulta- rivedendola la descrisse ” Alta e sottile, vestita di raso azzurro. come una madonna, che si lasciava portare trasognata: e i capelli sciolti in anella le fluttuavano sugli omeri…”. Se avete un pizzico di romanticismo e fantasia sapete che il vate sapeva andare oltre le lusinghe. Di D’Annunzio si sa tutto, anche sul piano storico, e del suo rapporto difficile e sopra le righe con il Fascismo. Ma era una figura eccelsa, che ha lasciato una impronta ”forte” nella storia, nella letteratura e nel costume del Bel Paese. E Teodolinda? Beh…dovete leggere il ”lieto fine” del libro di Riccardo Riccardi, che gestirà ogni giovedì uno spazio letterario negli ipogei della Lopa, in via Buozzi nel Sasso Caveoso. Davvero un bel connubio tra accoglienza, buona tavola e cultura del territorio e poi non è detto che il ”Vate” non presenzi alle “lussuriose- come avrebbe detto- serate di alta cultura alla ”Lopa”che saziano il corpo e l’intelletto”. Al prossimo incontro…