Definirlo personaggio è riduttivo, per tutto il bagaglio di esperienze maturate sul campo a fotografare in tutte le condizioni, pose, strumenti ma con l’umiltà, la tenacia e la creatività di quelli che a furia di provare e riprovare cercano la dimensione del ” si puo’ fare, perchè ci ho provato e non perchè me lo dicono gli altri”. Parliamo delle produzioni di Ken Damy a Matera al Museo per la fotografia contemporanea Pino Settanni, per ” FotoMuseum”. Un progetto che mette insieme la miriade di scatti prodotti da Ken, che ci ha ricordato di primo acchito l’architetto Renzo Piano, che 30 anni fa tentò di realizzare tra la Civita (dove si trova Palazzo Viceconte) e Largo Madonna delle Virtù un parcheggio silos schermato dagli ipogei. Venne prese per visionario incontrando delle resistenze e,anche a causa dell’onere per l’investimento, non se ne fece nulla. Troppo avanti con i tempi? Ken Damy, che gira il mondo per vedere la mostra di Tizio o Caio, è passato dalla macchina fotografica al telefonino e con un modello di Samsung che in Italia ancora non c’è. E i risultati sono a dir poco stupefacenti, sopratutto per un dilettante come il sottoscritto, ma anche per gli addetti ai lavori che non credo ai propri occhi, sovra e sottoesposizioni dei risultati di stampa. Non vi diciamo altro perchè dovete andare a visitare la mostra, c’ è tempo fino al 1 settembre per farlo,frutto di un progetto prodotto da Palazzo Viceconte Cultura/Matera in collaborazione con Fondazione SoutHeritage per l’arte contemporanea/Matera e Matera International Photography. Il progetto è stato redatto da Angelo Bianco, coordinato da Roberto Marino, a cura di Carla Cantore e Antonello Di Gennaro e il Museo Ken Damy di Brescia. Partners sono Ego 55- comunicazione integrata/Matera, Fondo internazionale per la Fotografia e comunicazione visiva (Fiof) e Cna Basilicata fotografia. Citazioni doverose per l’entusiasmo che abbiamo visto tra i protagonisti, quasi fossero amici di lunga data e del resto una mostra è l’occasione per guardarsi dentro e intorno quasi fosse un obiettivo a focale collettiva… Forse abbiamo usato un termine improprio o l’ubriacatura di scatti alternati tra Ken e Pino, dal bianco e nero ai colori, che ci hanno fatto apprezzare e in qualche modo rimpiangere – insieme a un’altra appassionata, Nunzia Armento- di come sia cambiato il costume (ma anche il malcostume del Bel Paese) tra i banchi della Vucciria con l’agnello ”nostrale” a 4500 lire il chilo e il volontario del Pci alla Festa dell’Unità di 45 anni fa . Fino alle sequenze di oggi con le sdraio a colori in riva al mare o fissate nell’anima di una foglia rinsecchita, come le speranze del precariato del lavoro, che colpisce tanti giovani. Filosofia, sociologia e politica da uno scatto? La foto fa scature anche questo tipo di considerazioni. Ma per fare una buona fotografia quali consigli dobbiamo seguire? E Ken Damy risponde secco cittando il soggetto da avere sempre davanticon un esempio illustrato agli allievi dell’Accademiadi Belle Arti di Brera a Milano al primo giorno di lezione: ” Una bella fotografia , se la definiamo poi bella e accettata da tutti, prima di vederla, di una brutta donna, rimane una bella fotografia -dice Damy. Una brutta fotografia di una bella donna è colpevole due volte, perchè sarà sempre brutta ma sopratutto perchè avevi davanti un soggetto bello e sei riuscito anche a fotografarlo male”. Chiaro no? Lapalissiamo. ” Le buone fotografie -aggiunge – si fanno quanto si ha l’umiltà e la sensibilità di vedere le cose. Prima bisogna vedere.Imparare a fare fotografia non è andare con un fotografo. Siii… se vai 20 volte incominci a capirci qualcosa, ma se vai una sola volta rubi solo quel pensiero del fotografo…Quello che ripeto è che per fare buone fotografie bisogna guardare tanto cinema, perchè il cinema (lo definiscono il cugino della fotografia) perchè nel cinema l’equilbrio della composizione dei colori è deciso sempre dal regista. Ma se non sei un buon direttore della fotografia ,che esprime. E quindi si impara a fare una buona fotografia in studio , dove tu sei responsabile del sole perchè la tua luce la sposti tu. E quindi non puoi dire mi è venuta un po’ male perchè c’era l’ombra , o ti sposti oppure non la fai”. Infine la macchina fotografica (Ken Damy ne possiede di tutti i formati e marchi) che più gli ha dato soddisfazione: la Mamiya RB67, perchè essendo il negativo -che ruotato fa il verticale e l’orizzontale- ti permette di fare tutto. Ma ha un problema è pesantissima… e devi avere

sempre il cavalletto sulle spalle”. Ma vuoi mettere con i risultati?…E per averli Ken raccomanda di studiare, leggere, informarsi e poi, studiare, leggere…La buona fotografia si ottiene così.