Sarebbe stato augurabile che, al momento in cui si è pensato alla candidatura di Matera, si fosse costituito un largo Consiglio di Associazioni e uomini di cultura cittadini, di cui il Comitato tecnico-scientifico fosse una sorta di Giunta esecutiva”.

E’ quello che, di recente, abbiamo scritto per indicare quel che, in tutta la storia di Matera 2019, non ha funzionato. Ormai siamo troppo in ritardo. Ed è allarme, come dimostra il fatto che, in queste ore, si succedono le prese di posizione e di protesta nei confronti del Comune di Matera, sia nella persona dell’ex sindaco Adduce (oggetto, peraltro, di pesanti critiche da parte della dimissionaria assessora Poli Bortone), sia nella persona del sindaco De Ruggieri, sceso in campo come paladino, che avrebbe dovuto trionfalmente portare la città al traguardo del 2019.

Ma non sono meno responsabili i componenti tutti del Comitato 2019 e della Fondazione Matera Basilicata 2019.

Noi, come è apparso a tutti chiaro, siamo stati sempre molto critici e mai abbiamo creduto che una nomina, un titolo, un distintivo all’occhiello di un vestito sdrucito avrebbe potuto compiere alcun miracolo di risanamento e riscatto, quale richiesto dalla città di Matera.

Sempre abbiamo negato che una economia monoculturale fosse la soluzione di ogni problema, soprattutto se essa si fondava tutta sulla favola del turismo, che riesce a dare solo una economia surrettizia e di risulta, in quanto dipendente dalla ricchezza e dalla produttività di altri. Il turismo, in definitiva – absit iniuria verbo – è attività parassitaria.

A parte questo, tutta la vicenda è stata gestita in forma verticistica, elitaria e in totale dispregio della comunità materana nella parte migliore, che contava e conta personalità e movimenti e enti e associazioni che potevano e anzi dovevano essere chiamate a prestare un loro efficace contributo di idee e di fatti alle menti illuminate chiamate dall’esterno, così come, nell’età dei Comuni in crisi, si chiamavano i Podestà. Scrivemmo, con metafora, che Matera aveva vinto la corsa verso il titolo di Capitale europea della cultura con giocatori stranieri, trascurando in tutto il vivaio.

Il 10 marzo scorso, a nove mesi appena dal 2019, CGIL, CISL e UIL hanno mobilitato, in una grande manifestazione, le forze vive della città, finora ignorate se non snobbate. Oggi l’assessora Poli Bortone, chiamata da Lecce, abbandona tutto con un feroce J’accuse.

E spunta il comunicato-stampa di CGIL CISL e UIL, fatto sostanzialmente di denunzie e rivendiczioni, che, in coda, porta ben 31 Associazioni attive sul territorio cittadino. Stanno contro Sindaco, Comitato e Fondazione, quando invece dovevano stare dentro, o almeno a fianco.

E’ il segno del fallimento politico e culturale e della inavvedutezza di chi tutta l’operazione, con troppa sicumera, ha voluto condurre, guardandosi allo specchio.

Purtroppo siamo in gran ritardo ed è troppo tardi. Con grandi guasti.

Tutto sommato l’operazione Matera 2019 è stata una pessima operazione. E’ stata innanzitutto uno schiaffo alla città, adulata ma ignorata; ed ha avuto il torto, tra adulazioni e autoreferenzialità, di diffondere inutili illusioni e, soprattutto, il germe della vanità e della presunzione, che può rendere persino odiosi.

Forse si è irreparabilmente alterata la identità culturale della città, che, fatta di laboriosa tranquillità, per secoli permise di sopravvivere, con composta dignità, al buio, all’umidità e alla insalubrità delle caverne.