Pasquale Tuccciarello, animatore dell’associazione Leone XIII, non molla e fa bene a tenere alto il dibattito su storie come il Brigantaggio post unitario, e di personaggi del Sud e della Basilicata come il ‘’generale dei briganti’’ Carmine Crocco che combattè con ‘’coerenza’’ per stare dalla parte giusta…rincorrendo quella “Giustizia’’ che avrebbe voluto trovare nell’esercito Borbonico, in quello Garibaldino e poi alla guida dei suoi briganti. La storia di Carmine ‘’Donatello’’ Crocco, ripresa dalla biografia o dalle carte rimaste a metà, e pubblicate dai vincitori, ha del controverso e apre ampiamente al beneficio del dubbio. Parlarne serve a ricucire il passato tra vincitori e vinti, a indicare responsabilità e irresponsabilità come ha fatto – per esempio- Pino Aprile nella lunga sequenza sullo sfruttamento sabaudo nei confronti del Mezzogiorno. E allora è di stretta attualità la discussione a Palazzo Giustino Fortunato “Terra di Crocco, attualità di una rivolta” , con presentazione del libro autobiografico di Carmine Crocco , nuova edizione a cura di Michele Grieco e Ivan Larotonda. Ha fatto gli onori di casa, moderando i lavori Pasquale Tucciariello, per gli interventi di Luigi Di Toro, Antonio Cecere, Vincenzo Labanca, Michele Pinto, Antonio Placido, Ivan Russo e con mons. Ciro Fanelli. Processo di revisione storica abbondantemente avviato. E sarebbe opportuno che tutta la storia del Brigantaggio a scuola venisse illustrata sui libri e dai docenti in altra maniera. Nel processo identitario, per quanto mi riguarda vado oltre lo steccato. Il simbolo della Regione Basilicata dei cinque fiumi, con i picchi di valli e monti, andrebbe contrassegnato da quello dell’immagine di un Brigante. Spetta a Crocco…Anche perché la nota canzone Brigante se more dei Musicanova che ripete ‘’ …Simm brigant e facimm paura…’’ che ha risuonato durante le lotte di Scanzano contro il sito nucleare nazionale e in altra battaglie per l’ambiente e la salute (dal petrolio, all’acqua, ai rifiuti) è un po’ l’inno dell’anima battagliera della Basilicata. Proposta provocatoria, ma che va avviata. Se serve una petizione ‘’schioppettante’’ noi ci siamo…

L A RIFLESSIONE DI PASQUALE TUCCIARIELLO
Non fu brigantaggio. Ribellione.
E non chiamateli briganti. Ribelli.

Caro lettore, cara lettrice,
ci tengo molto a questa storia su Crocco. Non è questione di riabilitazione, non voglio farne un eroe, forse non ne sono ancora pronto, tanta è l’infarinatura ideologico-culturale nella quale anch’io per decenni sono stato plasmato da certa retorica risorgimentale.
Propongo un racconto. Attraverso il racconto la storia può risultare gradevole, può aiutare la conoscenza di un fatto dai lati ancora ambigui. Come i miti, i racconti facilitano conoscenza, comprensione e avvicinano alla verità storica.
La storia si fa con i documenti, certo. Ma quando per lungo tempo vengono trovati solo alcuni documenti scritti perché altri sono stati negati dalla dittatura del tempo (la legge Pica, lo stato d’assedio), puoi fare storia solo con quelli? Ci sono i racconti. E cosa sono i racconti, quelli dei nonni che hanno raccontato ciò che hanno veduto non certo per ottenerne vantaggi economici? Quei racconti sostituiscono quei documenti mancanti (per fortuna oggi ne abbiamo in buona quantità). Sono i racconti del popolo, di quel popolo che è stato vittima prima dei Borbone poi dei Piemontesi. Sono i racconti del nostro popolo, che di Crocco dice che fu uno che si è ribellato, un ribelle dunque, e quel movimento era ribellione. E così mio nonno mi raccontava ciò che due uomini di Crocco in America gli avevano raccontato, la nonna di Michele Placido gli aveva raccontato che Crocco era uno che si è ribellato mostrando per lui ammirazione, il nonno di Donato Santoro (Youtube, Crocco Ribelle), figlio della staffetta di Crocco, ha raccontato anche altro.
Quei nonni sono “persone informate dei fatti”, meritano di comparire all’interno di un processo. A fianco ai documenti processuali che testimoniano gli omicidi di Crocco (circa 70 per sua stessa ammissione, ma i morti in guerra non sono omicidi) ed altre testimonianze comparse al processo, abbiamo il dovere di aggiungere altri soggetti, altre annotazioni, quelle del popolo, quelle negate dai vincitori. E anche con quelle, io, insegnante di storia per lungo tempo, assolvo Crocco, lo riabilito, come anche altri studiosi hanno fatto già prima di me e sicuramente altri lo faranno.
Assolviamo e riabilitiamo Crocco:

Per essere stato vittima di prepotenze ai danni della madre e ai danni del padre.
Per aver vendicato l’onore della sorella.
Per aver tentato di liberare il popolo meridionale unendosi a Garibaldi che credeva liberatore.
Per essere stato perseguitato da notabili del posto che lo volevano di nuovo in galera.
Per il coraggio mostrato reagendo, dileguandosi nei boschi, aggregando altri uomini.
Per la capacità di porsi al comando di 100, 1000, 2000 uomini con cavalli ed armi di fortuna.
Per aver fronteggiato dal basso, come popolo, l’aggressione di 120mila soldati piemontesi.
Per avere difeso il territorio ed il suo popolo dall’occupazione selvaggia delle terre del Sud.
Per aver rifiutato persino l’appoggio del Borbone, non assoggettandosi al gen. Borjes.
Per aver combattuto per circa 4 anni, spesso vincendo, contro l’esercito cosiddetto italiano.
Per essere riuscito a sfuggire ad agguati, accerchiamenti, uscendone illeso.
Per aver saputo sciogliere il suo esercito di disperati, consigliando di disperdersi.
Per aver saputo vivere la sua condizione di carcerato per 40 anni con esemplare dignità.
Per aver saputo scrivere un’autobiografia straordinariamente bella, da uomo libero. Da ribelle.

Se fossi giudice pubblico, riconosciuto tale, lo assolverei, ordinando ogni conseguenza di legge.
Ma sono insegnante. Posso solo indicare, segnalare documenti, proporre una lettura della storia.

Rionero, Agosto 2017
Pasquale Tucciariello
www.tucciariello.it

Una messa per Carmine, Centro Studi Leone XIII, tradotto anche in inglese da Susann