Una iniziativa ricca di significato e di monito affinchè si evitino le guerre, come quella disastrosa del Primo conflitto mondiale, che sacrificò la vita di tanti giovani a causa del protagonismo e della mediocrità di governi, che avrebbero dovuto avviare la strada del dialogo. Ma così non fu, purtroppo, nonostante il riscatto delle pagine eroiche della Leggenda del Piave. Donato Mazzeo ci segnala, e vi invitiamo a visitarla, la mostra che il ricercatore barilese Donato Di Stati ha allestito con la la variegata produzione di posters di Achille Beltrame. La storia di quegli anni è stata rappresentata anche da figure come quella di Achille. Ricordiamolo.

LA NOTA DI DONATO MAZZEO

BARILE Pz. 11.08.2018. Per il centenario del tragico conflitto mondiale, perché sia di monito alle nuove generazioni, in sede ProLoco/UNPLI, il ricercatore di patrie memorie Donato Di Stasi , Barilese verace e residente a San Potito Ultra ( Av) ha allestito una bella Mostra di Posters di Achille Beltrame. Alla presenza dell’ Associazione Provinciale Combattenti e Reduci ( Presidente Di Palma) ,taglio del nastro tricolore da parte del Sindaco Murano.Intervenuti, fra gli altri, in onore dei loro parenti Barilesi decorati con Medaglia al Valore, Samuele Caccavo e Nunzia Iorio. ( PhReport DMM).

TUTTO SU ACHILLE BELTRAME DAL SITO DELLA ENCICLOPEDIA TRECCANI

 

BELTRAME, Achille. – Nato ad Arzignano (Vicenza) il 19 marzo 1871, iniziò lo studio del disegno a Vicenza, ma si trasferì ben presto a Milano, dove seguì all’Accademia di Belle Arti le lezioni di Giuseppe Bertini. Rivelò subito un considerevole temperamento pittorico, tanto che nel 1890, ancora studente, vinse il premio Mylius con il dipinto Alla bicocca, conservato tuttora nell’Accademia di Brera a Milano.

Nel 1891 si presentò alla prima Triennale di Brera con Praeludium. Alla seconda Triennale del 1894 espose Canova nel suo studio, che gli valse il premio della fondazione Gavazzi .

Partecipò anche a diverse mostre collettive della Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente di Milano e, con due quadri di Costumi del Montenegro, all’Esposizione Nazionale di Torino del 1898. Alla mostra degli acquerellisti lombardi, tenuta al Palazzo della Permanente nel 1936, la Galleria d’Arte Moderna di Milano gli acquistò Case a Brusson.

Altri suoi apprezzati dipinti si trovano al Museo di Milano: Moti rivoluzionari del 1898; Barricate alla Foppa, tratto da un documento fotografico e dove già il B. descrive l’episodio dinamicamente, ed una serie di caratteristiche scene di vita milanese (La fiera degli organetti, Colazione sul Duomo, ecc.), già appartenente alla raccolta di Luigi Beretta. Notevole anche la sua attività di ritrattista: nella quadreria dell’Ospedale maggiore di Milano figurano di sua mano i ritratti di Cesarina Miani maritata Riva (1908) e di Antonio Biffi (1909). Il B. eseguì inoltre i ritratti della Contessa Durini Litta, di Giuseppe Giacosa, di Edvige Toeplitz e di Michele Bernocchi, presso le cui famiglie tuttora si trovano. Nel palazzo Bernocchi lavorò anche ad una pittura murale: La danza delle ore; e ad un’altra pittura murale, Aurora, attese nella villa Bernocchi di Stresa. Sempre a Stresa affrescò un salone della villa Magni. Ad Arzignano si possono vedere alcuni suoi saggi di pittura religiosa: un S. Gaetano nella lunetta del portale dell’oratorio di S. Gaetano, un S. Gerolamo nella sacrestia dell’arcipretale ed un polittico nella chiesetta dell’ospedale.

Il B. tenne la sua prima mostra personale soltanto nel 1941 presso la Galleria Ranzini di Milano. Mostre commemorative ebbero luogo a Milano presso la Galleria italiana d’arte nel novembre 1956 e ad Arzignano nell’aprile 1960.

Il nome del B. è comunque legato soprattutto alla sua prodigiosa attività di illustratore, che ebbe inizio nel 1896. In quell’anno egli si era recato a Cettigne sperando di ritrarre Elena di Montenegro, la futura regina d’Italia. Non potendo riuscire nell’intento, dovette accontentarsi di ritrarre i pittoreschi costumi del luogo in una serie di disegni. Li vide Edoardo Ximenes, inviato dell’Illustrazione italiana, che richiese al B. qualche tavola per il suo giornale.

All’Illustrazione italiana il B. collaborò fino al 1898, quando venne chiamato da Luigi Albertini e da Eugenio Torelli Violler alla nuova rivista illustrata del Corriere della Sera, La Domenica del Corriere, nel cui primo numero, pubblicato l’8 genn. 1899, compose, sulla prima pagina, su schizzi originali, una tavola dal titolo Bufera di neve nel Montenegro: trecento soldati bloccati, e sull’ultima un’avventura occorsa ad una pattuglia di carabinieri. Da allora fino al 1944, in cui apparve, eseguita da lui, nel numero del 26 novembre de La Domenica del Corriere, una scena di Bombardamento aereo, il B. compose esattamente per codesto giornale ben 4662 tavole.

Dai tempi in cui non esisteva ancora un vero e proprio reportage fotografico fino a periodi più recenti, in cui sembrava che la fotografia stesse per dare il colpo di grazia al mestiere di illustratore, le tavole a colori di B., in ragione di due alla settimana, continuarono ad offrire per quarantasei anni una visione precisa degli avvenimenti d’Italia e del mondo.

Il B. tuttavia non si mosse mai da Milano. Eseguiva i suoi disegni basandosi sulla descrizione dei cronisti ed avvalendosi di un archivio fotografico che si era andato formando nel suo studio di corso Garibaldi.

Disegnatore di tradizione ottocentesca, dall’ispirazione sempre viva e feconda, il B. si distinse perché seppe mantenere un ideale di decoro, equilibrio e buon gusto anche nella descrizione dei fatti più tragici, “seppe cioè essere vero senza essere verista e sincero senza essere brutale” (Possenti), riuscendo a colpire l’immaginazione dei lettori, che gli restarono sempre fedeli; strettamente documentario e dotato al tempo stesso della più fervida fantasia, ricco di doti tecniche e di estro giornalistico, e sempre chiaro ed estremamente comunicativo, acquistò meritatamente fama internazionale.

Il B. morì a Milano il 19 febbr. 1945.