“…E stasera.. In onore del Santo Patrono, suoneremo a Matera (piazza San Francesco) .. Tra i sassi!I Nun ve preoccupate ca nun v’e tiramm’ appriess’ XD…” E la goliardica frase riportata sulla pagina social della travolgente formazione napoletana ” A Paranza r’ o Lione” (Antonio Matrone) di Scafati, a parte il veniale errore di battitura (scritto in minuscolo) sugli antichi rioni di tufo, ha confermato tutto quanto di ottimo si sapeva di un gruppo, tra i più ascoltati della tradizione musicale meridionale. E piazza San Francesco d’Assisi, per i festeggiamenti in onore del Patrono Sant’Eustachio, ha risposto quanto a presenze e a concittadini e turisti che si sono fatti trascinare dai ritmi della tammorra. Certo, se non ci fossero state le sedie o, quanto meno in numero inferiore, l’effetto sarebbe stato diverso anche perchè musica popolare e ballo sono un tutt’uno, come è in Salento o in Romagna. A rompere il ghiaccio nelle file di avanti…la brava ballerina della Paranza che ha coinvolto Giovanni…il baffuto rappresentante dell’Associazione Maria Santissima della Bruna, che ha esibito doti di consumato ballerino di piazza. Mentre dietro, a ridosso del sagrato, ci hanno pensato Carmela, che ci ha ricordato la presenza do Lione in un Carnevale dei Sassi del 1996, e altre ragazze a ballare senza sosta fino all’omaggio finale a Roberto De Simone con la celeberrima ” Tammurriata nera”. Un repertorio vasto e trascinante, quella della Paranza r’o Lione, con canti e balli della tradizione cilentana, di Pagani, dell’agro nocerino sarnese e di altre aree vesuviane dove i canti di contadini, pastori, pescatori e devozionali come quelli dedicati alla ”Madonna delle Galline” sono scanditi dai ritmi di tammorre,tamburelli nacchere, triccheballacche e dai suoni di organetti, cornamuse e putipù, come in altre zone del Sud chiamano le nostre cupe cupe. E a proposito di tamburi a frizione ” O Lione” ha salutato l’amico di Matera con il ”putipù” . Quel Rino Locantore, che per voce e carica che ci mette nei concerti gli somiglia e non poco. Qualche anno in più tra i due… , ma l’amore per la ricerca e la tradizione ci sono tutti. Del resto l’amicizia tra musicisti è come la rete dei Ragnatela che arriva dappertuto, con tanto di saluto in diretta con l’altra anima della band – Claudio Mola- e di un festival tornato a Matera dopo una fase di Purgatorio forzato. E dei Ragnatela si è ricordato anche il presidente dell’Associazione Maria Santissima della Bruna, Mimì Andrisani, che non ha omesso di ricordare -con un pizzico di rammarico- come quest’anno non ci siano stati bimbi che portano il nome di Eustachio (nemmeno con due ‘c’ come da errore anagrafico) . E ha sollecito anche il ripristino della testa del Santo su una statua collocata nella facciata del Conservatorio. Per nomi e battesimi servono incentivi…e cultura delle tradizioni. Quanto alla statua pare che siamo in dirittura finale, a giudicare da quanto annunicato dall’assessore ai lavori pubblici Nicola Trombetta in risposta a una interrogazione del consigliere Daniele Fragasso (Matera Si Muove). Altra musica e non sarebbe male festeggiare quell’evento con un concerto che veda insieme ”O’ Lione” e gli amici materani della Ragnatela. Pensateci…E del resto rafforzare i rapporti tra culture, attraverso le tradizioni popolari, colmerebbe quel vuoto di programmazione e di animazione che si si sarebbe dovuto fare con Matera capitale europea della cultura 2019, aldilà degli eventi in calendario.Noi preferiamo quello contadino e delle feste come fa la Paranza r’o Lione, un gruppo di ricerca e di recupero delle tradizioni musicali popolari incentrato su “Suono, Canto e Ballo n’ copp’ o tamburo” come si dice in Campania e cioè con la tammurriata. Una un’espressione coreutico- musicale che attinge al calendario contadino e alle feste come quelle dedicate alle Madonna delle Galline ,patrona di Pagani, dell’Arco a Sant’Anastasia, dei Bagni a Scafati per passare ai canti di riscatto e ribellione come quelli dei Briganti. Un patrimonio immateriale che citando Pier Paolo Pasolini, viene valorizzato appieno e grande risorsa per il Mezzogiorno, se stare insieme. Come vuole il significato di paranza , che indica un gruppo di persone poste a semicerchio attorno al cantante – leader del gruppo dal quale la Paranza prende il nome- impegnate a suonare, cantare e ballare gli antichi canti popolari della tradizione campana. E la Paranza r’o Lione è davvero assortita con Antonio Matrone (detto o’ Lione) alla voce, tammorra e tamburello, Alfonso Cirillo : voce, castagnette, scetavajasse: Giovanni Saviello : voce, organetto, tammorra, ciaramella, scacciapensieri; Marilena Gragnaniello : voce, organetto, putipù, tammorra, danza;
Marianna Sica : voce, fisarmonica, danza,Luigi Matrone : voce, tammorra; Mariagrazia Altieri : catagnette, campanellini, danza;Dionigi Santoro : zampogna, fiati etnici ed Enrico Bruno : organetto, tromba degli zingari e tricchebballache. Naturalmente ci aspettiamo una tammurriata dedicata a Sant’ Eustachio. O’Lione ruggisce con tre tocchi di tammorra… Jamme, uagliò!