Solennità che si innesta nella tradizione, nei ritmi ora lenti ora vorticosi, nei giochi di luce che legano la fiamma delle fede e delle brulicanti candele a quella delle luminarie o dei fuochi d’artificio, fin nei suoni degli squilli di tromba che annunciano cavalli e cavalieri in costume per rendere omaggio, tra segni di croce e canti, alla Protettrice di Matera, Maria Santissima della Bruna. E’ in sintesi la sequenza di fotogrammi, poco più di 30 minuti, che ha animato con la consueta professionalità, e tanta passione, la squadra di ripresa di Blu Video e del regista Geo Coretti per il video ” Maria Santissima della Bruna 2017. Un lavoro atteso, montato con cura, quasi una strenna natalizia che apprezziamo – e vi invitiamo a farne dono ad amici e parenti- perchè conserva tanti aspetti del cuore antico cittadino, che ormai apparterranno alla memoria e all’anima di Matera. Come non ricordare la scomparsa di don Mimì Falcicchio, che mons Antonio Caiazzo aveva chiamato per un incarico di responsabilità nella Curia, e quella del vecchio tracciato del carro trionfale di via del Corso, non più segnato dai vecchi marciapiedi con i mattoni quadrettati della fabbrica di laterizi Manicone e Fragasso,ma da una massicciata unica che ha conservato le vecchie chianche. Tradizione mantenuta…a giudicare dall’uso sapiente di brevi sequenze in bianco e nero che Geo ha utilizzato nel montaggio, con effetti visivi gradevoli che scavano nella storia della festa e nei volti (quanti primi piani) di grandi e piccini…Sembrano,infatti, ripetere le ”immutate” espressioni dei tanti materani, che hanno vissuto nei secoli una festa tanto attesa e tanto vissuta. Geo ci ha messo di suo e fa entrare l’obiettivo , per quanti non conoscono il ”pianeta 2 luglio”, in un arcobaleno di luci che si apre al chiarore dell’alba con la processione detta dei Pastori e si conclude a tarda notte, con lo spettacolo di fuochi pirotecnici sulla murgia, dopo l’assalto e la distruzione del carro trionfale.Il resto lo raccontano i protagonisti della festa, oltre alla Protettrice, che sono i materani e la città antica. E ,poi, quei rioni Sassi con il paesaggio e la civiltà rupestre, teatro di tanti edizioni della ” Bruna” e di una storia mista a leggenda, che narra di un carrettiere e dell’incontro con una la ”Bella Signora” . Una donna dalla capigliatura fluente e dalla carnagione bruna desiderosa di entrare in città, con la solennità di una presenza e di un ”possesso” ,segnati dai tre giri sul carro trionfale in piazza Duomo. Già il carro, opera del maestro Andrea Sansone, autore di un lavoro destinato a finire a pezzi e oggetto di tanta attenzioni -per opposti motivi- dei difensori e degli assalitori. Geo Coretti e i suoi nel descrivere le diverse fasi della festa hanno colto momenti particolari, di forte significato, che confermano la continuità della festa con un rincorrersi ideale di passato e presente che guardano al futuro. Lo confermano i piccoli cadetti del corpo dei cavalieri della Bruna, accompagnati da padri e zii, la devozione di un giovane pirotecnico che trasporta un pesante cero votivo, il selfie di seminaristi e giovani sacerdoti con l’Arcivescovo , i giovani collaboratori accanto ai dirigenti di esperienza dell’Associazione Maria Santissima della Bruna, e potremmo continuare. Per tutti la benedizione della Madonna, con la preghiera in dialetto della brava e spigliata attrice materana Lia Trivisani. Eccone un collage :” Uord’n Ti Madenn d’ la Bbrun ca p’t’m’ stè ‘bbun tutt l’ dij. Uord u’ mattarr(i)s ca t’ vel’n ‘bban e mutt’l la mena ‘nchep … Fe la b’n’ dziaun a tutt u’ famugghij e t’n’t abbrazzet a ccuss fugghij…Fomm la grozij i fomm’ ste ‘bban… a mmogghij a mmogghj l’onn c’ van…” che tradotto in italiano, per forestieri e per quanti non parlano o non sanno leggere o scrivere in dialetto, significa ” Guardaci, Proteggici, Madonna della Bruna, affinchè possiamo stare bene ogni giorno. Benedici tutte le famiglie e abbraccia questo figlio..Proteggi i materani che ti vogliono bene e metti le mani sul loro capo. Fammi la grazia e fammi stare bene. Di bene in meglio per l’anno che verrà….” Anche questo è un tocco di solennità, ricordando anche  il maestro Emanuele ” Manual” Ricciardi, scomparso quest’anno, che prende per mano la tradizione e la custodisce nell’anima devota dei materani.