E così mentre a Rimini hanno restaurato e riproposto con una versione a metà tra l’hollywoodiano e il romagnolo il vecchio cinema Fulgor, tanto amato da Federico Fellini, in gran parte delle sale italiane innovazione e digitalizzazione hanno riposto nel magazzino dei ricordi la figura del proiezionista. Una figura importante che prendeva in consegna le ”pizze” dei film, racchiuse in contenitori di metallo, giunte dai grandi centri con il treno, la corriera o il postale oppure con l’auto del noleggiatore. A Matera avevamo al Quinto ” Peppino La Cabina” al Duni ” Zizì” , all’ex Impero ricordiamo ”Damiano”che avevano una tecnica tutta personale per calcolare e attendere la fine dei tempi, inserire la pubblicità o tener pronto tutto il necessario per rimediare agli imprevisti. Il buon Armando Lostaglio ci riporta con un velo di nostalgia ai tempi del Nuovo Cinema Paradiso di Giuseppe Tornatore, rafforzata dalla foto proposta in questo servizio del vecchio ”Nuovo Cinema Combattenti” a Rionero in Vulture (Potenza), abbattuto nel 2005 per i danni tellurici subiti in passato. Quelle attrezzature, ormai, fanno parte della cineteca lucana di Nino Martino. Le si potranno ammirare lì e in altri luoghi della memoria cinematografica o in qualche cineclub o nelle mostre fotografiche come quelle sulla Lupa, inaugurate a Matera e per la quale http://giornalemio.it/cinema/cinema-e-fotografia-matera-cominci-dalla-lupa/

abbiamo proposto un progetto museale. La tecnologia avanza. Facciamocene una ragione, anche se si fa poco per motivare e coinvolgere il pubblico. Altri tempi…altre atmosfere come quelle descritteci da Armando.

 

I Nuovi Cinema: addio al passato, ma la tecnologia avanza.

Pochi anni fa veniva viene sancita la definitiva scomparsa nel cinema di una figura storica: quella di Alfredo, interpretata dal vecchio Noiret in “Nuovo Cinema Paradiso”, di Tornatore. Sparirà anche dalla memoria. Le ultime sale con il proiettore e le pesanti “pizze” si sono così adeguate ai nuovi impianti digitali, oppure possono chiudere per sempre. Conformarsi è stato un gioco da alcune decine di migliaia di euro, e un po’ tutte le sale si sono adeguate: Eppure molte di quelle attive in Italia, hanno dovuto scrivere la parola “fine”. Il mitico “The end” di uno spettacolo che dura da molto più di un secolo, da tanti sogni in celluloide per milioni di bambini e per quegli adulti che in quelle sale, un tempo fumose,  ritornavano sognatori: quel cono di luce da quella cabina sul soffitto della sala che il fumo delle sigarette rendeva tangibile, imperscrutabile e misterioso, come lo erano quelle mille e mille storie. Quanti film la generazione dei cinquantenni può ricordare: dalle 3 del pomeriggio fino a sera, visti anche tre volte. I proiezionisti obbedivano ad ogni minima richiesta egli spettatori in sala; ogni sequenza poco a fuoco, o il suono che saltava: urla e schiamazzi, almeno questo accadeva nelle sale di provincia. E loro, i solerti proiezionisti, obbedivano immediatamente alle strillate dei sognatori che non volevano essere risvegliati: un minimo inciampo tecnico e sarebbero ripiombati nella realtà … E solo allora quelle figure prendevano sostanza, “operai metalmeccanici al servizio dei sogni”, ovvero “magici macchinisti dello schermo d’argento” come venivano definiti. La manopola della luminosità e del sonoro è conduzione non da tutti, quasi da registi celati ed arcani, perché: chi è mai un cineasta se non ci fosse  stato il proiezionista?
Ora il freddo digitale manda in pensione e in rottamazione le leggendarie macchine Prevost P50 Magnus ad arco voltaico e le consorelle lanterne magiche: la Cineteca Lucana di Nino Martino conserva diversi esemplari, custoditi come si fa con le statue dei santi. All’inizio del secolo scorso, il cineoperatore Serafino Gubbio del romanzo di Luigi Pirandello, lo aveva sentenziato: “Siamo solo una mano che gira una manovella; date, date pure alle macchine voraci che aspettano! Questo doveva avvenire, questo è infine avvenuto“.

Armando Lostaglio