Pedalata dopo pedalata Fabio e Michele sono giunti alla meta: Plovdiv.

La città bulgara che sarà Capitale Europea della Cultura 2019 insieme a Matera, a 1300 Km da Matera, meta del  progetto “Voyage au bout de l’Europe”, il viaggio in bici attraverso l’Europa di Fabio Dal Pan e Michele Monego promosso dalla Scuola Holden di Torino e dalla Fondazione Matera Basilicata 2019.

Partiti lo scorso 6 agosto da Trieste con l’obiettivo di scoprire se e come gli abitanti dell’Europa si sentono davvero parte di un unico progetto culturale, i due viaggiatori sono arrivati nella città bulgara dopo aver percorso 1300 km in due settimane, facendo tappa in 13 città dell’est europeo e dialogando con le persone del posto per conoscerne la percezione circa l’esistenza di una cultura che unisce questa grande potenziale unica nazione.

A Plovdiv, Fabio e Michele hanno incontrato Gina Kafedjian, Project manager di Plovdiv 2019, che ha spiegato loro il lavoro che si sta svolgendo in vista del 2019: “La cosa più importante e più difficile -ha raccontato Gina – è far capire alla gente cosa facciamo. Appena Plovdiv ha vinto la gara erano tutti orgogliosi, si aspettavano che dall’Europa arrivassero fondi per le infrastrutture, per l’illuminazione pubblica, per le opere pubbliche.
Quando poi abbiamo spiegato alla gente che saremmo stati noi ad investire e non tanto per strutture materiali ma in una serie di piccoli e grandi eventi legati alla cultura, all’inizio molti ci sono rimasti un po’ male. Ma siamo qui per questo, no? Per far capire a tutti, tramite il lavoro quotidiano di promozione culturale nella città, che è questa la via più importante che abbiamo, l’unico vero progresso che porterà frutti duraturi.”

Presso gli uffici di Plovdiv 2019, Fabio e Michele hanno incontrato anche Radost Ivanova, Deputy director del team Plovdiv 2019, a cui i due viaggiatori hanno chiesto come si faccia a trasferire l’idea che la cultura sia così importante alle persone che hanno cose molto più pratiche a cui pensare e che magari non hanno tempo di andare a teatro o al cinema e forse nemmeno di leggere. “Su questo tema stiamo lavorando molto con le minoranze – ha spiegato Radost -. Abbiamo avviato un progetto con la comunità rom attraverso degli operatori culturali per cercare punti di contatto che favoriscano integrazione e partecipazione. Perché pensiamo che l’unico modo di lavorare con i cittadini sia attraverso uno scambio alla pari, un dare e avere partecipativo che arricchisca tutti. Abbiamo visto che non funzionano le iniziative prese dall’alto. Allo stesso modo stiamo finanziando “case della cultura” sparse per la città, luoghi in cui le persone di qualsiasi estrazione sociale possano riunirsi e conoscere le nostre iniziative, parlare assieme dei problemi e dei progetti. Perché tutti capiscano che noi siamo qui per questo, per i cittadini, per la città. E che la cultura serve anche a non sentirsi soli.”