Si conclude nella giornata di oggi quello che si dice essere stato un lungo” rave party” durato una decina di giorni e che si è svolto in località “Codola” (non sappiamo con certezza se ubicato in territorio di Craco o del confinate agro di Ferrandina).

Uno slargo pianeggiante che si raggiunge addentrandosi da una stradina interpoderale posta di fronte alla fontana pubblica collocata sulla provinciale che da Craco Peschiera porta a Craco Vecchia (il paese fantasma), poco dopo l’incrocio con il” serpentone”.

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Una zona lontana da occhi indiscreti e proprio per questa evidentemente ritenuta idonea ad ospitare tende, tendoni e strutture della improvvisata cittadella che ha contenuto in questi giorni oltre un migliaio di cultori di questo rito giunti da ogni parte d’Italia con mezzi propri, pubblici e persino utilizzando il social “bla-bla car”.

Una presenza discreta che non sembra aver disturbato la quiete degli abitanti della zona i cui esercizi commerciali hanno potuto beneficiare di qualche introito maggiore.

Un po’ di curiosi che hanno notato l’andirivieni degli ospiti si sono portati sul posto contribuendo a rendere noto l’evento che altrimenti sarebbe stato completamente ignorato dai più.

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Anche perché è noto che il fenomeno dei rave party trova nei social networks  lo strumento principe di comunicazione alla propria larga base delle date e dei luoghi degli appuntamenti. Non ci sono certo locandine, spot o comunicati stampa ad annunciarli.

Non ci è dato sapere se anche questo “rave” risponda del tutto ai canoni contestatari che sono alla base del fenomeno nato negli Usa alla fine degli anni ottanta e poi esportato nel resto del mondo.

“Rave” che nascono, per l’appunto, da una contestazione politica e come fenomeno di controcultura tesa a denunciare difficoltà economiche e disagi sociali.

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La loro frequente “naturale” illegalità si esprime con occupazione di spazi abbandonati e la loro gestione temporanea (in questo caso sembra, però, che le autorizzazioni ci fossero), la contestazione delle forme di produzione commerciale di musica e  delle discoteche, con la negazione dello “star system” dei DJ.

“Rave” è sinonimo, per questo, anche di  “festa libera” concetto che in Gran Bretagna si sintetizzo nello slogan “freedom for the right to party” che divenne l’emblema della resistenza alla legislazione restrittiva dell’allora governo conservatore.

Questi raduni di massa sono in genere  visti di cattivo occhio e vietati da diverse amministrazioni locali per il loro approccio diffuso alla ricerca di stati alterati di coscienza per resistere così a lungo allo sballo ossessivo della musica tekno (certo non quella mainstream eseguita in locali privati con ingresso a pagamento, ma quella fatta di dischi autoprodotti e distribuzioni indipendenti).

Qui sembra essere filato tutto liscio e l’ennesimo ritrovo di “squatter” ha potuto svolgersi e concludere indisturbato.