Ci sono persone che credi essere immortali. Per la loro capacità di stare al mondo, di essere educate, cordiali, disponibili, professionali e per il loro immenso  bagaglio culturale , tanto immenso da convincerti che tanta cultura, curiosità e sapere non possono essere patrimonio accumulato in una sola vita.

Rocco Brancati era uno di loro. Difficile da racchiudere in una descrizione di poche righe.  Ancor più difficile per me che l’ho conosciuto e stimato nella doppia veste di giornalista e professore universitario.

Una icona del giornalismo lucano ma soprattutto un cultore della lucanità che mi ha insegnato a guardare la Basilicata con gli occhi dei poeti, dei documentaristi, dei personaggi più o meno noti della nostra terra.

Una vera fortuna, averlo potuto conoscere anche tra i banchi dell’università quando parallelamente agli impegni in Rai fu il mio docente presso il  corso di laurea dell’Unibas di Scienze della Comunicazione.

Quando lo seguivo ai corsi di “Teorie e tecniche del linguaggio radiotelevisivo” non ero ancora iscritta all’ordine dei giornalisti anche se da circa un anno scrivevo regolarmente su un quotidiano proprio per perseguire questo obiettivo.

Le sue lezioni erano impregnate di etica giornalistica (da cui, diceva, non si doveva mai prescindere) e innovazione, non solo intesa come la somma delle nuove tecnologie, che di lì a poco  avrebbero  travolto e stravolto il mestiere del giornalista,  soprattutto quella culturale.

Le ore ai suoi corsi  sembravano passare sempre troppo in fretta. Concreto e mai banale. Affascinata dal suo modo di fare giornalismo e di raccontare personaggi lucani, lo scelsi come relatore per la mia tesi. A distanza di tanti anni ha continuato ad essere sempre il mio “prof”, attraverso i suoi articoli, le sue pubblicazioni, il canale youtube, l’impegno culturale a 360°. A tal proposito mi piace ricordare un’intervista che gli feci in occasione di una pubblicazione su Gerardo Guerrieri (http://giornalemio.it/cultura/gerardo-guerrieri-un-illustre-sconosciuto-intervista-al-giornalista-rocco-brancati/), altro personaggio lucano a cui teneva molto.

Sinisgalli, Scotellaro, Gesualdo da Venosa (solo per nominarne alcuni), tanti gli aneddoti  che ha raccontato su di loro e la mole di materiale raccolto, che continuerà ad essere fonte preziosa ancora per tanti e tanti studenti. Ed è così mio caro “prof” che continuerai a vivere ancora tra noi. E’ così che, forse, si diventa immortali.