Matera non è solo i rioni Sassi e habitat rupestre, che la gran parte dei turisti riesce a vedere per poche ore, ma c’è dell’altro che è quasi ignorato come i palazzi gentilizi e i musei. E Riccardo Riccardi, giornalista e scrittore, ha lanciato un accorato invito a cambiare rotta per elevare il ”target” e la ”permanenza” dei visitatori. L’occasione è stata offerta dal suo ultimo lavoro ” Riscatto materano. La vocazione del ‘fare’ della borghesia cittadina” (Le Flaneurs edizioni)nel corso di una provocatoria e proficua chiacchierata alla Lopa, con il sottoscritto,e un pubblico pronto a raccogliere riflessioni e provocazioni.”Se provate ad alzare la testa -ha detto Riccardo Riccardi- e a dedicare un pizzico di attenzione in più al patrimonio storico e artistico di Matera, avrete un motivo valido per andarne fieri e per attivare un qualificato passaparola”. Considerazione condivisibile appieno, ma occorre fare i conti con la politica delle ”mani libere” che impera, opportunamente in città, con l’assenza di un quadro di programmazione e di competizione che non può essere legato ” al facciamo tutto noi per non fare nulla”, favorendo e tollerando liberi arbitri come dimostrano le contraddizioni dell’offerta turistica. Se Matera,per esempio, non ha ancora una card unica per visitare musei o fruire di mezzi pubblici un motivo c’è. Ed è legato alla mediocrità della politica e alla carenza di cutura di impresa, visto che i flussi turistici( e meno male) e altri aspetti logistici sono gestiti fuori regione. E così il turismo mordi e fuggi, un paio d’ore o tre se va bene, va avanti con il preconfezionato: foto, selfies all’immagine cartolina dei rioni Sassi, la chiesa rupestre, una casa contadina, shopping e se resta tempo Duomo e palombaro lungo, l’antico serbatoio idrico cittadino che con il suo sistema diffuso di raccolta delle acque ha portato Matera, nel 1993 e con la relazione di Pietro Laureano, alla iscrizione nella lista del Patrimonio dell’Umanità. ” Matera -ha aggiunto Riccardo Riccardi ha un’anima e una storia millenaria, che non può restare sui libri, nelle opere d’arte, ma va letta visitando i simboli e le testimonianze che la raccolgono come i musei e i palazzi gentilizi. Luoghi di pregio che hanno visto, a cavallo dei secoli, famiglie nobili e della borghesia agraria impegnarsi in nuovi filoni dell’economia o spalancare finestre innovative nelle politiche liberali”. E il lavoro sul ” Riscatto materano” è un corposo esempio di storia vissuta e di personaggi,legati per gran parte al settore primario o alla filiera dell’artigianato, che hanno consentito di accendere luci e fiaccole in quel cichet diffuso di una ”Matera, chiusa e reazionaria” che invece ha aperto e si è aperta al liberismo e all’innovazione. Ogni famiglia dai Malvinni Malvezzi ai Gattini, dai Pomarici ai Pentasuglia, dai Guerricchio ai Giudicepietro,dai Motta Padula ai Riccardi,dagli Alvino ai Quinto ai Manfredi, dai De Ruggieri agli editori Montemurro, dai Radogna ai Cappelluti Altomare,ha messo in luce , tra le foglie …di rami geologici ramificati figure che hanno fatto anche la storia economica cittadina. Elencarli tutti richiedere la pubblicazione del libro…per il quale Riccardo Riccardi sta preparando una ristampa, annotandosi alcune integrazioni, anche in relazione al tour di presentazioni che l’attendono in altre regioni.” Naturalmente – ha aggiunto Riccardo- non potevo citare tutte le famiglie rimaste fuori da un lavoro che è già corposo di suo. Senz’altro mi ripiegherò su una seconda edizione, perchè Matera ha un patrimonio storico , artistico e di operosità che vanno conosciuti e divulgati”. Servono tempo, sacrificio, pazienza e scrupolosità negli studi per riportarlo a nuova vita. L’amico giornalista e scrittore, che ama Matera …più di altri materani che potrebbero fare di più per la nostra città, non a caso non ha mai troncato il suo cordone ombelicale con la ” Città dei Sassi” , legata da sempre per motivi culturali ed economici alla Puglia e alla Terra d’Otranto. La scelta di raffigurare in copertina le finestre bifore di ”Palazzo Santoro”, che racchiude la sua infanzia, in via delle Beccherie, non è una scelta casuale. E’ la strada che per vari motivi ha conosciuto negli ultimi anni un rilancio produttivo, più commerciale che artigiano, e che si incrocia con piazze e strade contrassegnate da Palazzi gentilizi, gran parte dei quali restaurati e restituiti a nuove funzioni. Una strada che si segnala per l’attività ultrasecolare dell’Emporio Morelli, una istituzione tra l’altro nel settore presepistico tradizionale, e per gli itinerari che portano nel circondario della Civita dove sono i musei diocesano, del Fai Casa Noha e il Museo della scultura moderna (Musma) ospitato a Palazzo Pomarici. Un antico palazzo, appartenuto all’omonima casata, che racchiude tante storie del passato, come quella di una relazione atipica per quei tempi tra un nobile e una cameriera. C’è materiale per un libro sull’amore nobile…e,chissà, per una fiction. Dai Riccardo…lettori ed editore lo aspettano.