Deus ex machina nei concorsi ”aggiustati” nel sistema sanitario della Basilicata secondo l’accusa, ma per i difensori Emilio Nicola Buccico e Donatello Cimadomo, le accuse di falso e abuso in atti di ufficio per il presidente della giunta regionale di Basilicata, Marcello Pittella, nell’inchiesta ”Suggello”, condotta dalla Procura della Repubblica e dalla Guardia di Finanza di Matera, non reggono tanto da chiedere la revoca della misura cautelare ai domiciliari e comunque ricorso al tribunale del riesame.

Sullo sfondo le dichiarazioni rese dal commissario della Asm, Pietro Quinto,e dal direttore amministrativo della stessa azienda Maria Benedetto, entrambi raggiunti da custodia cautelare in carcere e che avrebbero – con diversi ruoli e funzioni- favorito l’espletamento dei concorsi contenenti i nomi raccomandati, segnalati ( le liste verdi, secondo l’accusa) dalla politica.

Accuse respinte, in fase di interrogatorio, dai difensori Vincenzo Montagna e Riccardo Laviola e richiesta di revoca delle misure restrittive o, in subordine, la concessione di misure meno afflittive. Toccherà al gip Angela Rosa Nettis, acquisiti i pareri del Procura (il pm Salvatore Colella e il Procuratore Pietro Argentino) valutare posizioni e richieste. Attenzione, in particolare, oltre che sugli aspetti giudiziari , che spettano al Tribunale, anche su quelli politici visto che il presidente Pittella (PD) è attualmente sospeso dalla carica, sostituito in giunta da Flavia Franconi,ed è ricandidato per un secondo mandato. E la domanda è stata posta ai difensori.

Non ho parlato di questo argomento– Emilio Nicola Buccico, avvocato difensore, insieme a Donatello Cimadomo – penso nella maniera assoluta che non gli è mai sfiorata l’idea di dimettersi’ .

Nell’interrogatorio di garanzia, Pittella ha “risposto anche rispetto a fatti che – ha sottolineato Cimadomo – non erano oggetto di misura cautelare, proprio a dimostrazione della sua volontà di chiarire a 360 gradi ogni aspetto della vicenda, senza trincerarsi dietro ad alcuna argomentazione che possa dare adito a fraintendimenti’‘.

Entrambi i legali hanno riferito che il loro assistito ”Ha risposto con fermezza e ha escluso ogni sua responsabilità, rispondendo “con fermezza, con serenità, con tranquillità, con grande forza d’animo, motivando ogni sua risposta“.

Gli avvocati del presidente della Regione Basilicata hanno chiesto la revoca della misura cautelare “in maniera secca: non accettiamo attenuazione perché riteniamo che non ci siano elementi perché continui o possa continuare la restrizione a carico del nostro cliente”.

L’interrogatorio, per la cronaca, che avrebbe dovuto cominciare intorno a mezzogiorno, è slittato di cinque ore, a causa del prolungarsi di altri interrogatori.

In particolare, è durato circa due ore quello del professore ordinario dell’Università di Bari, Agostino Meale, ai domiciliari con l’accusa di corruzione in concorso con l’ormai ex commissario dell’Azienda sanitaria di Matera, Pietro Quinto, anche per alcuni favori fatti per la carriera universitario del figlio del dirigente.

Il mio assistito – ha detto all’uscita dal Palazzo di giustizia l’avvocato di Meale, Guglielmo Starace – ha cercato di chiarire la sua posizione, spiegando tutto quello che gli era possibile spiegare”.

Per i patiti del gossip riferiamo del piccolo inciampo del presidente Pittella, all’ingresso del Tribunale, e di averlo trovato tranquillo, sorridente e pronto a ricambiare con una stretta di mano a quanti lo hanno avvicinato.

Pittella tira dritto, in attesa che anche questa vicenda passi…