Per salvare i pini di Via Lanera si percorrono anche le vie del Signore che, come è noto, sono infinite…… ed ecco a seguire la lettera aperta che Francesco Vespe ha scritto all’arcivescovo Caiazzo.

Lettera aperta a Sua Eccellenza Reverendissima (S.E.) Mons. Antonio Giuseppe Caiazzo; Arcivescovo della Diocesi di Matera-Irsina

Chi Le scrive è fra quelli che si stanno spendendo perché la bellissima pineta nata insieme al quartiere di Lanera, venga salvata dalle ruspe per far posto ad uno sterminato parcheggio ed una devastante rotonda che pretende di divorarla.

Un progetto che fra l’altro marginalizzerà urbanisticamente, l’esistente parrocchia di Sant’Antonio rispetto al quartiere che serve ormai spiritualmente da 60 anni. S.E. di certo non ignora che i quartieri sul “piano” di Matera nacquero in seguito alla legge 619/52 per lo sfollamento dei Sassi voluta da De Gasperi e con Colombo/Bianco che funsero da Relatori. Legge ispirata dall’indignazione che nel mondo politico e civile della nostra nazione suscitarono le condizioni di vita davvero terribili nei Sassi, definite vergogna nazionale da Togliatti già nel 1948. In base a quella legge sono nati quartieri rurali come La Martella, Venusio e Picciano; così come quelli del piano come : Serra Venerdì , Spine Bianche (Bottiglione), Lanera, il rione Pini, Villa Longo, Platani e San Giacomo.

Quartieri per intenderci progettati da una commissione istituita dall’UNRRA-CASAS e diretta da Adriano Olivetti che sono su tutti i manuali di urbanistica. Progettati chiamando i migliori urbanisti e sociologi del mondo: Aymonino (Spine Bianche), Piccinato (Serra Venerdì e il rione Platani), Fabbri (Lanera nel 1958); giusto per citarne solo alcuni. I pini di Lanera che oggi si vogliono spianare furono impiantati concependoli come parte integrante della pianificazione urbanistica. Quartieri per il loro pregio di altrettanta dignità e bellezza dei quartieri storici dei Sassi.

Chi scrive spesso conduce i suoi ospiti a visitare questi quartieri insieme a quelli dei Sassi, proprio per la loro straordinaria qualità ! Ma non divaghiamo. Quartieri pensati e progettati per replicare lo stile di vita tipico del “vicinato” che si respirava nei Sassi. Una progettazione che aveva particolarmente a cuore la buona vivibilità delle periferie tanto cara al nostro attuale Papa Francesco.

Periferie da dove iniziano, e non finiscono, le nostre città! Il nostro grido di dolore per quei maestosi pini che rigogliosi si protendono verso il cielo (ben pochi sono malati!) è indirizzato a coloro in questa città che invece ritengono le periferie “fuori” dalla cinta urbana e, pertanto, possano essere sventrate e violate piegandole spesso a logiche speculative ed a quell’economia lineare, di sfruttamento indefinito delle risorse e del patrimonio ambientale, in netta antitesi a quell’economia circolare e del dono declinata nell’enciclica “Caritas in Veritate” e riletta in chiave “ambientalista” al nr. 22 dell’enciclica “Laudato si”.

Oggi si parla tanto di economia circolare; ovvero di sistemi economici che riescono ad autogenerarsi in modo autonomo. Ci si riferisce spesso al flusso dei materiali tecnici, come il riciclo dei rifiuti, ignorando che esso riguarda soprattutto quelli biologici che vengono reimmessi nella biosfera. Di questa economia ciclica gli alberi, e non solo quelli dell’amazzonia, hanno una importanza fondamentale perché assorbono CO2 e producono Ossigeno. Ecco perché il taglio indiscriminato di giganteschi alberi nella città, equivale a sopprimere un nostro “amico” che ci fa “dono” dell’aria vitale che respiriamo.

Papa Francesco sempre nella “Laudato si” insiste conseguenzialmente sugli aspetti educativi. Parla di fatti nel II Capitolo di “educare all’alleanza tra l’umanità e l’ambiente”. Un’educazione che non si deve limitare a fare solo informazione scientifica (nr. 210) ma che deve cambiare anche stili di vita. Straordinaria poi è l’importanza che attribuisce ai piccoli gesti ed azioni quotidiane (nr.211) compiute in virtù di questa relazione educata e sussurrata con l’ambiente, fra le quali il Papa annovera il “piantare alberi”.

Vede S.E. un gruppo cospicuo di cittadini sta difendendo quegli alberi. Sono consapevoli che la difesa di questo esiguo importantissimo polmone verde della nostra città sia gesto piccolo che certamente contribuirà in modo irrisorio a risolvere la questione ecologica nella sua globalità. Converrà però con noi che questo piccolo gesto di salvaguardia e protezione ambientale ha invece un’importanza fondamentale perché si possa diffondere quella cultura ecologica di cui si parla nella “Laudato si” e possa rinsaldarsi quell’alleanza tra umanità ed ambiente nel nostro piccolo ecosistema antropologico che è la nostra città.

Questi “dimostranti”, dei quali mi fregio di farne parte, stanno cercando ora di declinare eroicamente, pur con le inevitabili “povertà” e “manchevolezze”, proprio quella cultura di salvaguardia del creato di cui tanto si parla in quella enciclica.

Cosa le chiediamo allora? Le chiediamo semplicemente di prestare la giusta attenzione, ascoltare e, perché no, di prendere parte, se S.E. la riterrà una causa “buona e giusta”, a quest’azione di educazione ambientale in corso, per illuminarla e guidarla profeticamente.

Sappiamo, alla luce dell’azione magisteriale del nostro Papa (come dei suoi predecessori n.d.r.), che la Chiesa non solo vuole essere maestra di umanità, ma intende adoperarsi instancabilmente per la salvaguardia del creato.

Siamo confidenti che la mitezza della nostra “disubbidienza civile”, le buone ragioni della nostra causa potranno raccogliere il conforto civile e spirituale di Sua Eccellenza.
Con Rispetto e Devozione in Cristo”

Francesco Vespe