Se ne è andato quasi in silenzio con l’ultimo sorriso lasciato ai figli Franco ed Enzo e ai nipoti che hanno accompagnato la lunga stagione di una vecchia quercia, che ha lasciato un buon ricordo di gratitudine…per quanti l’hanno conosciuto durante la sua lunga militanza sindacale nella Cisl materana, in Municipio fino ai primi anni Novanta all’ufficio tributi e poi al Cramm, il circolo ricreativo dei dipendenti comunali che ha continuato ad animare fino a ieri…con il dottor Antonio D’Alema e altri . E già, come direbbero quelli della vecchia guardia, perchè Peppino Menzella ci sapeva fare, mosso da una passione e da un altruismo fuori dal comune all’insegna del ”…non vi preoccupate, me la vedo io…”. Si faceva in quattro per organizzare l’incontro annuale in una sala cittadina dei dipendenti e degli ex dipendenti del Palazzo di città, per una gita o per dispensare utili consigli dicendo ”pane al pane e vino al vino” come ripeteva durante le vertenze sindacali, con la PubblIca Amministrazione, ma senza illudere i lavoratori e bacchettando, se era il caso,quei dirigenti che si avventuravano in promesse che non avrebbero potuto mantenere, come capitava nei piccoli centri, dove si conoscevano un po’ tutti, ed era quasi naturale andare… oltre il dettato normativo. Una figura di sindacalista militante, che si compenetrava con i bisogni e i disagi altrui, forte anche della esperienze maturate tutti i giorni sui luoghi di lavoro e sul suo -in Municipio- dove il rapporto tra cittadino e amministratori, doveva fare i conti con la farraginosità della burocrazia. Raramente perdeva le staffe, ma quando si trattava di dire ”pane al pane e vino al vino” tirava fuori il companatico di una dialettica efficace sull’onda del ”carta canta” . E non ce n’era per nessuno… Peppino Menzella è stato, a 90 anni e passa, figura di altri tempi, stimato e ricordato da tanti, pronto alla battuta e ai ricordi del tempo andato. Aveva la buona abitudine di informarsi, di chiedere come andavano le cose e di dispensare qualche utile consiglio ” per non perdere tempo” – diceva- ” e poi bisogna capire le cose e farle capire a chi non le sa e non le vuol capire”. E lì veniva fuori l’anima e il piglio del sindacalista e del suo rapporto con i segretari succedutisi nella vecchia sede di via Don Minzoni e poi con la politica, a cominciare dagli esponenti scudocrociati, come Vincenzo Viti, consapevole degli equilibri, dei punti di forza e di debolezza delle diverse compagini. Ma era la Prima Repubblica e le regole c’erano: dentro e fuori dei partiti. Poi la questione morale , questione irrisolta anche in Basilicata, hanno creato tante correnti con capi bastone e uno stuolo di teste di legno, mediocri e opportuniste, che hanno fatto scuotere non poco la testa di Peppino… ” Mah- diceva- bisogna rimboccarsi le maniche, ma con volontà e raziocinio senza illudere nessuno. Ma bisogna dire le cose come stanno. Altrimenti si va indietro…” E il pensiero ai giovani senza lavoro e a quanti nel Pubblico impiego sono costretti a tirare la carretta con gli anni che avanzano, con poche risorse, e con una legislazione che crea problemi anzicchè risolverli. Amici come Tommaso Martinelli ne ricordano anche le ottime qualità di buongustaio e di cercatore di funghi e asparagi. Proverbiale una tortiera di alici e funghi preparata per gli amici. Ciao Peppino:pane,sindacato e simpatia…

IL RICORDO DI VINCENZO VITI

Con Giuseppe Menzella (Peppino per i tanti che lo hanno apprezzato) scompare una figura sorprendente e a suo modo unica di quel milieu popolare che ha rappresentato il mondo di mezzo della società materana. Intelligente per quella capacità di imporre la sua ruvida e generosa umanità al punto da guadagnare responsabilità di vertice nel sindacalismo ciellino, onorate da riscontri gestionali largamente apprezzati. Responsabilità poi trasferite nelle mani di uno dei due figli, Franco che oggi occupa responsabilità di rilievo nel sistema amministrativo regionale. Mentre Enzo,al termine di un valoroso percorso professionale in Telecom e di non dimenticate esperienze elettive nei governi del Comune di Matera, era rientrato appena in tempo per condividere con il padre gli scampoli di una lunga e attiva esistenza.
Con Peppino Menzella se ne va un pezzo del mondo che ha attraversato il Novecento, ha vissuto luci e ombre di un lungo cammino, ha incrociato le vicende di una trasformazione sociale che non ne ha corrotto il carattere.ne’ incrinato la lealtà così come la fedeltà alle amicizie vissute in maniera religiosa. E testimoniate con coerenza, più forti di ogni accidente.
Una vita vissuta perciò con la consapevolezza di non aver altro da offrire se non il valore di una umile e ricca esperienza umana, insomma tutta la cultura di cui era capace. Oggi che non c’è più, il pensiero va al tempo che scorre. Per tutti. Portandosi il succo amaro e vitale della vita.