Lì materassi abbandonati da settimane, all’angolo della strada parabrezza incrinati, pneumatici lisci, contenitori di diversi usi e poi erbacce ovunque, segno di una situazione di degrado che nelle aree produttive Paip di Matera ormai si è cronicizzata. E questo- come evidenziano il presidente regionale di Cna Leonardo Montemurro e Cataldo Di Simine, imprenditore della prima ora insediarsi nel Paip quasi 40 anni fa e ora impegnato nel lavoro di Rete Imprese- nonostante si paghino le tasse ma con un servizio inferiore alle attese. ” Certo – precisa Di Simine- il decoro urbano dipende anche dal senso di responsabilità di cittadini e imprenditori e non tutti hanno questa sensibilità. Ma allo stesso tempo il servizio di raccolta lascia a desiderare. Ci sono ”abbandoni” che sono in strada, sui marciapiedi o nelle piazzole da mesi. Ma, nonostante le sollecitazioni, la situazione non cambia. Abbiamo riportato le nostre rimostranze, a nome dei paipisti, agli assessori Vincenzo Acito, Antonella Prete e Valeriano Delicio per stimolare una maggiore incidenza nelle attività di raccolta e di prevenzione e repressione, con l’apporto della Polizia Municipale, ma finora nulla. Forse ci vuole una azione forte. Magari la provocazione di ”occupare” il mercato del sabato. Chissà che le cose non cambino”. A detta degli Amministratori comunali l’inversione di tendenza si avrà con il nuovo bando, che non è stato ancora pubblicato, e che dovrebbe- se non ci saranno intoppi, essere espletato entro l’anno e reso esecutivo dal 1 gennaio 2018. Nel frattempo siamo al tira e molla finchè la corda non si spezza, come accade in centro e nei Sassi, e nelle zone di abbandono abituale di ingombranti da via Gravina a Recinto Marconi, da via Cererie a via Saragat a Serra Rifusa- per citare i punti caldi delle zone più degradate. Basterebbe una telecamera e sanzioni conseguenti, oltre a una maggiore accortezza nel rimuovere periodicamente elettrodomestici, mobili, scarti di lavorazione e tutta quella filiera di bottiglie, imballaggi di polistirolo che alcune categorie di operatori economici smaltiscono in loco, sapendo di farla franca. La legge non ammette ignoranza. Ma chi la fa rispettare? E c’è volontà e possibilità

di farlo?