L’annuncio di chi è passato ad altra vita, dopo un lungo cammino terreno o sottratto all’affetto dei suoi cari troppo presto, è una lettura che in tanti continuano a fare sopratutto al Sud dove la dimensione del quotidiano mantiene e dà un senso ai rapporti d’amicizia e di conoscenza fino all’ennesima generazione. E così un cognome diffuso, la fotografia, il Santo Protettore, la professione o il soprannome fanno di un necrologio un messaggio da passaparola, anche se si tratta del trigesimo. Matera come Altamura , e non solo,mantengono viva questa tradizione, per la dimensione ”provinciale” , dei due centri della Murgia. Le differenze non mancano, piccole, anzi grandi a giudicare dalal dimensione dei manifesti che nella Città dei Sassi e Capitale della Cultura sono stati ridimensionati al formato A4 (un foglio normale 29 x 21 cm) mentre ” La Leonessa di Puglia” usa i formati A3 (42×30 cm). L’ampio spazio destinato alle affissioni funebri, che abbiamo notato in una strada del centro ” Via Maggio 1648” , simbolo della rivolta popolare, conferma l’attenzione verso il caro estinto lungo il muro del pianto e del ricordo che raccoglie tanti cognomi dell’anagrafe altamurana. In tanti si fermano a leggere,altri tirano fuori lo smartphone e fotograno il manifesto a lutto comunicando ad altri e in rete l’amico che ci ha lasciati e,sopratutto, dove e a che ora sono i funerali. Quel ” Ce p’cchet! Ma sci? Che peccato, andiamo?a fare le condoglianze” risuona a commento dopo la lettura della dipartita e con qualche ricordo , con la ricostruzione sul campo dell’albero genealogico fino alla settima generazione o quasi e al ricordo di aneddoti. Gli anziani sotto questo aspetto sono delle biblioteche ambulanti di vita vissuta e i ” muri del pianto” rappresentano la traccia di una tradizione, quella del ricordo del caro estinto, ricca di valori e significati. Una prece.