E’ bastata la sua nota garbata ma al vetriolo, per certi versi, come è nel suo modo di pensare e scrivere, riportata su Il Giornale negli ” Sgarbi Quotidiani” per ritornare sulla festa di esordio ”#menouno” di Matera 2019 e sulla filosofia e la cultura che l’hanno ispirata. C’è chi evidenzia il ritorno all’entusiasmo, dopo due anni di polemiche e di indifferenza, con uno spettacolo da naso all’insù, che ha coinvolto residenti e turisti, altri la dimensione ”effimera” dell’operazione altri ancora ritornano sulla spesa ”chiavi in mano” con un ridondante 200.000 euro ( ma la cifra sarebbe di 70.000 audiovisivi compresi) sovrapposto in maniera strumentale all’operazione Carnevale di Matera. Due contesti diversi sui quali si chiede trasparenza e magari sarebbe opportuno rendere note le voci di spesa e di bilancio. Una pecca ricorrente che resta nelle stanze degli addetti ai lavori, con le solite allusioni sulla fattura per la fornitura del cartone o del supporto logistico organizzativo. Ma Vittorio Sgarbi ”amareggiato”va nel merito dei cinque percorsi delineati e finanziati con mostre e progetti di qua al 2019. E invita a venire a Matera per vedere quello che c’è. Eppure il noto critico d’arte era a Matera il 19 gennaio per la festa inaugurale. Pareva contento. Eppure due anni e mezzo fa http://giornalemio.it/cultura/sgarbi-darte-per-festa-del-2-luglio-ed-expo-2015/ aveva potuto attingere da Matera e dalla Basilicata per la mostra ” Tesori d’Italia” esposta a Milano.. Nello stesso contesto vennero esposti i quadri “Contadina ” di Giuseppe Bonito, sempre della Collezione d’Errico, le sculture Sant’Eufemia di AndreaMantegna, della Cattedrale di Irsina; San Giovanni Battista di scultore veneto del XVI secolo della Chiesa Madre di Miglionico, la Madonna in trono con Bambino di Marsico Nuovo, di scultore abruzzese del XVI secolo. In cantiere avrebbe dovuto essere allestita -come annunciato nel corso di un altro evento culturale a Palazzo Lanfranchi- un’altra mostra con artisti di scuola veneziana lungo il percorso che dalla Serenissima portava al Sud. Finita nel dimenticatoio? Certo è che l’evento venne annunciato. Poi non sappiamo cosa sia accaduto.E i ”sassi” nel corsivo di Vittorio sono finiti in minuscolo.

 

ELOGIO DI MATERA NONOSTANTE I SUOI EVENTI DA Ilgiornale.it

Nessuna, a mio giudizio, lo meritava più di Matera, per quanta dignità e controversa bellezza ha recuperato, dopo essere stata il luogo della irredimibile povertà, nella visione di Carlo Levi. Con i suoi sassi, Matera ha conquistato una unicità come Venezia con la sua laguna. E io subito ho pensato a un gemellaggio, come augurio e destino per una città dimenticata del Meridione, risorta a nuova vita tra le fotografie di Mario Cresci e il film di Mel Gibson. Inizia oggi «l’annus mirabilis». Con il Sud, l’Italia cresce, e il NY Times vota Matera e Palermo nella top 5 delle città da visitare. C’è un però: alla lettura delle proposte, si avverte il rischio del modesto e del provinciale. Amareggia apprendere che Matera sarà articolata in 5 percorsi turistici dalle denominazioni velleitarie: «futuro remoto», «continuità e rotture», «utopie e distopie», «radici e percorsi», «riflessioni e connessioni». Lasciamo perdere. Tra i progetti europei, l’«Osservatorio dell’Antropocene», il «Rinascimento Riletto» (con la R maiuscola), «l’arte italiana raccontata con gli occhi del Mediterraneo» (se ne può capire il contenuto, ma non se ne incrociano gli occhi). Finirà. Sarebbe meglio venire a Matera per Matera e basta, usando i finanziamenti per la sua buona manutenzione e lasciando perdere «eventi», da lasciare a un «futuro remoto».

E LA CONDANNA PER IL PADIGLIONE ITALIA DAL SITO WWW.ANSA.IT

Contrariato da un articolo sul Corriere della Sera che criticava il Padiglione Italia della Biennale di Venezia del 2011, da lui curato, il critico d’arte e politico Vittorio Sgarbi prima ha iniziato a scrivere sms con parolacce e offese all’autore del pezzo pubblicato, il giornalista Sebastiano Grasso, e poi in un articolo su Il Giornale, ha usato nei confronti del recensore considerazioni da lui ritenute diffamatorie. Ora il Tribunale di Milano, giudice Nicola Di Plotti, in sede civile, lo ha condannato a una pena pecuniaria per ingiuria e diffamazione a mezzo stampa.
E inoltre alla pubblicazione, a proprie spese, di un estratto della sentenza sul Corriere della Sera che avverrà domani. La notizia è stata resa nota dall’avvocato Biagio Cartillone, patrocinante di Grasso già responsabile delle pagine dell’arte sul quotidiano di via Solferino, che ha prodotto integralmente la sentenza.