Se avete una casa vuota, da affittare ( difficile sopratutto a Matera dove si preferisce , finchè dura, attivare redditizii B&B o Case Vacanze) o una seconda casa nel circondario potreste destinarla a ospitare gli immigrati che il Bel Paese, da solo in Europa, accoglie tutti i giorni dopo una traversata pericolosa o luttuosa, per quanti non ce la fanno. E l’appello lanciato da monsignor Antonio Giuseppe Caiazzo o don Pino, come lo chiamano in tanti,per intervenire in maniera concreta su un problema che coinvolge tutti e a vari livelli. Domenica scorsa sono arrivati 12 migranti e don Angelo Tataranno, parroco di San Rocco,un sacerdote formatosi accanto e nel solco del compianto don Giovanni Mele,si è dato subito da fare accogliendoli come sa fare aprendo loro le porte. E tanta solidarietà, spontanea, è stata subito ripagata dagli ospiti che si son dati subito da fare per ripulire il sagrato e il cortile da coriandoli e riso, cosparsi da quanti avevano festeggiato coppie di sposi per un anniversario. Eravamo lì per un’ altra celebrazione e abbiamo apprezzato un gesto concreto, semplice, che lascia intravedere – se alimentato e finalizzato può costituire sul piano dell’integrazione una risorsa per le nostre comunità. E del resto stiamo seguendo le proposte dell’Anci, il confronto avviato dalla Regione con un imprenditore egiziano e le tante analisi, alcune ipocrite, sul ”colpevole” spopolamento dei nostri centri a causa di politiche territoriali sbagliate. Monsignor Caiazzo in un appello rivolto ai sacerdoti della Diocesi, che pubblichiamo di seguito, invita a darsi da fare alla luce delle difficoltà in cui si muovono le Istituzioni pubbliche a causa delle indisponibilità di alloggi. Un invito alla comunità religiosa ad aprire alla solidarietà, in attesa che le Istitituzioni trovino altre soluzioni o di incentivi.E del resto tutto è possibile da un Governo che tira fuori i bonus per questo o quel motivo. Servono politiche per l’accoglienza e per l’integrazione su basi concreta: dopo un piatto caldo, una casa servono informazione, educazione, formazione e progetti per l’occupazione oltre la precarietà ed è un problema che riguarda anche gli italiani. Ma l’Unione Europea, con tutte le barriere e i muri eretti in senso figurato e fisico, non c’è. Tocca all’Italia dimostrare
LA LETTERA DI DON PINO
Carissimi Confratelli nel sacerdozio, Diaconi, Religiosi e Religiose, Popolo santo di Dio,
il 16 aprile di quest’anno mentre facevo l’ingresso ufficiale e l’insediamento nell’Arcidiocesi di Matera – Irsina, Papa Francesco si recava nell’isola di Lesbo. Incontrando i profughi, tra l’altro, disse: “Abbiamo viaggiato fin qui per guardarvi negli occhi, sentire le vostre voci e tenere le vostre mani”. E prima di salire sull’aereo scriveva questo tweet: “I profughi non sono numeri, sono persone: sono volti, nomi, storie, e come tali vanno trattati”.
Venendo tra voi ho avuto modo di vedere e toccare con mano come il cuore dei Lucani è grande. Tanti fratelli provenienti da paesi in guerra, affamati e senza più niente (non persone extracomunitarie come ci hanno abituato a dire: nel linguaggio cristiano esiste la famiglia umana) li ho incontrati nelle famiglie, in centri gestiti dalla Prefettura, da Cooperative, dalla Caritas, in diverse parrocchie.
Vi ringrazio per quanto avete fatto e state facendo. Siete una benedizione di Dio che dice: “Non è piuttosto questo il digiuno che io voglio…dividere il pane con l’affamato, introdurre in casa i miseri, senza tetto, vestire uno che è nudo…?” (Is 58,7); e ancora: “Da’ il tuo pane a chi ha fame e fa’ parte dei tuoi vestiti agli ignudi. Da’ in elemosina quanto ti sopravanza…”(Tobia 4,16).
Un’emergenza umanitaria che, purtroppo, sta avendo risvolti davvero impressionanti. Storie di uomini, donne, giovani, bambini davanti ai quali, ascoltandoli, è impossibile non piangere o rimanere indifferenti.
S.E. il Prefetto, Sig.ra Antonella Bellomo, è in serie difficoltà nel trovare disponibilità di accoglienza nei nostri Comuni. Si vorrebbe optare per una tendopoli!
Vi chiedo di invitare le nostre comunità parrocchiali ad accogliere anche pochi profughi da sistemare in alcune delle tantissime case sfitte presenti sul nostro territorio.
Mi ritornano in mente alcune frasi di Don Tonino Bello: “A voi che non contate nulla agli occhi degli uomini, ma che davanti agli occhi di Dio siete grandi, coraggio! Dio non fa graduatorie. Non sempre si lascia incantare da chi sa parlare meglio. Non sempre, rispetto ai sospiri dignitosi del povero, dà la precedenza al canto gregoriano che risuona nelle chiese. Non sempre si fa sedurre dal profumo dell’incenso, più di quanto non si accorga del tanfo che sale dai sotterranei della storia”. (dagli scritti di Don Tonino BELLO).
Conto molto sulla vostra sensibilità e impegno. Vi ringrazio ancora per quanto state facendo e, ne sono certo, farete ancora. Per le adesioni rivolgersi direttamente alla Caritas Diocesana.
Vi abbraccio e benedico.
+Don Pino, Arcivescovo
mons caiazzo