Un sogno infranto nelle acque increspate del mare di Sicilia per una famiglia di migranti congolese, che si apprestava a percorrere l’ultimo metro per raggiungere le coste italiane della ”terra promessa”. Ma il mare o il destino, non sappiamo, hanno voluto un tributo e il piccolo Tracy di sette anni è finito in mare durante il passaggio dal barcone alla nave di soccorso. La mamma Judith di 34 anni non ha avuto dubbi e si è tuffata ,rimettendoci la vita, ma senza riuscire nell’intento. Ora ”madre coraggio” riposerà a Matera dopo l’ultimo saluto con il resto della famiglia, il papà e i figli di quattro e due anni. E la storia raccontata in una nota dalla cooperativa Il Sicomoro e particolarmente sentita da Michele Plati, con altri amici in prima fila sui temi dell’immigrazione, accoglienza e inserimento, è un contributo a superare pregiudizi, stereotipi, immobilismo, assistenzialismo per passare dalle parole ai fatti. Sarà seppellita domani a Matera, nel cimitero di contrada Pantanello, Judith una donna congolese di 34 anni che nel novembre scorso aveva tentato inutilmente di salvare il suo bambino durante la traversata nel canale di Sicilia. L’immigrata, che viaggiava con il marito e altri due figli, si era gettata in mare ma senza riuscire nel suo intento trovando a sua volta la morte. L’episodio si era verificato durante le operazioni di soccorso in acque internazionali, nel passaggio del piccolo Tracy di sette anni dal barcone alla nave della Croce rossa francese. Il corpo del bimbo, però, non è stato mai recuperato. Il corpo della donna venne portato dapprima all’Obitorio di Palermo e riconosciuto dopo alcuni mesi, con riscontri fotografici grazie all’azione della Polizia di Stato delle due città. I superstiti della famiglia, il marito e altri due figli, dopo lo sbarco erano stati trasferiti presso il centro di accoglienza di Irsina ( Matera) e ora si trovano a Matera nell’ambito di un programma di accoglienza per rifugiati gestito dalla cooperativa “Il Sicomoro”. Dopo il riconoscimento il capofamiglia ha espresso il desiderio che la moglie venisse seppellita a Matera. Domani,infatti, il vescovo della diocesi di Matera- Irsina mons. Giuseppe Antonio Caiazzo, celebrerà una Messa presso la chiesa di San Paolo prima della tumulazione nel cimitero di contrada Pantanello. ” Il funerale -hanno scritto in una nota i soci della cooperativa Il Sicomoro- restituirà a questa famiglia una speranza, quella di poter ripartire da questa città, e noi tutti oggi possiamo dimostrare di essere all’altezza di un compito così prezioso.Questo non è solo il funerale di Judith e Tracy ma è il funerale di tutti i bambini, gli uomini e le donne che non ce la fanno. Che sulle barche della speranza perdono la vita, i sogni e il futuro”.

LA NOTA DELLA COOP “IL SICOMORO”

Qualche settimana fa, durante le operazioni di soccorso in acque internazionali nel passaggio dal barcone alla nave della croce rossa francese un bambino è caduto in acqua e la mamma si è tuffata nel tentativo di recuperarlo.
Il bambino è annegato, mentre la mamma è stata portata sulla nave ma dopo diversi tentativi di rianimazione non c’è stato nulla da fare.
A quella mamma e a quel bambino, provenienti dal Congo, sono sopravvissuti il papà M. T. e i due fratellini J. di 4 anni e J. di 1 anno.
Questa famiglia oggi è ospite del Progetto di accoglienza dei migranti richiedenti asilo del Comune di Matera gestito dalla Cooperativa Il Sicomoro. Qualche giorno fa la salma di Judith è stata recuperata ed identificata. 
Il marito ha espresso il desiderio di celebrare un funerale e darle sepoltura nella nostra città.

Venerdì 10 marzo alle 11.00 presso la Parrocchia S. Paolo, con il nostro Arcivescovo e con l’intera comunità cittadina rappresentata dal Sindaco ci stringeremo attorno a questa famiglia e li seppelliremo nel Cimitero di Matera.

Vorremmo che questo funerale non finisse sulle pagine di cronaca ma che diventasse il simbolo di una comunità che piange i suoi figli del mare e che sa ricostruire ponti per una rinascita insieme, stretti uno accanto all’altro, indipendentemente dalla provenienza o dal colore del proprio sorriso.
Una città, la nostra, che riesce a trovare in questa giornata e in questa preghiera corale la forza per appropriarsi di eventi che non accadono solo sulle coste, lontano dai nostri luoghi, ma che arrivano fin dietro le porte delle nostre case.
Il funerale di venerdì restituirà a questa famiglia una speranza, quella di poter ripartire da questa città, e noi tutti oggi possiamo dimostrare di essere all’altezza di un compito così prezioso.
 
Questo non è solo il funerale di Judith e Tracy ma è il funerale di tutti i bambini, gli uomini e le donne che non ce la fanno. Che sulle barche della speranza perdono la vita, i sogni e il futuro.
A noi il compito di rispondere come comunità coesa e in modo responsabile a chi riesce a farcela, a chi riesce ad arrivare e ha solo bisogno di trovare risposte di accoglienza.
La nostra cooperativa riparte ogni giorno con loro, per costruire percorsi di vita nuovi, ma da soli non bastiamo e non potremo mai farcela. Abbiamo bisogno del sostegno prima ancora che della città, dei cittadini.
Questo momento così tragico e doloroso può diventare il punto di partenza per ritrovarsi insieme.
Ringraziamo tutti coloro che vorranno manifestare la propria vicinanza attraverso un gesto di accoglienza.

IL COMMENTO DEL SINDACO DI MATERA RAFFAELLO DE RUGGIERI

“Judith e la sua tragica fine sono parte delle nostre coscienze, ci toccano nel profondo e ci richiamano ai valori forti della solidarietà e dell’accoglienza”. Così il sindaco commenta la storia della migrante congolese morta in mare per salvare uno dei suoi figli, che verrà seppellita a Matera dove sono stati accolti il marito e altri due figli.
“Domani, venerdì 10 marzo, accompagneremo Judith nel suo ultimo viaggio, nella consapevolezza che la sua storia di dolore, di sofferenza, di speranze interrotte, non entri nelle cronache quotidiane destinate a scomparire in poche ore. Il suo sacrificio, il più alto, quello per salvare il proprio bambino diventi voce forte e inesorabile contro le organizzazioni che speculano sulla tratta di esseri umani, che sfruttano la fuga dal dolore, che trasformano le persone in numeri di una popolazione parallela e invisibile che si muove lungo le rotte della migrazione.
Judith vivrà per sempre nel ricordo dei suoi familiari, segnati da una tragedia che ci auguriamo possa essere lenita, almeno in parte dall’accoglienza di Matera e dei materani che su questo valore hanno basato la nostra comunità”.