Quando i turisti si muovono da soli, ma informandosi preventivamente, o hanno più tempo per visitare Matera hanno la possibilità di uscire fuori dal pacchetto limitato del tour breve (http://giornalemio.it/cronaca/mt-2019-turismo-con-i-tempi-dei-croceristi-alee/ ) e di scoprire la storia e la vera anima di Matera. Quella, non dimentichiamolo, che ci ha cosentito di iscrivere i rioni Sassi e l’habitat rupestre nel Patrimonio dei beni tutelati dall?Unesco. E tra i fattori di forte attrazione, lo ricordiamo a quanti l’hanno ignorato o quasi, per la capitale europea della cultura 2019, c’è il sistema di raccolta delle acque. E la visita al palombaro lungo è tra questi, senza dimenticare il vicino ipogeo di MateraSum, il sistema di raccolta delle acque di Purgatorio Vecchio o l’altro ipogeo sotto al ”ponticello’ trasformato in un campo di minigol. E veniamo ai dati, che a ferragosto, hanno visto i turisti- causa allarme meteo- scegliere proprio i luoghi al chiuso come il Palombaro. Sono stati oltre 7000 dall’inizio dell’anno a ferragosto i turisti che a Matera in piazza Vittorio Veneto hanno visitato il “palombaro lungo”, il grande serbatoio idrico della città utilizzato dagli abitanti dei rioni Sassi e del Piano sino ai primi anni del Novecento, quando venne realizzata la rete dell’Acquedotto pugliese. L’attrattore, che simboleggia il sistema di raccolta e distribuzione idrica del passato, ha fatto registrare il tutto esaurito anche a ferragosto con i 12 turni di visita e a prenotazione per comitive di 30 persone. A renderlo noto i gestori del ”palombaro” l’associazione Guide turistiche autorizzzate (G:T.A), presieduta da Enzo Montemurro, che hanno segnalato nel complesso, e rispetto all’anno precedente ,un incremento del 10 per cento dei visitatori, il 30 per cento dei quali è costituito da stranieri. Si tratta in prevalenza di statunitensi, cinesi, coreani, francesi, brasiliani, messicani e spagnoli attratti – come hanno riferito i gestori- dalla peculiarità di un luogo capace di stivare in un ambiente, rivestito di cocciopesto, alto 16 metri e lungo 50, oltre cinque milioni di metri cubi di acqua. Ci siamo accodati a una gruppo di visitatori, il giorno dopo ferragosto, e nella esauriente spiegazione della guida Giovanni Ricciardi, abbiamo constato sul campo quanto interesse e soddisfazioni c’è tra i visitatori nell’apprezzare l’altra faccia, quella nascosta della Città dei Sassi. E così i fori in alto di prelievo dell’acqua, i segni dei ”secchi’ impressi sulla volta per il tutto pieno del passato, gli ambienti di accesso e di ispezione, le storie degli abitanti dei Sassi che al piano si incontravano e litigavano per prelevare l’oro bianco, fino alla lunga sequenza di aneddoti, visitatori noti e meno noti che sono scesi sotto la piazza. E nei bambini, sopratutto, ha destato curiosità un evento recente. Nei giorni scorsi, a seguito del maltempo, il livello di acqua nel palombaro si è alzato di un metro raggiungendo la passerella metallica tanto da richiederne lo svuotamento con l’utilizzo di elettropompe. Ma Il grande attrattore e’ continua meta di studiosi, ricercatori e giornalisti che ne descrivono l’unicità delle tecniche costruttive e di sostenibilità nella raccolta e distribuzione delle acque. Praticamente, per farla breve, si promuove da sè…e i risultati si vedono con una parte degli introiti che la G.T.A gira a fine anno al Comune, affinchè il reinvesta nel settore turistico. Le priorità sono tante dall’abusivismo (anche qui con le guide c’è un acronimo che potrebbe indurre in errore…), all’arredo, all’informazione, ai servizi e non sarebbe male, per una questione di trasparenza, sapere in quali settori e problematiche vengono reinvestite quelle risorse come accaduto per la tassa di soggiorno. In passato, lo ricordiamo, gli introiti erano destinati alle associazioni di volontariato con la distribuzione degli assegni all’Epifania. Natale nel Palombaro? Si puo’ sempre riprendere, con il cielo stellato sul fondo che riluce delle monetine lanciate in acqua dai turisti, quasi fosse la fontana di Trevi. E tra queste anche quelle dei francesi che, come già detto Giovanni, vorrebbero una guida in lingua transalpina. Niente favori lingua ”inglese”per gli stranieri che siano cinesi, russi, spagnoli, tedeschi o della Papua Nuova Guinea. Ma non è detto…la G.T.A vuol fare di più e attende che salga l’acqua per quel bando di gestione, che si attende da alcuni lustri e da altrettante campagne elettorale. Chissà che non arrivi per il trentennale della ”riscoperta” degli ipogei, cominciata con un cantiere nel 1991. Era la giunta del sindaco guidata da F.S Acito, con la progettazione dell’architetto Antonio Mattia Acito e i lavori affidati all’impresa Nuzzaci. Facemmo un giretto in gommone…e auspicammo come accade per le Grotte di Pertosa, che si potesse fare altrettanto anche in relazione all’altro versante della piazza ipogea non ancora fruibile dal pubblico e che arriva fin sotto al Palazzo dell’Annunziata.Progetti, visitor’s center, perizie e polemihce si sono susseguiti e sovrapposti . Ma non sono stati compiuti passi avanti. Senza cultura d’impresa non si va da nessuna parte anzi, si fanno passi indietro. Guardatevi intorno e tiriamo il totale dopo l’eventificio del 2019.