In questa mattina del 28 aprile, giornata mondiale dedicata alle vittime dell’amianto, abbiamo registrato (e fotografato) come qualche delinquente non si faccia specie di scaricare (è proprio il caso di dirlo) ed abbandonare furtivamente e a danno della comunità questo materiale così pericoloso per la salute.

E’ accaduto in prossimità della pista pedociclabile che parte dal cimitero vecchio di Matera in zona Pantano e si snoda per circa tre chilometri in direzione Borgo Venusio.

Infatti, a metà della pista stessa, nell’erba oramai folta qualcuno ha scaricato un significativo quantitativo di vecchie coperture in amianto -in parte frantumate- e per questo molto pericolose per il diffondersi nell’aria delle relative micidiali fibre e quindi con possibilità di essere inalate dai tantissimi che ogni giorno corrono, passeggiano  o coltivano i campi adiacenti.

 

 

Una vera beffa per chi con tali attività prova a migliorare la qualità della propria salute.

Noi le foto le abbiamo fatte oggi, ma già da qualche giorno fa le avevamo intraviste sui social. Le aveva postate qualche altro cittadino che aveva notato tale materiale.

Possibile che nessuna autorità abbia visto tali foto, abbia provveduto ancora a far rimuovere tale materiale e magari indagare per individuare chi potrebbe essere lo scellerato colpevole dell’abbandono?

Ci auguriamo che qualcuno si muova e non si debba registrare l’ennesima prova di chi imita le famose scimmiette: non vedo, non sento, non parlo!

Anche perchè la ricorrenza mondiale odierna ci ricorda che ancora oggi nel nostro Paese muoiono 4mila persone ogni anno per tutte le malattie asbesto correlate, con oltre 21mila casi di mesotelioma maligno diagnosticato dal 1993 al 2012 (ben sei mila casi in più rispetto al precedente aggiornamento del Registro nazionale mesiotelioma di Inail risalente al 2008).

E questo perchè, purtroppo l’amianto è ancora diffusissimo e in diverse forme, sul tutto il territorio nazionale: le stime (per difetto) di CNR-Inail parlano di ben 32 milioni di tonnellate; il Programma nazionale di bonifica dei Siti di Interesse Nazionale conta 75mila ettari di territorio in cui è accertata la presenza di materiale in cemento amianto.

Il risanamento ambientale, la bonifica e il corretto smaltimento dei materiali contenenti amianto sono l’unica strada (e dovrebbe essere una priorità) per portare a zero il rischio connesso con l’esposizione a questa pericolosa fibra.

Ma nonostante oggi siano stati messi in campo alcuni strumenti e incentivi ad hoc, gli interventi stentano ancora a partire purtroppo e vediamo come -anche in questo caso che denunciamo oggi-  in molti, invece che farlo correttamente, preferiscano in modo illegale e quindi delinquenziale abbandonare  per strada l’amianto in proprio possesso.

A 25 anni dalla sua messa al bando l’amianto è ancora qui a fare vittime.