Giovedì scorso l’associazione Save the children ha pubblicato il suo report annuale sulla condizione materna in Italia, un’analisi di come vivono le mamme oggi nel nostro Paese dal titolo “Le equilibriste. La maternità tra ostacoli e visioni di futuro” , scaricabile al seguente link  https://www.savethechildren.it/cosa-facciamo/pubblicazioni/le-equilibriste-la-maternit%C3%A0-tra-ostacoli-e-visioni-di-futuro.

Una analisi completa, per quanto sintetica, di come vivono le mamme oggi nel nostro Paese, partendo dall’assunto che il benessere dei bambini è direttamente collegato a quello delle loro madri, tanto più se queste riescono a crescere nella loro dimensione personale, sociale e professionale.

Da qui l’interesse al conoscere come vivono oggi le mamme in Italia, in un quadro oggettivamente piuttosto complesso dal punto di vista sociale, economico e soprattutto demografico (con una popolazione che invecchia sempre più e dove si hanno sempre meno figli).

A seguire il commento di questo report diffuso dalle “MaMa”, associazione pisticcese.

Nella società moderna il ruolo della donna subisce uno sdoppiamento “funzionale”.

Ci siamo liberate di etichette “ormonali” cuciteci addosso da pensieri retrogradi ed antichi. E così, iniziando un cammino tortuoso e complicato, abbiamo scalato una montagna di pregiudizi.

Nello specifico, qui al Sud, la nostra emancipazione non trova sempre la realizzazione che merita. Il lavoro diventa ogni giorno di più un’utopia.

Siamo donne e diventiamo madri con la speranza di ritrovarci ancora un lavoro.

 La complessità negli ultimi due decenni è particolarmente cresciuta e, col mito della semplificazione che il digitale ci avrebbe dovuto garantire, siamo divenuti tutti più fragili. E’ in un mondo del genere che le donne dovrebbero ancor più interpretare un ruolo “materno”.

Con tale aggettivo intendo la cura e la protezione che una madre può dare, ma perché ciò avvenga occorre che le stesse madri siano, se non protette, almeno liberate. Il lavoro, infatti, continua a fabbricare gabbie in cui le donne sono chiuse; rifiuta l’innovazione, primo tra tutti lo smart working che, dopo l’ok del Senato, dovrà trovare applicazione concreta all’interno delle aziende ad oggi restie.

I servizi che ci vengono forniti non sono più coerenti con i tempi della famiglia moderna e ci abbandonano ogni volta che il gioco si fa duro.

Non è, quindi, una partita da giocare solo all’interno del campo dei diritti, ma nel campo della stessa pubblica amministrazione, della politica, indirizzando una diversa dinamica sociale ed economica.

E’ la famiglia, intesa di ogni genere, entità e modalità di aggregazione, ad essere sotto pressione, una pressione ormai insostenibile.

Siamo stanche di non poter liberare le nostre energie come vorremmo, esprimendo la nostra vocazione materna non solo di cura dei figli, ma di approccio alla vita, al lavoro e alla salvaguardia di un corretto equilibrio sociale ed ambientale.”