Abbiamo appena riportato a parte le prese di posizione di talune forze politiche in merito alla chiusura shock del liceo classico Duni di Matera (http://giornalemio.it/cronaca/inagibilita-liceo-classico-duni-di-matera-le-forze-politiche-scrivono/) a poche ore dal suono della campanella dell’apertura del nuovo anno scolastico.

Abbiamo letto sui social messaggi sconcertati di chi in questo istituto si è formato nel passato e ne conserva un lusinghiero e comprensibile affettuoso ricordo.

Abbiamo visto -sempre sui social- foto in cui si evidenzia come alcuni studenti siano accorsi meritoriamente ad aiutare i lavori di riempimento degli scatoloni (ce ne vorranno tanti per portare via la storia di un istituto che vanta oltre 150 anni di vita) del materiale da traslocare via… senza sapere ancora dove.

Abbiamo assistito a qualche intervista di singoli studenti quasi implorare con molta educazione di non portarli in periferia e di non creare una diaspora delle classi.

Ma c’è una un silenzio assordante che colpisce più di tutto.

Ed è quello degli studenti che frequentano questo istituto, intesi come collettività.

Non una reazione immediata, anche istintiva e disorganizzata ma forte. Non un volantino, non un manifesto di protesta per questo indecente essere stati messi in mezzo ad una strada.

Nessun segnale di un qualsivoglia riunione, assemblea, di un incontrarsi in quanto collettività per discutere di ciò che sarà il loro futuro immediato di sfollati.

Sarà il caldo ancora quasi estivo, sarà il magnetismo degli smartphone che distraggono dalla realtà (oramai vere e proprie protesi), sarà che l’evento è giunto prima della reunion di inizio anno spiazzando tutti, ma è davvero triste registrare (almeno al momento e ci auguriamo vivamente di essere smentiti) questa afasia di una gioventù che appare sempre più anestetizzata, incapace persino di incazzarsi se qualcuno gli sferra un pugno simile in faccia e gli mina la possibilità di esercitare nel modo migliore un diritto così importante per il loro futuro qual’è quello all’istruzione.

E che cavolo, sveglia ragazzi.

In altri tempi si sarebbe scatenato un casino, una sana reazione, un affermazione del proprio esistere come soggetti individuali e come comunità,  non fosse altro per far vergognare chi è responsabile di tale sciatteria e pretendere soluzioni adeguate per l’emergenza di oggi e per un futuro che non sia siderale.

Ma a qualcuno interessa ancora che una scuola esista? Che sia garantita una istruzione adeguata, ovvero l’unica garanzia per crescere cittadini autonomi e critici -quindi- liberi? (E qui ci riferiamo anche ai docenti e alle loro organizzazioni di categoria)

Toc toc….c’è qualcuno?

C’è ancora vita nel corpo sociale che gravita intorno alla scuola?