E pensare che nel 2015, quando solo dopo un anno e mezzo finì l’avventura di Michele Ottati da assessore all’agricoltura della Regione Basilicata, durante la cerimonia del passaggio di testimone con Luca Braia, il presidente Pittella ebbe a dire: “A Ottati, che esce senza venature polemiche, ho chiesto di rimanere in Basilicata, di continuare a coltivare i rapporti intessuti e di metterli a disposizione della Regione…”.  

Ma furono, con il senno del poi,  le classiche “ultime parole famose” perchè  Ottati fece buon viso a cattivo gioco ma di fatto non ha mai digerito la defenestrazione (fu amorevolmente indotto alle dimissioni) e la venatura polemica l’ha poi tirata fuori alla grande.

La prima volta fu lo  scorso anno quando nell’aprile 2016 in una intervista scateno’ un attacco a testa bassa contro la giunta regionale, ripetuto oggi con un velenoso articolo pubblicato sulla stampa locale in cui stronca la politica agricola regionale : quella della programmazione 2007-2013 (“un vero fiasco“) e quella appena resa nota per il periodo 2014-2020  (“uno spreco“, “un buttare dalla finestra” i 107,01 milioni di euro dei nuovi 7 bandi).

Un livore che tocca l’apice quando si rivolge direttamente al Presidente Pittella, alla Giunta Regionale, all’assessore “Braia” nonchè alle”sue pecorelle lucane Coldiretti, Cia e Confagricoltura“, sino a porre una domanda evidentemente retorica: “Come si fa da parte di questa giunta regionale a continuare a mentire, sapendo di mentire al popolo lucano?“.

Giunge persino a dare dell’ignorante a Braia quando scrive: “L’assessore deve leggere i regolamenti comunitari, studiarseli“, ma ce n’ha per tutti, proprio tutti gli attori della scena agricola lucana che dovrebbero -secondo il modesto ego di Ottati – esser/fare di più, più, più e ancora di più di quello che sono/fanno oggi.

Del tipo “La politica agricola comune richiede da parte dei politici lucani, da parte delle organizzazioni professionali agricole, da parte dell’Alsia, dell’ARA, del Consorzio di Bonifica, dei Consorzi, dai Gal. più capacità, più trasparenza, più obiettività, più meritocrazia, più efficienza ed efficacia“. Insomma qui non si salva nessuno… tranne lui, ovviamente.

Peccato che della sua esperienza assessorile  nessuna significativa traccia sia rimasta tra i campi e i pascoli della Basilicata e nemmeno nella memoria di alcuno. Ottati, lo ricordiamo, fu uno dei miracolato di Pittella, quando, subito dopo la sua elezione decise di nominare una giunta  fatta tutta di esterni. Evidentemente ci aveva preso gusto alla poltrona, al punto che sembrerebbe voglia provare a risalirci sopra…..magari alle prossime elezioni.

Non si spiegherebbero diversamente queste sortite sempre più dure e frontali (conclude, infatti, con un: “c’è soltanto da vergognarsi di questa classe dirigente“) che non puntano di certo ad aprire un dibattito, per quanto critico si voglia,  ma  palesemente tese a screditare e ad alimentare la diffidenza e la sfiducia contro l’attuale governo regionale. A pensare male si fa peccato ma a volte ci si azzecca…..diceva il defunto Andreotti.

Immediata e dura la replica di Luca Braia che riportiamo di seguito e che, da esterno anch’esso, sta guidando un assessorato così delicato ed importante per le sorti di migliaia di famiglie insediate sul territorio lucano con un oggettivo attivismo che non si può disconoscere. Cosa che non esclude l’esercizio di critiche nel merito del suo operato ma che risulterebbero sicuramente più credibili se argomentate e senza il carico dell’offesa personale che andrebbe sempre evitata. Altrimenti è solo propaganda da macero….

 

Braia: “L’agricoltura lucana non prende lezioni da professori distanti dal territorio”

 “Non sono certo un “Alto Funzionario Europeo” formato nelle stanze dorate in cui la burocrazia impera, ma ho avuto come base dall’educazione familiare il senso del pratico, dell’umiltà e il rispetto dell’altrui persona e pensiero.

Avendo poi, nei 47 anni di vita, fatto l’operaio, l’impiegato e l’imprenditore e, solo negli ultimi 7 anni, l’amministratore pubblico ed impegnato in politica con – credo – una sufficiente legittimazione popolare, ho formato un carattere determinato, ma predisposto all’ascolto ed al confronto. In genere provo a mettermi sempre in discussione e soprattutto prima di parlare penso e mi ripiego a leggere, studiare, conoscere ed analizzare ogni documento, regolamento, normativa e bando destinato ad elevare la qualità del comparto agricolo lucano.

Sono queste le modalità con le quali opero, caro prof. Ottati, sin dall’inizio del mio mandato in Dipartimento Agricoltura (maggio 2015), girando in lungo e in largo il territorio, incontrando migliaia di agricoltori e visitando centinaia di aziende per comprendere, conoscere ed agire.

Negli uffici regionali come nella vita mi piace lavorare tanto e soprattutto di squadra, quotidianamente, non lesinando anche le notti senza limiti di orario, alimentando un confronto costruttivo con tutti, Autorità di Gestione del Feasr, dirigenti e funzionari del Dipartimento e le assistenze tecniche del PSR e colgo l’occasione di ringraziare ognuno per l’immane e competente lavoro giornaliero.

Non è la prima volta che accade, ma le esternazioni di ieri hanno superato il limite. In altre occasioni per garbo istituzionale e rispetto dei giudizi altrui nel merito, non ho replicato, ma ora non posso in nessun modo accettare, che si metta in ridicolo il sistema dell’Agricoltura lucana che cerchiamo di scuotere e sollecitare al miglioramento tutti i giorni, 24 ore su 24 come possono testimoniare i miei collaboratori. E non è tollerabile sia irriso e deriso da nessuno soprattutto da chi ha anche avuto la responsabilità di avere guidato il Dipartimento e le politiche agricole regionali (e non ho mai voluto giudicare concentrandomi da sempre solo sulle cose da fare) per 17 mesi prima del mio arrivo.

Voglio entrare nel merito prendendomi la responsabilità di affermare che le considerazioni dell’ex collega Assessore Ottati peccano, in generale, di frammentarietà perché non calate nel corretto contesto, ma risultano evidentemente strumentali e pretestuose. Il sistema agricoltura di Basilicata non prende lezioni da professori che appaiono alieni dalla realtà e che sono da sempre distanti dal territorio. Le OP, per quanto debbano crescere e maturare nella capacità di erogare servizi collettivi di qualità, sono riconosciute ed operano nel rispetto delle regole e rappresentano una parte importante della nostra realtà agricola che non va certo demonizzata ma controllata, guidata, sostenuta ed accompagnata.

Ho ereditato un Dipartimento con un potenziale disimpegno di circa 100 Meuro a 6 mesi dalla fine della programmazione 2007-2013, senza nessuna guida politica ed in aperto conflitto con tutto il sistema rappresentativo del comparto in balia degli eventi con fratture interne tra gli uffici, poco ascoltati e quasi mai coinvolti nelle azioni di governo legate ad affrontare le emergenze piuttosto che la programmazione.
Eppure a dicembre 2015 la Basilicata traguardava il superamento di oltre il 98% della spesa e chiudeva la vecchia programmazione, pronta a cominciare immediatamente con la nuova fase del Psr 2014-2020 che, nel mentre, aveva avuto nella versione “Ottati” quasi 400 osservazioni (quale frutto dell’esperienza e delle relazioni con l’Europa?), ed è stato tempestivamente per quanto possibile rimodulato ed approvato dalla Commissione Europea, sempre in quei soli sei mesi di lavoro ininterrotto e grazie al sacrificio dei funzionari di quasi tutti gli uffici, molti dei quali hanno anche rinunciato a ferie e vacanze natalizie per perseguire i risultati auspicati e non far perdere mesi fondamentali per l’avvio dei Bandi.

Diciamola tutta e senza timore alcuno di essere smentito, dal momento che sono i fatti a parlare. Al mio arrivo il Dipartimento Agricoltura, presentava diversi uffici allo sbando, da riorganizzare. La Basilicata rurale era la regione dalle relazioni inesistenti con il governo nazionale e compromesse sia con l’organismo pagatore AGEA che con la stessa Commissione Europea (nonostante le millantate relazioni e ruoli svolti).

La Basilicata, questo è verificabile da chiunque, non è stata mai presente ai tavoli della Conferenza delle regioni nei due anni precedenti il mio mandato, subendone ogni determinazione. L’ex collega Assessore in quel contesto è risultato essere totalmente assente, le istanze lucane di agricoltura, caccia e pesca, quindi mai proposte e di conseguenza nemmeno mai portate in discussione. La capacità di rappresentare e promuovere il sistema produttivo Basilicata era ridotta ai minimi termini con una partecipazioni ed eventi e fiere che oserei dire “da ultimi della classe” e una presenza istituzionale sul territorio regionale fatta prevalentemente di cene per pochi intimi e non di confronti pubblici finalizzati ad informare, ascoltare, confrontarsi, recepire istanze dal basso.

Non sono sicuramente un “Alto Funzionario Europeo” ma un semplice ma motivato ex imprenditore abituato a lavorare sodo e a conoscere, studiare e approfondire ogni questione e tema nel rispetto del comparto e di tutte le straordinarie persone che a vario titolo vi lavorano e che oggi, dopo oltre 400 incontri in giro nelle piazze, per le realtà agricole, zootecniche ed agroalimentari della nostra straordinaria regione che sono onorato di servire, sino a quando ne avrò la possibilità, con il mio mandato, cercherò di far migliorare sino a renderle competitive sul mercato per avviare un nuovo corso di sviluppo e sostenibilità per il futuro.

Lascio a CIA, Coldiretti e Confagricoltura rispondere per la parte in cui sono chiamate in causa se lo riterranno. Sottolineo solo che in questi due anni le associazioni di categoria si sono rapportate con il Dipartimento come interlocutori collaborativi ma agguerriti e in ogni momento e fase pronti a difendere gli agricoltori lucani, facendo proposte e delineando percorsi sui quali spesso ci siamo incontrati.

Sui presunti danni ecologici causati da Eni e Total o su illazioni legati a clientelismi ed altro invito il prof. Ottati ad uscire dal vago e fare, più che alla stampa, alla magistratura i nomi ed i cognomi con annesse denunce, al contrario farebbe bene a tacere ed evitare magre figure.

Non è alle redazioni dei giornali, ma in altra sede che vanno denunciati, infatti, specifici e circostanziati casi relativi a inadempienze supposte di qualche dirigente (e magari funzionario) che potrebbero, un giorno o l’altro, perdere l’olimpica calma per recarsi dai propri legali a discorrere molto poco amabilmente, rispetto a quanto si può fare in un comunicato stampa, dell’art. 596 c.p.

“Capacità, competenze, trasparenza, obiettività, meritocrazia, efficienza, efficacia” vengono in questo Dipartimento esercitate ogni giorno, per quanto riguarda me e tutte le persone a vario titolo coinvolte, in uno spirito di servizio che, ne sono convinto, porterà ad attuare le strategie poste in essere con la programmazione 2014-2020 e a migliorare quanto già di buono l’agricoltura lucana è in grado di rappresentare per l’intera economia regionale.

Se tale posizione preannuncia un impegno politico, lo aspettiamo alla prova dei fatti. E poiché la gente di Basilicata non è con l’anello al naso come il buon Ottati ci vuole far credere, di conseguenza saprà giudicarlo una volta per sempre. E con sua buona pace, se non andrà come lui spera, che possa ritornare anche a Bruxelles come alto funzionario. In Basilicata abbiamo bisogno di ben altro.”

Luca Braia
Assessore Politiche Agricole e Forestali
Regione Basilicata