La Loggia massonica ” Quinto Orazio Flacco” ha messo radici a Matera e sta portando avanti quello che aveva annunciato un anno fa, nel corso dell’incontro che il Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, Stefano Bisi, e il Maestro della neonata loggia materana Pietro Andrisani ebbero con i giornalisti e in occasione della cerimonia di insediamento a Palazzo Viceconte. Un percorso fatto di piccoli ma consolidati passi, dopo la lunga assenza di una Loggia nella storia cittadina, tra interesse e un pizzico di diffidenza alimentato da una scarsa conoscenza della Massoneria, da luoghi comuni e da quello che la cronaca nazionale e regionale riporta per altri contesti.

Al Maestro Pietro Andrisani, montese doc, e nei fatti una “miniera” delle cronache culturali e musicali, abbiamo rivolto alcune domande per fare il punto su quanto ha fatto in un anno la Loggia “Quinto Orazio Flacco” (iscrizioni, rapporti con il territorio e con le Istituzioni) e cosa sta mettendo in campo per il 2019. Il contributo sotto questo aspetto è proficuo e di alto livello ed è incentrato su tre figure del passato come Nicolò Jeno de’ Coronei, Giovanni Battista Chiarini e Giovanni Battista Cely Colajanni, ricordare l’opera del Maestro di Giuseppe Verdi e Vincenzo Lavigna.

Poi una proposta legata a un “itinerario storico-sentimentale che parte da Paolo Tolosa (creditore del conte Giancarlo Tramontano),e giunge al Principe Raimondo di Sangro, passando per Aurora Sanseverino, duchessa di Laurenzana. E,infine, e non poteva di certo mancare la figura di Quinto Orazio Flacco nelle decisive riforme della storia della musica del millennio passato.

Ma Matera 2019 è anche altro e il Maestro Pietro Andrisani cita due opere pubbliche essenziali per Matera capitale europea della cultura. Riguardano il collegamento alla rete nazionale delle Ferrovie dello Stato e la dotazione di un Teatro degno di quella aspettativa. Per Pietro Andrisani, che vive anche a Napoli, è una carenza che va colmata e presto. Giusto. E la ”Loggia” è con i materani.

L’ INTERVISTA AL MAESTRO PIETRO ANDRISANI

D. A un anno dalla istituzione della Loggia come vi siete organizzati?

R. Noi, componenti la Loggia Quinto Orazio Flacco n. 1500 all’Oriente di Matera, operando sotto gli auspici del Grande Oriente d’Italia, dal 5 marzo 2016, ci riuniamo periodicamente per lavorare al bene dell’Ordine e dell’Umanità. Abbiamo “disegnato”, principalmente, tavole che prevedono tracce di storia massonica e curato il simbolismo: la storia per fornire fresca linfa alle radici dell’albero della conoscenza, il simbolismo per imprimere nuova forza e vigore ai muscoli cerebrali della sapienza.

D. In linea generale i lavori di Loggia vengono svolti nella sede materana?

R.Dalla settimana seguente al 5 di marzo, 2016, giorno dell’innalzamento delle colonne, la Loggia Quinto Orazio Flacco n.1500 all’Oriente di Matera, ha svolto le sue mansioni di natura storica ed esoterica nella propria sede materana o in quelle delle consorelle operanti negli altri Orienti della Penisola.

D. Avete una sede?

R. Per un anno la nostra Loggia ha lavorato in uno stabile di via Lucana. Ora per l’ingresso di nuovi adepti e la partecipazione di visitatori di altri Orienti ai nostri lavori sarà necessario dislocarci in una sede più ampia

D. Avete nuove adesioni?

R. Nuovi Fratelli già lavorano alla nostra storia e ai nostri simboli ; stiamo esaminando altri bussanti

D. Anche dalla provincia?

R. Si, anche dalla provincia

D. Quanti siete?

R. Non siamo tanti: un numero per poter bene “ edificare Templi alla Virtù e scavare profonde prigioni al Vizio” come diceva Prudenzio, l’Orazio cristiano, in “La Psicomachia” dove viene espressa in forma epica la lotta spirituale dell’anima supportata dalle virtù che agiscono contro i vizi.

D. A quali settori della società appartengono i nuovi iscritti?

R. Nella sfera di uomini liberi e di buoni costumi di ogni credo.

D. Ci sono giovani ?

R. Si, giovani professionisti.

D. Con quale spirito si sono avvicinati?

R.Per elevare la propria sfera spirituale, per conservare le mente giovane: l’animo in perfetto equilibrio rinverdisce la propria estetica fisica e l’energia incorporea.

D.Ci sono stati materani iscritti a logge di fuori regione che hanno scelto di iscriversi alla vostra, perché prima non c’era questa opportunità?

R.Si.

D. Ci sono provenienze anche da club service, come accaduto in altre realtà ?

R. Ne stiamo esaminando alcuni.

D. Quali sono le attività effettuate o avviate o in cantiere?

R.Proponiamo convegni, conferenze e concerti in città e di provincia.

D. Avete attivato rapporti con la città, le istituzioni o con la comunità locale?

R.Ufficialmente, no. Ma riceviamo attestati di stima da coloro con cui trattiamo nel privato.

D.Hanno pesato in qualche modo alcune vicende nazionali (ne ha parlato anche il Gran Maestro Stefano Bisi) in questo rapporto favorendolo o destando un pizzico di diffidenza?

R. Le ingiustificate e cervellotiche azioni contro qualsiasi libera istituzione inesorabilmente alimentano energie maggiori ai loro associati.

D. Per Matera 2019, occasione finora deludente per vari motivi, avete in programma un progetto, un evento?

R. Una città priva di un teatro stabile e di una stazione ferroviaria non può fregiarsi del titolo di “Capitale della Cultura Europea” anche se è ed è stata espressione di memorabili vicende e di uomini autorevoli e prestigiosi.

E per la “deludente” Matera 2019 , aggiunge il Maestro Pietro Andrisani, si è pensato di sviluppare uno dei seguenti argomenti:
a) Tre valorosi Sottintendenti che hanno ben operato a Matera nei decenni centrali del secolo XIX che hanno ben operato nel sociale lasciandovi anche tangibili testimonianze di natura poetico-musicale: Nicolò Jeno de’ Coronei, Giovanni Battista Chiarini e Giovanni Battista Cely Colajanni.
1)Il cavaliere Jeno de’ Coronei, autore tra l’altro delle “Rapsodie di un poema albanese” (1866) e della pubblicazione con proprie note ed interpolazioni nell’edizione moderna del Sinodo matarrese (1567) voluto a Montescaglioso dall’arcivescovo Sigismondo Saraceno; il Coronei va elogiato per essere stato uno dei più decisi sostenitori a favore della realizzazione delle Ferrovie Calabro-Lucane.
2)Il cavaliere Giovanni Battista Chiarini nel 1851 pubblica con la Stamperia del Fibreno, una documentata “Antologia Politico-Storica” in otto volumi illustrando l’opera omnia di Cajo Cornelio Tacito (54-134); nel 1856 fa stampare con proprie annotazioni “Notizie del bello dell’antico e del curioso della città di Napoli” in nove volumi che il canonico Carlo Celano (Napoli, 1617-1693), duecento anni prima, aveva redatto con una ben comprovata storia civile e artistica del Regno di Napoli dalle origini alla seconda metà del secolo XVII; nel 1843 si adoperò per la realizzazione delle corone in argento della Madonna Bruna e Bambino di Matera e solennizzare l’evento dell’incoronazione con musica adeguata. Nell’occasione pretese a Matera il maestro Vincenzo Fioravanti che per lo straordinario avvenimento compose la Messa della incoronazione a sei voci, coro e orchestra, i Vesperi per soli coro e orchestra e, su libretto di Francesco Genoino, l’azione sacra Il sacrificio di Jefte
3) Giovanni Battista Cely Colajanni, Cavaliere dell’Ordine Costantiniano, generalmente conosciuto come saggista e autore del dramma tragico Giancarlo Tramontano conte di Matera, ha al suo attivo libretti di melodrammi messi in musica dal napoletano Vincenzo Battista; alcuni titoli: Emo, Irene, Margherita d’Aragona, Rosvina de la Foret, tutti rappresentati nei grandi teatri di Napoli, Venezia, Genova, Milano.
b) Ricordare l’opera del Maestro di Giuseppe Verdi, Vincenzo Lavigna, forbito didatta e compositore di scuola napoletana, nato ad Altamura da genitori materani;

c) Un argomento di elevato spessore storico ed esoterico suggerito invano tre anni fa all’avvocato Raffaello De Ruggeri e che potrebbe interessare l’uomo della diversificata estrazione sociale materana, corrisponde ad un “itinerario storico-sentimentale che parte da Paolo Tolosa (creditore del conte Giancarlo Tramontano),e giunge al Principe Raimondo di Sangro, passando per Aurora Sanseverino, duchessa di Laurenzana”. Va detto, inoltre, che l’unico Pinturicchio esposto in una pinacoteca (Napoli,Capodimonte) dell’Italia centro-meridionale cinquecento anni orsono venne commissionato dal Tolosa ;
d) Quinto Orazio Flacco nelle decisive riforme della storia della musica del millennio passato  con i sottotitoli:
Inno alla Musica
La metrica oraziana e il mensuralismo musicale
L’Umanesimo coi riflessi della poesia di Orazio
Orazio mette in ridicolo alcuni aspetti dell’amore senile
La prima stampa musicale a caratteri mobili
Riflessi oraziani nei libretti per musica

Va detto che negli ultimi decenni del XV secolo l’ode oraziana, elevata a simbolo degli ideali umanistici tra i cantori che animano e decorano i cenacoli delle fastose corti, con l’avvento della stampa a caratteri mobili, diviene oggetto di grande attenzione da parte degli editori di musica. Tra il 1501 e il ’36, Ottaviano Petrucci di Fossombrone e Andrea Antico da Montona stampano trenta antologie di canzoni, odi, strambotti, frottole nelle quali annoverano canti di Orazio elaborati musicalmente da Marchetto Cara, Bartolomeo Tromboncino, Michele Pesenti, Franciscus Bessinensis e da tanti altri musicisti presenti allora nelle doviziose corti del Lombardo-Veneto.

Contemporaneamente, in terra tedesca, vengono stampati libri di musica polivocale dedicati interamente alla poesia di Orazio con appendici relativi a Virgilio, Marziale, Catullo, Ovidio, Filippo Cundeli, Properzio e Prudenzio quest’ultimo, meritò poi l’appellativo di Orazio cristiano.

Nella librettistica del teatro musicale del ‘700, espressa dai grandi riformatori Francesco Silvani, Apostolo Zeno, Pietro Metastasio, Carlo Goldoni, affiorano motti, citazioni, acute osservazioni, giudizi spassionati che il Venosino coglieva dalla saggezza comune della vita umana. Ne Il Teatro comico (1750) di Carlo Goldoni il personaggio Orazio disserta sulla commedia nuova e sull’antica analizzando passi fondamentali dell’Arte poetica. I principi basilari della poesia di Orazio, tradotti in francese, hanno imbevuto i libretti d’opera di Charles Simon Favart, Michel-Jean Sedain, Louis Anseaum, messi in musica dai Duni, dai Philidor, dai Gretry.

Il dialogo a dispetto di Orazio e Lidia Donec gratus eram tibi (c. III, 9) che Molièr traduce nel suo idioma per inserirlo nell’opera Gli Amanti magnifici (1670, m. di Lulli), nel 1843 viene musicato nella nuova versione francese di Alfred de Musset, dal napoletano Federico Ricci per il salotto parigino della contessa Merlin la quale già aveva ospitato Bellini, Donizetti e Rossini. Il duetto nel quale Orazio e Lidia si rinnovano gli antichi amori venne eseguito dal compositore (tenore) e dalla padrona di casa (mezzo soprano). Successivamente il carme oraziano nella medesima versione francese, viene musicato da Jules Massenet, maestro del lucano Vincenzo Ferroni. Nel 1859 il dialogo viene interpretato in uno spassoso idioma napoletano (Lo scocchia e ncocchia de duje nnammurate, Ntuono e Mennella) da un altro figlio di Partenope, Giacomo Bugni. Nel 1888, ancora un cantante-compositore, un napoletano di Taranto, Mario Pasquale Costa, immortalò il poetico contrasto oraziano musicando una libera versione (ancora in dialetto partenopeo) di Salvatore Di Giacomo a cui fu dato il titolo Lariulà. Lariulà divertiva anche Leone XIII, al secolo

Vincenzo Gioacchino dei conti Pecci, che la canticchiava e se la faceva interpretare al pianoforte dal cardinale Gustav Adolf von Hohenlohe.
Nel 1639, papa Clemente IX, al secolo Giulio Rospigliosi, in uno dei suoi libretti d’opera, quello che porta il titolo Chi soffre speri (Roma, 1639, m. di V. Mazzocchi e M. Marazzoli), che desume da una novella di Boccaccio, riprende l’idea dei vv 17-20 del Carmen saeculare (Diva, producas subolem patrumque / prosperes decreta super jugandis / feminis prolisque novae feraci / lege marita (Fa crescere la stirpe, o Dea, e i decreti / dei Padri su le nozze benedici, / legge feconda di novella prole) e per bocca di Coviello (maschera napoletana) dice:
Cacciannome la coppola
lo Cielo preco e suppreco
che lo filo che ghiommera
la bita toja bellissima
singa te duro cannavo
che pe’ cient’anne non se basta a rompere
e…quam primum te dia ‘no figlio masculo!
La filosofia del carpe diem che ha goduto sempre vita felice nel fascinoso mondo canoro napoletano tocca l’apogeo della sua espressione nel terzo atto dell’opera La Festa di Piedigrotta (1853) di Luigi Ricci, fratello di Federico, già citato, quando il personaggio Cardillo interpreta la canzone della taverna: Magnamme, amice mieje, e po’ bevimmo…

 

Sperando che sia di buon auspicio per Matera 2019. Meno di due anni e con tante cose da fare,sopratutto sul piano delle opere infrastrutturali e dei servizi. ma con volontà, professionalità e risorse adeguate, come abbiamo avuto di ascoltare in occasione della visita del ministro per i Beni Culturali e al Turismo, Dario Franceschini.