Nessuna lettera è pervenuta al Governo dall’Ing. Gianluca Griffa. E’ quanto ha affermato oggi l’esecutivo in risposta ad un’interpellanza presentata dalla parlamentare lucana del M5S, Mirella Liuzzi, che ha chiesto chiarezza sulla vicenda.

Dalla lettera-testamento di Griffa, ex responsabile dello stabilimento del Cova di Viggiano, poi morto suicida all’età di 38 anni, emergerebbe che l’ingegnere piemontese avrebbe denunciato già dal 2012, anche agli ispettori di polizia mineraria (Unmig) del MISE, le perdite dell’impianto del Centro Oli lucano.

E’ noto che l’attività del COVA sia stata bloccata per alcuni mesi di quest’anno solo dopo l’ammissione di una fuoriuscita di almeno 400 tonnellate di greggio da parte della stessa Eni.

Il Governo dice di non aver ricevuto nessuna lettera ma dal ‘memoriale’ di Griffa, oggi nelle mani della Procura, risulterebbe che l’ingegnere avrebbe denunciato al MISE le falle dell’impianto e che avrebbe tentato di limitare la produzione. Sempre secondo la lettera, le sue preoccupazioni per lo stato pericoloso dei serbatoi gli sarebbero costate la rimozione dall’incarico. Le circostanze del suicidio sono apparse alquanto sospette. Infatti a soli quattro giorni dalla sua convocazione nella sede ENI di Milano, si persero le sue tracce. Nel luglio 2013 Griffa venne ritrovato impiccato in un bosco del cuneese”.

Conclude Liuzzi: “Dopo l’ennesimo atto che ho presentato sull’affare del petrolio in Basilicata, il Governo ha ribadito la sua linea da governo fossile. Il M5S vuole l’immediata chiusura del Centro e la bonifica dell’area. Quando saremo al Governo, faremo noi ciò che questo esecutivo non ha avuto la capacità e il coraggio di fare”.