E’ un brutto momento per i giornalisti e, quindi, per la libertà di stampa -ovvero il pane della democrazia- in Italia e non solo. In questi giorni le cronache ci restituiscono ancora uccisioni e minacce. Pallottole sono state recapitate -con il loro inequivocabile portato minaccioso ed intimidatorio- a Giuseppe Fava giornalista e presidente dell’antimafia siciliana e a Filippo Mele, giornalista lucano della Gazzetta del Mezzogiorno.

Tutto questo nel nostro Paese accade nel mentre è in corso un attacco inedito ai giornalisti colpevoli di non compiacere chi sta al governo, scrivendo cose a loro non gradite, e con un vice primo ministro (Di Maio) che nell’ambito di questa guerra santa brandisce  la minaccia di scioglimento dell’Ordine dei Giornalisti e dell’abolizione dei finanziamenti pubblici alla stampa.

E’ un clima pericoloso non solo per i giornalisti, ma per la democrazia. Perchè in ogni democrazia che si rispetti la stampa deve essere libera di scrivere ciò che ritiene opportuno, fare le domande più scomode a chi governa e tenere sotto la lente d’ingrandimento il potere, sempre e in ogni sua sfaccettatura.

E tutto ciò nell’ambito del rispetto delle leggi e della deontologia professionale fissata per legge e a cui essi devono attenersi. E a garantire tutto ciò che serve l’Ordine dei giornalisti e i suoi consigli di disciplina nelle diverse articolazioni regionali. Una garanzia affinchè questa attività preziosa di intermediazione tra la notizia ed il lettore avvenga nel modo più professionale e corretto possibile.

Per quanto riguarda i finanziamenti pubblici essi sono già stati ridotti ai minimi termini per tutelare talune realtà che necessitano sostegno.

Nel frattempo la crisi provocata dal prosciugamento dei fondi da parte dei giganti del web mette i giornalisti in condizioni di lavoro spesso border line, sotto la mannaia di denunce per metterli a tacere e minacce fisiche vere e proprie come questa di Filippo Mele a cui va il messaggio di solidarietà che pubblichiamo a seguire dell’ Ordine dei Giornalisti, Associazione della Stampa e Consiglio di Disciplina di Basilicata.

La libertà di stampa è sotto attacco: società e istituzioni reagiscano”. Chi parla di criminalità finisce nel mirino, vittima di minacce di evidente stile mafioso. Il vile gesto attuato ai danni di Filippo Mele, giornalista della Gazzetta del Mezzogiorno, al quale è stata inviata una busta con proiettile, segna un grave imbarbarimento che tocca il mondo dell’informazione e tutti i giornalisti che operano in territori di frontiera.

Anche in Basilicata. Filippo Mele, al quale esprimono piena solidarietà l’Ordine regionale dei Giornalisti, l’Associazione della Stampa di Basilicata e il Consiglio di Disciplina Territoriale, racconta da sempre il Metapontino, un’area di grandi potenzialità ma, al tempo stesso, caratterizzata da profonde contraddizioni e criticità.

Quanto accaduto non costituisce solo un’azione vigliacca contro un giornalista, ma si configura come un preciso attacco al diritto-dovere di cronaca e di critica. Un diritto sancito dalla nostra Costituzione che oggi sta vivendo momenti drammatici anche a causa di un clima generale sempre più torbido, percepibile nel crescente degrado del discorso pubblico. Una caduta nei toni e nei contenuti che sembra disconoscere nei fatti il valore fondamentale di una informazione autonoma e indipendente come pilastro e cartina di tornasole della democrazia nel nostro Paese.

Tutti gli organismi della categoria, ma anche numerosi rappresentanti della società civile e delle istituzioni, hanno denunciato – anche nei giorni scorsi – l’inaudita gravità di attacchi inaccettabili rivolti a giornali, giornalisti, allo stesso Ordine professionale e, più in generale, all’esercizio pieno della libertà di stampa. Vere e proprie aggressioni che hanno avuto per protagonisti anche autorevoli rappresentanti istituzionali.

Uno scenario, questo, che – al di là della consapevolezza e delle proprie intenzioni – rischia di creare un terreno fertile per quanti, non più soltanto con le parole o con gli strumenti legislativi, mirano a mettere a tacere la libera informazione e l’autonomia di chi è chiamato a svolgere una funzione sociale delicata e strategica nel rispetto dei principi deontologici, della verità dei fatti, della responsabilità di quanto viene pubblicato al fine di tutelare, prima di ogni altra cosa, il diritto di ogni cittadino a essere informato con correttezza e completezza.

Rimaniamo convinti, come ribadito nei giorni scorsi anche dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che “l’incondizionata libertà di stampa non possa essere oggetto di insidie volte a fiaccarne la piena autonomia e a ridurre il ruolo del giornalismo”.

L’emergenza informazione è l’emergenza democrazia. Per questo, nessuno si illuda. Nessuna minaccia, nessuna intimidazione, nessun provvedimento punitivo potranno mettere a tacere giornali e giornalisti. Per questo, nel respingere con fermezza l’atto ignobile rivolto al cronista della Gazzetta del Mezzogiorno, auspichiamo non soltanto che organi di polizia e magistratura possano rapidamente individuare e punire i responsabili di questo gesto esecrabile, ma che, in difesa della libertà di stampa, possa esserci un sussulto di dignità generale da parte di società e istituzioni anche in Basilicata.