“La città e il cinema” – Tutti i film girati a Matera- è il titolo del libro di Luciano Veglia, edizioni Giannatelli, che sarà presentato lunedì  16 ottobre 2017- ore 17,30 presso la  BIBLIOTECA PROVINCIALE STIGLIANI. 

Alla presentazione, moderata dal giornalista Pasquale Doria, interverranno Leo Montemurro, Presidente del CNA di Basilicata,  Ivan Moliterni, responsabile Progettazione Cultura e Cinema del Comune di Matera, Rocco Calandriello, coordinatore CNA Cinema Basilicata e naturalmente l’autore Luciano Veglia.

… La città di Matera da molto tempo esercita una forte attrazione sulle produzioni cinematografiche più disparate avendo a disposizione luoghi e siti naturali considerati ‘pronti’ per il cinema: per il cinema d’autore, come per il cinema commerciale e per il mondo degli audio-visivi in generale. Da questo rapporto, in un arco di tempo che supera ormai i 65 anni, è scaturito un gruppo di 38 film a soggetto, oltre a un numero elevato di cortometraggi, documentari e film per la tv, nei quali la città ha assunto una parte importante, a volte da vera protagonista.

Cerchiamo, ora, di ricostruire storicamente come e quando si è creato, e poi consolidato, il legame tra Matera e il Cinema. La storia comincia agli inizi degli anni Cinquanta del Novecento. Sugli schermi italiani sono passate da poco tempo le dure ed eloquenti immagini della vita nei Sassi contenute nel film documentario di Carlo Lizzani Nel Mezzogiorno qualcosa è cambiato (1949), in cui si fondevano mirabilmente gli stilemi del neorealismo con la tecnica della inchiesta giornalistica. E alcuni uomini del cinema italiano, come del resto diversi intellettuali e studiosi di svariate discipline (urbanisti, sociologi, economisti, fotografi, giornalisti), cominciavano a visitare e a studiare più a fondo la città, attratti dal suo peculiare patrimonio storico-sociale e architettonico, e anche dagli straordinari paesaggi naturali, subito individuati e definiti ‘adatti’ al mezzo cinematografico.

Se si analizzano i film girati a Matera tra il 1950 e il 1980 si vede come la città riesca a fornire gli ambienti per le storie da portare sul grande schermo con naturalezza e senza gli artifici, pur legittimi, dell’industria cinematografica. Essa non fa che offrire alla macchina da presa le tracce della sua storia antichissima, sedimentatesi nei luoghi più significativi; la particolare tipologia urbanistica degli antichi rioni, frutto della natura ma anche del lavoro di scavo dei suoi abitatori; la struggente bellezza dei paesaggi e degli ambienti naturali; l’espressività dei volti e la gestualità degli abitanti, spesso chiamati a svolgere ruoli minori o di semplici comparse nella finzione filmica. …(Luciano Veglia)