Nel 2014 Alessio Ambruso pubblicava un opuscolo dal titolo “E’ possibile una nuova Basilicata?”.

Per l’occasione scrivemmo una nota che riproponiamo come omaggio all’ illustre e combattivo scomparso, che tanto ruolo ha svolto nella storia politico-sociale della nostra regione.

Ecco il testo:

“Alessio Ambruso è un irriducibile. La sua lotta e il suo impegno per una Lucania Basilicata riscattata dalla secolare condizione di depressione e di emarginazione risale agli anni gloriosi del secondo dopoguerra, quando, giovane, insieme con altri giovani affacciatisi alla cultura e allo studio, si trovò a svolgere opera attiva tra le popolazioni lucane.

Furono anni in cui ad Alessio Ambruso capitò di incontrare persino Rocco Scotellaro, sia pure su un fronte diverso, ma ugualmente rivolto alla battaglia per il riscatto del Sud e degli “ultimi” che lo abitavano. Avendo aderito al sindacato Cisl, arrivò a coprirne la carica di segretario regionale negli anni più caldi della lotta sociale, che videro protagoniste forze nuove, rivolte ad un radicale cambiamento.

Ci si riferisce agli anni caldi delle lotte studentesche, cui spesso si agganciarono le organizzazioni sindacali, impegnate, unitariamente, per una politica economica diversa, in cui il Sud fosse al centro di ogni attenzione. Furono gli anni in cui si pensò di trovare la soluzione di ogni problema nella mitica “programmazione democratica”. E invece è appena il caso di precisare che, contro obiettivi di tal genere, mentre da un lato bisognava contenere le posizioni estremiste, e persino assassine, di chi pensava, uccidendo, di interpretare la lotta di classe, dall’altro lato bisognava smuovere forze conservatrici, restie a realizzare un rinnovamento totale che, prioritariamente, guardasse alla classe lavoratrice, agli emarginati, ai bisognosi, al territorio e, quindi, al Sud.

Alessio Ambruso, dall’interno della Cisl, non mancò, in molte occasioni, di avere un atteggiamento critico verso il suo stesso partito di riferimento, o l’ala più conservatrice di esso. A suo vantaggio erano anche gli studi che, nel ritiro della sua stanza, andava facendo, producendo pubblicazioni di interesse storico, ma sempre con forti connotazioni sociali. Erano studi che, da Ferrandina nel Risorgimento lucano (1961), passavano a ricerche sulla Riforma Agraria, con meriti e limiti, guardati in un contesto più ampio.

La Riforma Agraria, infatti, veniva analizzata nell’ambito della sopravvenuta crisi dell’agricoltura tradizionale con conseguente abbandono dei campi a favore dell’industria. Il che, necessariamente, determinò l’emigrazione di massa dal Sud, che, essendo agricolo e latifondista, più si attendeva dalla Riforma Agraria, sia pure stralcio di essa (Quarant’anni di Cisl. Le idee, gli uomini, le lotte in provincia di Matera,1993; ovvero, Ferrandina tra latifondo, riforma agraria e sviluppo possibile, 2003).

Altri studi venivano intanto condotti sulla industrializzazione nella valle del Basento, evento di grande interesse e l’unico veramente incisivo nella piccola regione di Lucania Basilicata nella seconda metà del Novecento. Anch’esso, però, purtroppo, fu destinato ad esaurirsi nel giro di un ventennio, sia per l’indifferenza della classe politica nazionale, sia anche per la debolezza della classe politica regionale, che non seppe esprimere, né attraverso la Regione, né attraverso il Parlamento, una posizione di forza e di continuità nella riorganizzazione e aggiornamento-adeguamento dell’apparato industriale creatosi nella valle (Le occasioni perdute. Viaggio nell’industrializzazione dell’asse basentano e della Basilicata, 2006). Altri studi, intanto, contenevano riflessioni su Basilicata tra fascino e decadenza (2010), con puntate più specificamente dedicate alla storia politica (Stefano Pirretti. Un prefetto per tempi difficili, 2009).

Oggi Alessio Ambruso torna a discorrere di questioni politiche e sociali, lo sguardo alla Lucania Basilicata attuale. E’ uno sguardo sconfortato, condotto sulla falsariga di recenti indagini, che vedono la regione sempre agli ultimi posti in termini di sviluppo, e sempre ai primi posti in termini di disoccupazione, assenza di ferrovie, strade, autostrade, aeroporti, disfunzioni della scuola, frane, allagamenti e, purtroppo, anche scandali, nonostante le sue ridotte dimensioni, che la portano fra le regioni più piccole d’Italia. A riassumere il tutto, Alessio Ambruso ricorda che, nel 1961, la popolazione regionale era di 644.000 abitanti, passata a 575.000 nel 2011, proprio mentre la popolazione nazionale passava da 50 a 60 milioni di abitanti!

E questo, paradossalmente, accade in una terra che è ricca di acqua, di petrolio e di gas metano, al punto che, se qualcuno dicesse della Lucania Basilicata che è regione ricca, direbbe una verità incontrovertibile, così come, se dicesse che è povera, direbbe altrettale verità.
Per un uomo che, per una vita, si è battuto per una regione e un Sud più avanzato, più vicino al resto dell’Italia e dell’Europa, ci sarebbe motivo per incrociare la braccia e guardare indispettito, in solitario cruccio. Invece così non è.

Alessio Ambruso non cessa di lottare, convinto che è possibile “un’altra Basilicata”. Si tratta di trovare la via giusta per utilizzare tutte le risorse di cui la regione dispone, e che non è certo la elargizione di “bonus-benzina” a chi è in possesso di automobile, magari di lusso, negando l’equivalente a chi, senza patente e senza automobile, è disoccupato, pensionato con pensione al minimo, già avanti negli anni, di cui soprattutto i paesi dell’interno, i più poveri, sono pieni.

Alessio Ambruso – lo si è lasciato intendere – negli anni 1960 si batté per la industrializzazione nella valle del Basento. Oggi ricorda che alle società che estraevano metano non si chiese “royalties”, ma fabbriche. Fu così che trovarono lavoro migliaia di lucani, salvatisi, perciò, dalla tragedia di una emigrazione forzata. Ora Alessio Ambruso gioca un’altra carta. Purtroppo, la questione meridionale, negli ultimi decenni, la si è risolta negandola o nascondendola o soffocandola sotto lo spregio e le ingiurie antimeridionaliste della Lega Nord, che, colpevolmente, troppo credito ha trovato nei governi nazionali e nei partiti sia di destra sia di sinistra.

La Lucania Basilicata – osserva giustamente Alessio Ambruso – è regione troppo piccola per contare all’interno dei partiti e all’interno dell’Italia.
Che cosa possa significare, per un partito come il Pd, perdere una regione di 575.000 abitanti, lo si capisce. Non significa nulla. Del resto, grazie ad un intreccio di amicizie più o meno clientelari, e grazie ad un diffuso familismo amorale, il partito che governa vince sempre. L’opposizione, in questo quadro, ha ben poco da dire e da esprimere. Dopo Colombo, peraltro, la regione non ha dato nessuna personalità politica di rilievo nazionale.

Complessivamente, perciò, appare politicamente, culturalmente, tecnologicamente e “umanamente” inadeguata alla gestione dei grandi poteri di cui gode. E il discorso vale anche per le altre Regioni meridionali, singolarmente prese. Culturalmente, tecnologicamente, politicamente e “umanamente” contano poco anche la Calabria, la Sicilia, la Campania e la Puglia, generalmente indicate come bacini di voti fluttuanti tra le mani della malavita organizzata, o dispersi tra familismo amorale e ricatto sociale, cui i poveri sono sempre soggetti.

Di qui l’idea e la speranza di Ambruso, che invita le Regioni meridionali a “fare blocco” e a considerarsi unico territorio da salvare, assillate come sono dagli stessi problemi. Si tratta di creare un fronte comune, al di là della diversa coloritura politica. Non si vuole, con ciò – precisa Alessio Ambruso -, creare una sorta di Antilega proprio mentre, per fortuna dell’Italia tutta, la Lega Nord è in declino. L’alleanza tra Regioni forti e arroganti, voluta da una classe politica ignorante quanto tracotante, quale fu quella di Bossi, portò l’Italia sull’orlo del disfacimento morale; c’è da credere, invece, che una alleanza tra poveri, desiderosi di ottenere quello che è di altri attraverso la solidarietà nazionale, potrebbe ridare all’Italia l’unità politica, spirituale e morale, in tanti anni andata smarrita. Il che sarebbe una fortuna per tutti.

Da più parti, infatti, compreso il Presidente della Repubblica, si va dicendo che l’Italia non si salva se non si salva il Mezzogiorno. E se si salva il Mezzogiorno, si salva anche il “cuore” del Sud, cioè la Lucania Basilicata. Alessio Ambruso gioca quest’ultima carta e parla di “programmazione interregionale”, da non confondersi con la macroregione immaginata dalla Fondazione Agnelli. Dovrebbe essere, più semplicemente, il superamento di barriere e cancelli che, molte volte, in nome di una pretesa e gelosa autonomia, si frappongono tra Regione e Regione, impedendo la realizzazione di strade, ferrovie, treni in comune, quando non si arriva. addirittura, cosa temuta da Nitti, al controllo dei rubinetti che dovrebbero dare l’acqua alla regione confinante, quasi che questa fosse, non una entità italiana, ma una fortezza nemica da … prendere per sete.”