Quando abbiamo ricevuto le riflessioni di un nostro lettore, che tenacemente resta ancorato come l’erva vint ( la parietaria) alla Città dei Sassi, ricordandone l’evoluzione, le speranze, i fallimenti e soffermandosi su un futuro che fa riferimento alla esperienza dei padri, ai giovani e a una opportunità finora poco attuata, come l’integrazione con altri giovani fuggiti da Paesi dove guerre, carestie, persecuzioni, stavamo ascoltando un vecchio (ma sempre di moda) brano musicale tutto ”poesia ed energia” come “Impressioni di Settembre” della Premiata Forneria Marconi. Ed è stato come un sussulto che viene dal passato ma che serve, a pensarci bene, a dare una carica per il presente e per il futuro. Il Franz Di Cioccio ”senza età” della città dei Sassi, che è permeato dagli anni ”Formidabili” di impegno, protesta e partecipazione, proprio non ci sta a vedere lo stillicidio di ragazzi costretti ad andare fuori alla ricerca di opportunità concrete per affermarsi e guardare al futuro. Tutto questo in presenza di una situazione in evoluzione, come quella aperta -tra tante contraddizioni- da Matera 2019, fatta di buoni auspici, alcune performances commerciali con l’aperture di strutture ricettive e di ristorazione e gli effetti del caro affitti che hanno fatto chiudere o trasferire dal centro alcune attività culturali. Capitale europea della cultura 2019 è anche questo…Ma ”Franz”, chiameremo così il nostro lettore, in onore del noto e pirotecnico cantante e batterista della PFM, in concerto a Matera al cinema Kennedy nella Prima Repubblica, fa battere la lingua dove il dente duole. E tira fuori un argomento controverso, quello dei migranti. Sono africani, asiatici, mediorientali che imparano l’italiano, qualcuno di loro grazie alle associazioni di volontariato partecipano a piccoli progetti per lo sport o il teatro. Ma vorrebbero lavorare. Sono costretti,invece, nella gran parte dei casi a bighellonare o a chiedere l’elemosina. E questo procura diffidenza e scarse opportunità di dialogo con la comunità locale. Franz allora, come il noto Di Cioccio, prende le bacchette e percuote piatti, tamburi e batteria, e auspica che la scommessa possa essere vinta o quantomeno giocata. Ma a patto che ” l’amministrazione comunale “sia aperta all’ascolto di varie problematiche, aiutando i cittadini e chiunque voglia lasciare la città per fare nuove esperienze sia libero di farlo”. Parole sante Franz! Ma dovrai continaure a suonare e forte. Sordi e quanti fanno orecchie da mercanti vanno svegliati anche così.Di seguito le riflessioni..

SETTEMBRE MESE DELLE DOMANDE

Settembre, cosa dire, be’ è il mese un po’ delle domande, il mese dove ognuno viene trasportato dai mille pensieri e dalle mille paranoie che l’inizio di un anno nuovo inculca nella testa di ogni persona. A Matera si respira un’aria nettamente diversa rispetto ai mesi che l’hanno preceduto, la città si svuota, molti sono pronti a partire, chi per andare a lavorare fuori, chi per studiare “a qualche km di distanza “, qualche si fa per dire perché c’è chi studia o lavora anche a più di 1000 km da Matera. Quelli che sono pronti a partire sono tristi, ma tutto sommato sanno che il posto dove andranno darà loro stabilità e permetterà loro di concentrarsi sul futuro. Il problema più grosso però si sviluppa nella mente di chi a Matera ” è ancora rimasto “, quello che è felice di stare nella città dove è nato, è felice di continuare a condividere amicizie maturate negli anni, è felice di lottare per le problematiche della città e nella sua testa ripete : ” Io Matera non la lascerò mai “. Purtroppo colui che un tempo credeva in questa frase, una volta lasciata Matera capisce che esistono realtà diverse: Realtà. Capisce che vuol dire vivere in un posto che opportunità te ne offre veramente. L’ elezione a capitale europea della cultura di Matera nel 2019, purtroppo ha illuso un po’ tutti, ognuno ha pensato che questa città potesse dare veramente una svolta a se stessa e potesse dare possibilità ai suoi cittadini. Di per sé da un certo punto di vista le cose sono migliorate, la città è diventata più famosa ( lo dimostra il numero di turisti in aumento con il passare degli anni ), numerose attività sono aumentate, come qualche evento. La questione, però, è un’altra: cosa vuol dire essere capitale europea della cultura? Cosa vuol dire cultura? Bella domanda, qualche università nuova si è formata, però di certo non può essere paragonata ai grandi atenei delle metropoli o a poli universitari di cittadine che comunque una tradizione universitaria ce l’hanno (Ferrara , Siena ecc…). È giusto che sia così perché un titolo non può far cambiare il mondo nel giro di pochi anni, guardiamo in faccia la realtà! Quindi la gente privilegiata continua ad andare a studiare fuori, mentre chi ha problemi economici è costretto a non allontanarsi non per sua colpa. Il fatto è un altro però: i soldi per il riconoscimento sono arrivati, quindi i vari progetti per la città devono essere avviati. Come quando Matera divenne patrimonio Unesco nel ’93, i progetti non devono essere finalizzati semplicemente per un singolo anno, ma devono avere come obiettivo una riqualificazione del territorio che deve vedere il 2019 solo come punto di slancio per il futuro. Il progetto di creare un polo universitario deve continuare a sussistere, perché è comunque realizzabile anche attendendo più anni. Magari non è possibile creare una grande Università entro il 2019, però si possono creare le basi per una suo sviluppo in futuro e magari ci potrebbero essere più possibilità per i giovani del futuro, perché le cose su cui si lotta adesso hanno come obiettivo il futuro e non il presente. Intanto è importante ricordare che nel passato nessuno avrebbe mai creduto ad una possibile elezione di Matera come capitale della cultura. In quel momento si stava vedendo un impegno maggiore da parte dei cittadini e della città con la riqualificazione di alcune zone nei sassi e nel paese e con una grandissima Unione dei ragazzi il 7 ottobre 2014, per allestire la città nel giorno della visita degli ispettori (probabili artefici della vittoria ). Oggi purtroppo quest’unione sta venendo meno e sembra che i cittadini pensino più ai loro interessi, vendendo il posto anche a prezzi elevati. L’ aumento degli affitti ha portato alla chiusura di varie attività, tra cui la libreria Mondadori e lo spostamento di altre attività da una zona all’ altra, come la libreria dell’Arco che è stata costretta a lasciare la storica location in piazza Pascoli, nella quale negli anni sono state svolte conferenze e progetti di grande fama e cultura. Inoltre non sono migliorati i servizi della biblioteca cittadina, la città è carente di teatri, ci potrebbe essere un miglioramento degli impianti sportivi (nonostante le piscine ed il campo scuola funzionino bene), i mezzi di trasporto nella città e con altri luoghi extraurbani sono parzialmente migliorati… si potrebbe fare di più. Mentre Matera si svuota, comunque aumenta il flusso di richiedenti asilo provenienti soprattutto dall’Africa. La loro integrazione tutto sommato non è partita malissimo, in quanto molte associazioni sono state comunque portatrici di progetti integrativi con questi ragazzi (tornei sportivi, progetti teatrali ecc..) e molti di loro comunque si sono mobilitati rendendosi indipendenti dalle cooperative di appartenenza ed alcuni sono riusciti anche a trovare lavoro. La maggior parte delle persone però mostra diffidenza nei confronti di questi ragazzi provenienti dall’Africa e per questo anche alcuni di loro non sono molto propensi ad entrare troppo in relazione con la gente materana; nonostante ciò si sono create delle amicizie tra ragazzi di Matera e ragazzi richiedenti asilo (grazie anche all’aiuto di don Angelo Tataranni parroco della chiesa di San Rocco, il quale ha offerto un posto dove dormire ai ragazzi proprio in una zona della parrocchia). Come ribadito in precedenza, comunque Matera ha avuto un’evoluzione dal punto di vista musicale con la realizzazione di vari concerti. Il concerto di Alpha Blondy (cantante reggae africano , nonché uno degli esponenti più significativi nel suo genere e simbolo di pace per il popolo africano) ha visto un’ enorme partecipazione dei ragazzi richiedenti asilo, che si sono intrattenuti ore e ore nelle danze insieme ai ragazzi materani, mostrando come l’integrazione tra le due parti non sia qualcosa di impossibile. L’integrazione tra le due parti non è impossibile, però purtroppo la maggior parte dei ragazzi africani sono comunque persone che hanno lasciato il proprio paese su un barcone nell’età adolescenziale e che, quindi, avrebbero bisogno più che di lavorare di un’ istruzione scolastica. Molti seguono corsi in italiano, ma nessuno é integrato nelle scuole pubbliche (motivo a me personalmente sconosciuto perché non conosco le leggi sull’istruzione per i migranti in Italia), cosa che comunque impedisce loro di essere effettivamente cittadini materani. Il morale della favola, dopo tutto questo gioco di parole, è che per vedere una vera evoluzione della città di Matera ci vuole tempo, però per creare le basi per qualcosa che permetta questa evoluzione il tempo si restringe e quindi magari una vera unione della città (amministrazione comunale, cittadini, richiedenti asilo) potrebbe essere una vera svolta, come lo fu il 7 ottobre 2014.