Era molto più rilassato del giorno della sua ordinazione Episcopale avvenuta lo scorso 22 febbraio al palasport “San Giacomo” di Conversano,Mons. Giovanni Intini accolto calorosamente ieri, a Tricarico, sede della sua (prima) Diocesi. Certamente un impegno non da poco, il passaggio da una parrocchia ad una intera diocesi e per giunta posizionati in due luoghi geograficamente differenti, seppur vicini, caratterizzati da un clima mite l’uno, e da temperature più rigide l’altro.

Sorridente e visibilmente commosso, Mons. Intini è entrato subito in sinergia con la gente che lo ha accolto. Ha abbracciato bambini, stretto mani ad anziani, salutato tutto il clero e le istituzioni e non ci ha pensato due volte a “mettersi in gioco” concedendosi una foto di gruppo con tanto di cappello giallo da clown  con gli animatori del gruppo di clownterapia che lo hanno accolto con tanto di nasi rossi e palloncini colorati. Un nuovo avvio, per Mons. Intini, in una piccola Diocesi punto di riferimento prezioso per diciannove micro paesi che la compongono e che ieri lo hanno abbracciato con tutto il calore possibile.

Di seguito i saluti del Vescovo, del Sindaco e dell’Amministratore Diocesano Don Nicola Urgo.

 

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Indirizzo di saluto di S. E. Rev.ma mons. Giovanni Intini

Vescovo della Diocesi di Tricarico

in occasione del suo ingresso a Tricarico

 

Gentilissima Sindaca,

Gentilissimi Sindaci,

Gentilissime Autorità civili e militari,

Gentilissimi Amici e Amiche della diocesi di Tricarico,

 

vi saluto con affetto fraterno e stima.

Nel momento di arrivare in terra di Basilicata ho sentito risuonare nel mio cuore le parole del profeta Isaia: “Come sono belli sui monti i piedi del messaggero che annunzia la pace, del messaggero di buone notizie che annuncia la salvezza…” (Is 52,7).

Si, intendo presentarmi così a voi, come messaggero di pace, messaggero della buona notizia del vangelo di Cristo, che è salvezza donata a tutti.

Infatti vengo a voi ricco solo della forza del vangelo di Cristo, perciò sento di dover ripetere questa sera le parole dell’apostolo Pietro: “Non possiedo né argento né oro, ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, alzati e cammina!” (At 3,6).

Alzati e cammina gente del territorio della Diocesi di Tricarico!

In piedi e in cammino…

In piedi, per vivere quella piena dignità che è dovuta ad ogni uomo e donna creati da Dio a sua immagine.

Dignità per la quale Chiesa e società civile, se pur con modalità e competenze diverse, devono sempre operare perché nessun modello di sviluppo sacrifichi la dignità umana sull’altare di un benessere per tutti mascherato da profitto per pochi.

In piedi per costruire insieme a tutti gli uomini e le donne di buona volontà una rete di relazioni e legami capaci di non escludere nessuno ma di accogliere tutti per collaborare alla costruzione di un mondo casa comune.

In piedi per vivere questa nostra terra come opportunità di nuovo sviluppo solidale nel solco delle antiche risorse umane, tradizioni e sapienza contadina che costituiscono una eredità da non disperdere ma da investire e armonizzare con i tempi nuovi che non possono prescindere da quelle radici.

Stare in piedi è fondamentale per mettersi in cammino; solo la consapevolezza della propria dignità umana può aiutare tutti a mettersi in cammino.

La sedentarietà appiattisce, il cammino arricchisce.

Uniamo le nostre forze per costruire cammini di solidarietà, di umanità, di dignità, di crescita, di fraternità, di bene, di verità, di giustizia.

Raccogliendo l’invito di Papa Francesco nella Evangelii gaudium vogliamo come credenti guardare la città degli uomini con sguardo contemplativo, “uno sguardo di fede che scopra quel Dio che abita nelle sue case, nelle sue strade, nelle sue piazze.” (EG 71).

Animati dalla premurosa misericordia di Dio vogliamo attraversare i luoghi del vivere quotidiano per trasformarli in luoghi di incontro e dialogo, come Gesù stesso fece con la donna Samaritana, presso il pozzo di Sicar, dove lei cercava di saziare la sua sete.

A partire dai bisogni veri che abitano la vita dei nostri fratelli e sorelle, come credenti vogliamo costruire opportunità di dialogo, di collaborazione, di partecipazione con tutti coloro che hanno a cuore il bene comune di questa nostra bella terra.

Il cammino è la modalità pedagogica scelta da Gesù Risorto per trasmettere vita e riaccendere speranza nel cuore rassegnato dei due viandanti di Emmaus.

Anche noi, chiesa di Tricarico, desideriamo metterci in cammino per intercettare quei percorsi a volte stanchi, delusi, rassegnati di tanti nostri fratelli che si sentono schiacciati dalle sconfitte della vita.

Mettendoci a loro fianco vogliamo deviare su strade di resurrezione, di vita, di speranza, consapevoli che nulla è impossibile a Dio e perciò nessuna resurrezione è impossibile per chi crede. In cammino, dunque verso orizzonti nuovi, senza paure ma con la consapevolezza di avviare processi di crescita che ci faranno guardare al futuro con serenità.

Io per primo vengo per mettermi in cammino con voi, desidero affiancarmi in punta di piedi ai vostri percorsi di speranza e promozione umana che già sono in atto, per imparare da voi ad amare questa terra aspra ma bella, capace di genuina umanità.

La storia di questa terra ci insegna che nonostante le ombre di un Sud sempre indicato come problema e raramente come risorsa, se si liberano le energie umane, intellettuali, sociali, religiose della nostra gente è possibile un progresso genuino e sostenibile perché radicato in una tradizione che non vuole essere freno ma volano alla crescita e al benessere di tutti.

Stringo in un abbraccio tutti gli uomini e le donne di questo nostro territorio e a voi mi permetto di ripetere le parole che il Santo Papa Giovanni XXIII pronunciava aprendo il Concilio Vaticano II, l’11ottobre 1962: “È appena l’aurora: eppure, già toccano soavemente i nostri animi i primi raggi del sole nascente!”.

Oggi, come allora, siamo soltanto all’inizio: “ TANTUM AURORA EST!”.

E, tuttavia, questa consapevolezza basta per impegnarci da veri “prigionieri della speranza” (Zaccaria 9,12), a trasferire nell’oggi della nostra vita un raggio della bellezza di Dio, promessa per il futuro.

Vi voglio bene! GRAZIE.

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Saluto di Angela Marchisella

Sindaco di Tricarico

in occasione dell’inizio del ministero episcopale di

  1. E. Rev.ma mons. Giovanni Intini

Vescovo di Tricarico

 

 

Eccellenza Reverendissima,

è con il cuore pieno di gioia che in coro Le diciamo: “Ben arrivato, La stavamo aspettando, questa Diocesi ha bisogno del suo Vescovo”.

La Diocesi di Tricarico costituita da 19 Comuni di cui 11 nella Provincia di Matera e 8 nella Provincia di Potenza, nel 2016 aveva una popolazione di 32.000 abitanti ca. con una superficie di 1287 Kmq, raggruppati in due zone pastorali: Val Basento e Val D’Agri-Sauro.

Istituita nel 968 ha rischiato di essere soppressa.

È forse la più piccola d’Italia.

Ai margini di uno sviluppo economico che ci ha sempre lambito e mai travolto, con un capitale umano che si assottiglia sempre più, dove la solitudine degli anziani, la crisi del lavoro (precarietà occupazionale, l’inoccupazione dei giovani, la perdita di posti di lavoro), la contrazione dei servizi (scuole, ospedali, uffici postali, strade, ecc.),così come l’abbandono delle attività agricole (che ha ulteriormente compromesso la stabilità idrogeologica), impongono sempre di più di dare valore alla riscoperta del “senso dei luoghi” perché le nostre bellezze  culturali e la bella gente che siamo, insieme alle nostre ricchezze naturali – territorio esteso, risorsa idrica, petrolio, vento – dicono che la natura non è stata matrigna con noi ma ci “urlano” che c’è un bisogno forte di pianificazione.

La pianificazione è lo strumento sia per indirizzare gli investimenti diretti a creare infrastrutture, recuperare l’esistente, investire sulla conoscenza, sostenere percorsi imprenditoriali, tutelare l’ambiente, sostenere gli ultimi oltre che garantire servizi essenziali  sia per armonizzare i processi di utilizzo delle risorse da parte dell’uomo, in una visione condivisa delle scelte, altrimenti continuerà a prevalere la divisione nella comunità lucana.

Infatti la percezione diffusa è che in Basilicata non abbiamo nessuna ricaduta in termini di sviluppo economico, occupazionale e di qualità di vita rapportato alla ricchezza delle risorse naturali e non.

In un mondo che diventa sempre più piccolo e che ha bisogno di ponti e non di muri, che ha bisogno di accoglienza, di inclusione e non di esclusione, il piccolo – così come piccola è la nostra Diocesi – deve essere una forza e non una criticità per uno sperato sviluppo economico sostenibile, provando a coniugare innovazione e tradizione attraverso un processo virtuoso di trasmissione di conoscenza, di saperi e, quindi, di scambi intergenerazionali

Esempio virtuoso sono “I Sassi” di Matera che stanno lì da millenni e oggi stanno creando economia.

Ecc. Rev.ma

la Diocesi di Tricarico annovera tra i suoi Vescovi Mons. Raffaello Delle Nocche Venerabile, venuto a Tricarico nel 1922, fondatore della Congregazione delle Suore di Gesù Eucaristico – che tanta attività sociale ed educativa hanno svolto e svolgono ancora oggi – e fondatore dello storico Istituto Magistrale (1930), attuale Liceo Pedagogico, che oggi è in difficoltà e impone l’impegno di tutti e soprattutto del Vescovo, per trovare una soluzione affinché questa storica e benemerita scuola non spenga la luce e chiuda la porta per sempre.

La storia e l’impegno di Mons. Raffaello Delle Nocche servano a noi da esempio per affrontare le molteplici questioni sociali una delle quali, fortemente attuale, è la questione degli ospedali esistenti sul territorio della nostra Diocesi: l’Ospedale di Stigliano e l’Ospedale di Tricarico. Quest’ultimo fondato per volontà popolare nel 1947 con l’azione sinergica di S.E. Rev.ma Mons. Raffaello delle Nocche e l’allora giovane ed amatissimo Sindaco Rocco Scotellaro, poeta e intellettuale che, con il suo impegno politico e la sua poesia, ha dato voce a quell’antico mondo contadino che voce non aveva. E il loro messaggio è ancora più attuale se si coglie la dilagante, inquietante e pericolosa delegittimazione della classe politica.

 

Ecc.za  Rev.ma,

le istituzioni territoriali (dai comuni alla regione, dalle parrocchie alla diocesi, le associazioni di categoria, la scuola, le associazioni di volontariato, i partiti ecc.) devono collaborare per contenere i “cultori della sfiducia” promuovere l’affermazione del bene comune, valore non negoziabile.

Questa mia convinzione e visione dell’agire politico mi ha spinto a scrivere a S.S. Papa Francesco nel giorno del suo compleanno per ringraziarlo dell’avvenuta nomina del Vescovo di Tricarico: riporto integralmente la lettera inviata dall’amministrazione di Tricarico e la risposta di Sua Santità:

 

 

Santità,

Il Suo 80° compleanno ci fa gioire della Sua esistenza e per averLa ricevuta come grande guida di sede e di azioni in questo nostro tempo così sofferente e disorientato.

Lei è per noi un dono della Provvidenza.

Il nostro augurio, come Sindaco e Amministrazione Comunale della città capoluogo della nostra Diocesi di Tricarico, si unisce anche al grande dono che Lei ci ha fatto, di provvederci di un Pastore per questa nostra piccola Diocesi di Tricarico, terra di Santi in cui ha operato, tra gli altri, Mons. Raffaello Delle Nocche.

Vogliamo continuare su quella strada per il vero incontro con i deboli e con i poveri presi per mano dal nuovo Pastore Mons. Giovanni Intini che Lei ci ha inviato.

Santità, ci permetta di abbracciarla con grande e sentito affetto.

Grazie Papa Francesco.

 

Il Sindaco e l’Amministrazione Comunale di Tricarico

 

E la risposta:

 

“Papa Francesco ha apprezzato i fervidi voti augurali a Lui indirizzati in occasione del Suo  80°genetliaco.

Vivamente grato per la premurosa attenzione, esorta «a ringraziare il Signore per tutto quello che ci ha donato. La nostra vita è il tempo in cui mettere a frutto i doni di Dio non per noi stessi, ma per Lui, per la Chiesa, per l’umanità, il tempo in cui cercare sempre di far crescere il bene nel mondo. È importante non chiudersi in se stessi, sotterrando le proprie ricchezze spirituali, intellettuali e materiali, ma aprirsi per essere solidali e attenti agli altri».

Mentre chiede il favore di pregare sempre per Lui, Sua Santità imparte di cuore la Benedizione Apostolica, auspicando che il Signore conceda a tutti di uscire dal buio che sta davanti a noi, intorno a noi e dentro di noi, per rendere più giusta e serena la nostra vita.

Mons. Paolo Borgia

                                                                  Assessore

 

Con questo messaggio Papa Francesco coniuga tradizioni e futuro, è vicino al cuore e alle mani degli uomini e rappresenta un Chiesa che ha, non solo nell’arte, uno stile romanico e non gotico.

 

Ecc.za Rev.ma,

sarà un caso, ma Lei è il 77° Vescovo di Tricarico e il 7 ha un significato importante e forte e perciò ci auguriamo che il Vescovo, il nostro Vescovo, possa dare impulso alle varie forze sociali presenti nella Diocesi ed anche a promuoverle, aiutare a non perdere mai la speranza, perché il futuro è fatto di sogni, i sogni nascono dalle idee e le idee sono il frutto del confronto, dello scambio tra uomini e, quindi, per continuare a sognare non bisogna mai chiudere la porta.

Possiamo sognare insieme e operare insieme, certo senza confusioni, giustapposizioni, divisioni, ma nel rispetto nobile delle competenze di ciascuno per il bene comune della nostra amabilissima popolazione, che ci è affidata.

Concludo ricordando che ieri 17 marzo 2017 ricorreva il 156° anniversario dell’unità d’Italia e, mutuando F. De Gregorio, dico “Viva la Basilicata, l’Italia che resiste! Viva la Basilicata, l’Italia che non muore!”.

 

 

Viva la Diocesi di Tricarico!

Viva il Vescovo Mons. Giovanni Intini!

 

Il Sindaco di Tricarico

 

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Indirizzo di saluto di Mons. Nicola Urgo

Amministratore diocesano

in occasione della solenne celebrazione di inizio ministero episcopale di

  1. E. Rev.ma mons. Giovanni Intini

Vescovo di Tricarico

 

Rivolgo un deferente saluto ed un cordiale benvenuto alle Autorità religiose, civili e militari, agli operatori del mondo della scuola, della sanità, della comunicazione e dell’informazione, ai rappresentanti delle organizzazioni economiche e sindacali, della cultura e delle libere professioni, alle Associazioni e ai Movimenti ecclesiali, alle Associazioni combattentistiche e d’arma, del volontariato e dello sport.

Un riconoscente pensiero va alle Forze dell’Ordine e alla Polizia Municipale per il qualificato impegno profuso quotidianamente a tutela della convivenza civile, della legalità e della sicurezza collettiva e per la collaborazione generosamente data per la buona riuscita di questo evento.

Un saluto cordiale e sincero ai nostri Sindaci, impegnati quotidianamente a seguire la vita dei propri concittadini, dagli eventi lieti a quelli più brutti. La vita dei nostri paesi chiede una collaborazione costante, nel rispetto dei ruoli, per dedicarsi con passione nel poter dare risposte alle fatiche del vivere quotidiano di ogni cittadino.

Con affetto e gratitudine saluto tutti i volontari che hanno profuso le loro energie per i migliori esiti di questa solenne celebrazione di inizio del ministero episcopale di mons. Giovanni Intini.

 

Amatissimo padre Giovanni,

fin dal momento della sua nomina a vescovo di Tricarico abbiamo avvertita “forte” la presenza del Venerabile mons. Raffaello Delle Nocche, vescovo amatissimo di questa piccola porzione del popolo di Dio che, dal cielo accompagna e sostiene la Comunità diocesana. Al Signore rivolgiamo ogni giorno la nostra preghiera per la sua glorificazione agli onori degli altari. A Lui sono succeduti come vescovi: mons. Bruno Pelaia, mons. Giuseppe Vairo, mons. Carmelo Cassati che da poco ci ha lasciati per il cielo, mons. Francesco Zerrillo, qui presente e sempre disponibile e attento alla vita della nostra Diocesi, che ha voluto condividere con noi anche questo momento, mons. Ligorio nostro amato Metropolita e mons. Vincenzo Carmine Orofino suo predecessore, che l’ha guidata con passione e con dedizione per ben dodici anni. Tutti ricordati e amati, stimati e venerati. A loro va la nostra sincera gratitudine.

Sin dai primi giorni della sua nomina abbiamo gioito per il dono del nuovo Pastore, avendo pregato in trepidante attesa e con il desiderio di poter essere esauditi. Papa Francesco, Pontefice della Misericordia, attento alle tante periferie esistenziali del nostro tempo, ci ha fatto dono della sua persona, amabile, interiormente disponibile all’ascolto, mite, pronto a  dare cuore, mente, opere, pazienza e sofferenza per quanti da Dio le sono stati affidati. E come ci ricordava mons. Favale nell’omelia della sua ordinazione episcopale, chiamato ad essere «buon samaritano che non va mai oltre lungo la strada quando incontra un fratello ferito, collaboratore della gioia di tutti, sentinella che scruta l’orizzonte di Dio nelle urgenze della storia».

Il nostro grazie alla Chiesa che è in Conversano-Monopoli, al suo pastore pocanzi citato, alle Comunità parrocchiali di Noci e di Monopoli, alla sua mamma, alla sua famiglia, ai numerosi sacerdoti e seminaristi che hanno testimoniato nei suoi confronti stima e tanta riconoscenza.

Sono certo che, da ora questa piccola e vivace Comunità diocesana che è in Tricarico, il suo presbiterio, le religiose e i religiosi, le associazioni e i movimenti ecclesiali, i fedeli laici tutti, alla scuola del Divino Maestro, il Signore nostro Gesù Cristo, si dispone ad interiorizzare il suo motto episcopale «oportet illum crescere». Sì, è necessario  che Lui, Cristo, cresca, io, ciascuno di noi, invece diminuisca. E come ci ha voluto ribadire, nel saluto di ringraziamento a conclusione della sua ordinazione episcopale: «la mia gioia sarà come quella del Battista: vedere una comunità innamorata di Cristo che con gioia vive e annuncia il Vangelo». Tutti dobbiamo imparare a dare al Signore Gesù tutta la gloria del nostro operato, perché ogni nostra opera è Lui a compierla per noi (cfr Is 26,12), nella consapevolezza, comunque che chiunque segue Cristo, uomo perfetto, si fa anche lui più uomo (GS 22.41).

Eccellenza, non mancheranno certo le difficoltà; spesso dovrà confrontarsi con il disincanto o lo scoraggiamento di tanti che busseranno alla porta del suo cuore; dovrà avere la pazienza e la forza di preparare una strada al Signore perché chi lo cerca possa incontrarlo. E incontrerà tante persone che desiderano lasciarsi trasformare dalla grazia, e giovani che credono che la relazione con Gesù Cristo è assolutamente decisiva nella propria vita, nelle scelte più semplici e in quelle più difficili e decisive; incontrerà molti anziani, saldamente ancorati alla fede ricevuta e a quella esperienza di religiosità popolare, vero e proprio tesoro di spiritualità nella vita delle nostre piccole comunità cristiane.

La sua amabilità ha già toccato nel profondo il cuore delle persone. Siamo certi che lei sarà –come diceva San Gregorio Magno- « […] vicino a ciascuno con la compassione e più di tutti dedito alla contemplazione, per assumere in sé, con le sue viscere di misericordia, la debolezza degli altri, e insieme, per andare oltre se stesso nell’aspirazione delle realtà invisibili, con l’altezza della contemplazione. E così, se guarda con desiderio verso l’alto non disprezzi le debolezze del prossimo o se viceversa, si accosta ad esse, non trascuri di aspirare all’alto» (S. Gregorio Magno, Regola pastorale II,5).

Ci insegni a guardare il mondo con gli occhi di Dio e con lo sguardo dei poveri e dalla parte dei poveri; ci insegni, come Giovanni Battista, ad essere coerenti ed essenziali in tutto per vivere il Tempo della Nuova Evangelizzazione che ci chiama ad avere il coraggio di andare controcorrente,  per andare incontro a tutti, senza paura e senza rinunciare alla nostra appartenenza e – come ci ricorda il Santo Padre Francesco – «concentrarci sulla realtà fondamentale, che è l’incontro con Cristo, con la sua misericordia, con il suo amore e l’amare i fratelli».

Ogni sua visita alle parrocchie della Diocesi avrà il sapore di una visita pastorale perché si troverà immediatamente a contatto diretto con le persone e con la realtà del luogo, con il parroco e con i suoi collaboratori. E’ il contatto diretto e personale che le farà vedere le ansie e le preoccupazioni, le gioie e le attese della nostra gente, soprattutto degli ammalati e degli anziani, per donare loro una parola di fiducia e di speranza.

Nella Santa messa crismale del 2013, nel primo anno di suo pontificato, Papa Francesco diceva commentando il testo di Isaia 61: «Le vesti sacre del Sommo Sacerdote sono ricche di simbolismi; uno di essi è quello dei nomi dei figli di Israele impressi sopra le pietre di onice che adornavano le spalle dell’efod dal quale proviene la nostra attuale casula: sei sopra la pietra della spalla destra e sei sopra quella della spalla sinistra (cfr Es 28, 6-14). Anche nel pettorale erano incisi i nomi delle dodici tribù d’Israele (cfr Es 28,21). Ciò significa che il sacerdote celebra caricandosi sulle spalle il popolo a lui affidato e portando i suoi nomi incisi nel cuore. Quando ci rivestiamo con la nostra umile casula può farci bene sentire sopra le spalle e nel cuore il peso e il volto del nostro popolo fedele, dei nostri santi e dei nostri martiri, che in questo tempo sono tanti! […] Il buon sacerdote si riconosce da come viene unto il suo popolo […] Ciò che intendo sottolineare è che dobbiamo ravvivare sempre la grazia e intuire in ogni richiesta, a volte inopportuna, a volte puramente materiale o addirittura banale – ma lo è solo apparentemente – il desiderio della nostra gente di essere unta con l’olio profumato, perché sa che noi lo abbiamo. Intuire e sentire, come sentì il Signore l’angoscia piena di speranza dell’emorroissa quando toccò il lembo del suo mantello. Questo momento di Gesù, in mezzo alla gente che lo circondava da tutti i lati, incarna tutta la bellezza di Aronne rivestito sacerdotalmente e con l’olio che scende sulle sue vesti». (Francesco, omelia della Santa Messa del Crisma, 28 marzo 2013). Queste parole sembrano fare eco e declinare oggi «l’antica storia del Samaritano che è stata il paradigma della spiritualità del Concilio», chiave di lettura lasciataci da papa Paolo VI alla fine del Vaticano II (Paolo VI, Allocuzione all’ultima sessione pubblica, 7 dicembre 1965). Questo, Eccellenza, le auguriamo di vivere, per questo e per quanto lei vorrà indicarci le rinnoviamo la nostra filiale obbedienza.

La nostra Diocesi guarda con fiducia e speranza ai testimoni della fede che hanno saputo mettere in luce i segni della santità e delle virtù eroiche: il Venerabile mons. Raffaello Delle Nocche, innamorato dell’Eucaristia e della Madonna, sinceramente umile e sempre pieno di speranza, apostolo della gioia cristiana; la Serva di Dio, Maria Marchetta, testimone del valore della sofferenza con un cuore colmo di riconoscenza. Intercedano per noi tutti la Vergine Santa venerata con il titolo della Madia, del Carmelo e di Fonti e i Santi patroni Potito e Pancrazio. Amen.