Sarà dedicata al sommo poeta latino Quinto Orazio Flacco la loggia massonica che il Grande Oriente d’Italia insedierà a Matera, il 5 marzo, nel corso di una cerimonia privata e con un rituale consolidato che si terrà a Palazzo Viceconte. L’annuncio, comparso, sul sito del GRANDE ORIENTE D’ITALIA, fa seguito a un auspiscio avanzato dal Gran Maestro Stefano Bisi, in occasione del convegno svoltosi nella Città dei Sassi nel settembre scorso (http://giornalemio.it/eventi/massoni-a-matera-con-il-gran-maestro/ e http://giornalemio.it/cronaca/a-matera-una-loggia-del-grande-oriente/).

Nessuna indiscrezione sui nuovi muratori ma qualcuno degli iscritti era all’incontro di Matera del settembre 2015 e lavorerà per la ” Casa” che sorgerà nella Capitale europea della Cultura. La nuova Loggia segue all’esperienza, interrottasi 30 anni fa con quella dedicata a ”Giovambattista Pentasuglia”, ingegnere e telegrafista, e tra le figure di punta della spedizione dei ”Mille” guidata dal Generale Giuseppe Garibaldi, eroe indiscusso dei ” Due Mondi” e protagonista dell’Unità d’Italia.

La scelta del 5 marzo, per gli amanti delle curiosità, coincide con le ricorrenze di Sant’ Adriano, santo guerriero, protettore dei corrieri , soldati veterani e con la festa della partenza della dea egiziana Iside, considerata come la corrispondente della Nostra Signora dei Naviganti. Divagazioni a parte la riapertura di una Loggia è l’occasione per rileggere in maniera meno prevenuta, fuori dai luoghi comuni legati al potere per il potere, che hanno segnato le cronache oscure del BelPaese, parte della storia della Città che ha avuto in passato figure massoniche di punta nelle istituzioni, nelle arti e nel mondo del lavoro. Una interrruzione durata 30 anni, ma altri per motivi di opportunità si sono iscritti alle logge massoniche fuori regione e fuori del BelPaese.

E’ l’occasione per quanti lo vorranno per segnare una identità, una appartenenza,una condivisione a valori e progetti che può essere continuata alla luce del cielo limpido dei Sassi. Attendiamo…

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L’ANNUNCIO SUL SITO DEL GRANDE ORIENTE D’ITALIA
“Ci piacerebbe avere di nuovo una sede del Grande Oriente in questa bellissima città dopo oltre trent’anni di assenza. Vorremmo colmare questo vuoto e lavoreremo per riportare lo spirito liberomuratorio in questa terra che ha dato i natali a uomini di grande anima e intelletto”. Lo aveva detto il Gran Maestro Stefano Bisi a Matera a settembre, in occasione del convegno a Palazzo Gattini sulla Massoneria in Basilicata. Un auspicio che si è realizzato in pochi mesi. Il 5 marzo l’antica città dei Sassi avrà dopo 30 anni una nuova loggia massonica. La cerimonia d’installazione, alla quale interverrà il Gran Maestro, si terrà a Palazzo Viceconte, alle ore 10. L’officina sarà intitolata a Quinto Orazio Flacco, il grande poeta latino, nativo di Venosa, alla cui opera – secondo alcuni studiosi – si ispira gran parte del pensiero liberomuratorio. L’ultima loggia materana del Grande Oriente, in ordine di tempo, è stata la “Giambattista Pentasuglia”, intitolata all’unico lucano tra i Mille di Garibaldi, convinto patriota e appassionato libero muratore.
Scheda. Quinto Orazio Flacco, al quale sarà intitolata la loggia del Grande Oriente, le cui colonne verranno innalzate a marzo, nasce a Venosa l’8 dicembre del 65 a.C. Il padre, un liberto che esercita il mestiere di esattore nelle vendite all’asta, gli assicura un’ottima formazione, tanto che lui lo ricorderà sempre come il migliore dei padri. Nel 42 a.C. Orazio, in Grecia per il tradizionale viaggio di istruzione, combatte con l’esercito dei cesaricidi a Filippi in difesa della libertas repubblicana. Nel 38 a.C. entra nel circolo di Mecenate, col quale stringe un’amicizia saldissima, culminata nel dono da parte di Mecenate della villa in Sabina, a Licenza. Muore a Roma nell’8 a.C. Nelle sue opere, Epodi, Odi, Satire ed Epistole, Orazio era pervenuto all’elaborazione di una sua morale fondata sulla libertà interiore, sulla capacità dell’uomo, che non è garantito da nessuna divinità e da nessuna provvidenza, di liberarsi dalle paure e, quindi, dall’ansia del domani. La possibilità di dare un valore alla vita, secondo Orazio, si giuoca tutta su questa terra, in questa vicenda irripetibile che è la vita dell’individuo, punto luminoso, ma effimero, nel buio del tempo.Il Gran Maestro Stefano Bisi incontrerà gli organi d’informazione nel pomeriggio del 5 marzo, alle ore 15, presso Palazzo Gattini.

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DA MARIO PAGANO A FRANCESCO D’ALESSIO
Francesco Mario Pagano (1748-1799), autore del progetto di Costituzione della Repubblica napoletana. Cadde sul patibolo. Nel 1786 fu maestro venerabile della Loggia Philantropia di Napoli che lasciò la dipendenza della Massoneria inglese.
Tra i grandi personaggi della Massoneria lucana una figura chiave emblema di cultura e di modernità, è stata quella di Mario Francesco Pagano, giurista, filosofo, politico e drammaturgo italiano, tra i massimi esponenti dell’Illuminismo, iniziatore della scuola storica napoletana del diritto, personaggio di spicco della Repubblica Partenopea del 1799. A lui, che si meritò l’appellativo di Platone di Napoli, si ispira infatti la Libera Muratoria locale che ne tramanda il nome anche attraverso una loggia, fondata nel 1886, ancora oggi attiva a Potenza. Un’altra, sempre a lui intitolata ma non non più operante, prese vita lo stesso anno a Viggiano. Tanti gli illustri uomini di questa terra, che hanno contribuito a fare la storia d’Italia, come Floriano Del Zio, avvocato e filosofo di Melfi, che nel 1860 si batté valorosamente al Volturno, a Caserta e a Sant’Angelo e che poi fu deputato e infine senatore. E ancora, Pietro Lacava, di Corleto Perticara, mazziniano convinto, che tra il 1857 e il 1860 a Napoli svolse intensa attività antiborbonica, e fu membro del Grande Oriente all’Assemblea Costituente di Firenze e dopo, nel 1871, a quella di Roma, e che infine divenne parlamentare e fu ministro più volte fino al 1909. Per non dimenticare Francesco Lovito, fervente cospiratore antiborbonico e patriota, anche lui eletto deputato e tanti altri tra i quali l’archeologo Vittorio Spinazzola, che diresse gli scavi di Pompei dal 1910 al 1912 e il giurista e parlamentare Francesco D’Alessio (1886-1949).