La ferrovia Ferrandina – Matera …Adriatica un ramo secco? Boutade elettorale referendaria che ha spiazzato le strategie regionali del ” divide et impera”. per mantenere lo status quo e investire altrove? Gli interrogativi del qualunquismo mirato e opportunistico, che ha procurato forti bruciori di stomaco in quanti hanno mal digerito il recepimento dell’emendamento al Bilancio (presentato dai parlamentari Maria Antezza e Ludovico Vico e altri) ,che stanzia 210 milioni di euro per l’adeguamento della linea e pone le basi per il suo prolungamento, lasciano il tempo che trovano e guardano al definitivo passaggio al Senato della legge per aprire il capitolo della concretezza e della fattività. Le risorse ci sono e spetta al ”cronoprogramma” di Rete Ferrovie italiane, circa gli interventi da eseguire, per passare dagli impegni di Governo e di Bilancio ai fatti della progettualità e dei cantieri. Ma qualcosa di più concreto – come ha annunciato l’on. Maria Antezza nel corso di un incontro conferenza stampa con l’on Ludovico Vico alla “stazione” del Bar Tripoli (altro che Leopolda), in piazza Vittorio Veneto a Matera-potrà venire dall’ennesima visita del Ministro per le Infrastrutture Graziano Del Rio. Ma occorrerà vigilare e attivarsi affinchè ci siano i giusti raccordi, per evitare sovrapposizioni e ritardi, con la Regione Puglia circa la direzione e l’innesto del prolungamento della tratta che dovrebbe essere pronta dopo il 2019. I capitoli di spesa ci sono e non si può scantonare. Occhi e orecchie aperte anche sul Freccia Rossa o ” Mennea” , sulla linea Taranto-Roma, che entrerà in servizio con velocità e costi per l’utenza finora ignoti -con l’orario invernale- e il numero di corse (quante ?) a partire dall’11 dicembre 2016. E con la novità compromissoria della durata sperimentale di un anno, per le due fermate di Ferrandina e di Metaponto Lido. La palla passa a Trenitalia per la piena efficienza delle stazioni . Sono ambedue ammodernate, lo ricordiamo a quanti nella diatriba dei campanili per puntare a far nulla hanno messo in luce le peculiarità della stazione metapontina, e necessitano del ripristino dei servizi ai passeggeri e logistici. Il comune di Ferrandina, da quanto hanno annunciato il sindaco Gennaro Martoccia e il capogruppo Carmine Lisanti, si stanno muovendo già per quanto di loro competenza e con un progetto dal costo di quasi 80.000 euro per riqualificare piazzale e migliorare l’informazione segnaletica. Ma altro dovrà fare la Regione Basilicata per assicurare una adeguato servizio di navette per il trasporto su gomma da Matera a Ferrandina e verso la stazione di Metaponto. Occorrerà trovare le risorse adeguate, anche in relazione al nuovo piano dei trasporti e alla razionalizzazione del servizio che sarebbe ora sfrondi linee onerose e concessionari che hanno costi due, tre volti superiori a quelli di mercato. Saremo vigili e altrettanto dovranno fare parlamentari, amministratori e consiglieri regionali- quelli che sono con Matera e non si vendono con il loro silenzio assenso per il classico piatto di lenticchie- affinchè i progetti avviati vadano in porto. Quanto ascoltato negli interventi alla stazione del ” bar Tripoli”, dai parlamentari Antezza e Vico, nella ricostruzione dei passaggi sull’emendamento e sulle prospettive della legge, dal presidente della Provincia Francesco De Giacomo, dal presidente dell’associazione ‘’Matera ferrovia nazionale’’ Nicola Pavese, dai sindaci di Ferrandina Gennaro Martoccia (che alla stazione del bar Tripoli ha festeggiato il compleanno) di Matera Raffaello De Ruggieri che ha citato l’intervento sulla ferrovia a Matera dal parlamentare lucano Camporeale nel 1879 e le conclusioni dell’allora presidente del consiglio Agostino De Pretis, confermano che il ‘’La ‘’ alla ripresa dell’incompiuta ha avviato un percorso che non va fermato. Attendiamo oltre alla vigilanza, anche coerenza e continiuità per evitare i colpi bassi, gli agguati di quanti – nella logica regionale del ‘’ t(e)nim mman tutt nuj…gestiamo tutto noi’’- punta riportare la Matera Ferrandina sul un binario morto. La cenere sotto il tappeto, legata ai 600 miliardi delle vecchie lire spese e alle tre aziende fallite, va rimossa con vigorosi colpi di ramazza anche nei confronti di quanti ,dal ponte Musmeci , stanno a guardare per vedere come va a finire…Ne riparliamo dopo il referendum del 4 dicembre. ferrovia-2-1

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