Ormai a Matera i cancelli sono stati spalancati, i buoi sono scappati e vani saranno i tentativi di bloccare la tendenza del mercato e delle mani libere all’insediamento di nuove attività commerciali, sopratutto della ristorazione, in centro e nei rioni Sassi. E’ l’effetto di Matera 2019 e dell’assenza di una cornice, di un minimo di regole per evitare il repentino cambio di identità del cuore antico. De Ruggieri non ci sta è nel corso di una conferenza stampa in Municipio per illustrare le metodologie usate nel monitoraggio delle cause di degrado degli affreschi della Cripta del Peccato Originale, attivate con successo da Ibam-Cnr di Tito Scalo (Potenza) e la Digimat srl di Matera, ritorna sull’argomento e sulle considerazioni senza peli sulla lingua sentite e riportate in altre occasioni.” Ormai – dichiara- siamo davanti a una bettola a cielo aperto con attività artigianali e librarie ( le cita tutte da Casiello a Daddiego a Mondadori ndr) costrette a trasferirsi per far posto, chissà, ad attività di ristorazione e non sempre di alta cucina…Pizza al taglio o similari? preferei tagliarla. Non mi va che Matera segua lo stesso destino di Firenze o Venezia, come mi hanno confermato alcune personalità incontrate di recente in città. Città d’arte dove, locali e attività storiche e identitarie della cultura tradizionale, hanno fatto posto a fast food o negozi di souvenir prodotti altrove… C’è un provvedimento governativo che dà priorità alle funzioni culturali dei centri storici rispetto a quelli commerciali. Vedremo. Non ci sto a questo degrado del centro e dei rioni Sassi e questo potrebbe vedermi in contrasto o fuori da questa maggioranza…” Parole forti quasi ultimative che abbiamo stralciato dalle puntuali e articolate considerazioni fatte dal primo cittadino, non nuovo a queste prese di posizione ma che lo hanno visto spesso solo su questo tema. Ricordiamo cosa accade, nei mesi scorsi, a valle del trasferimento della Libreria dell’Arco da piazza Pascoli o della ” Mondadori” a seguito della richiesta di aumento dei canoni di locazione. Il sindaco e la giunta avevano annunciato provvedimenti di tutela, ispirati alle esperienze di altre realtà con incentivi, attività di animazione pur di rimediare alle inevitabili leggi di mercato. Ma da allora non ci sono stati piani o progetti sui quali confrontarsi, mentre l’emorragia di trasferimenti, i cambi di destinazione d’uso continuano ad aumentare. E nè tantomeno, aldilà delle lamentele di chi deve trovarsi un altro spazio a canoni accettabili e di cittadini preoccupati della piega presa dalla politiche delle mani libere, abbiamo ascoltato o ricevuto proposte per una inversione di rotta. Del resto nel consiglio comunale, è un dato oggettivo, non si è mosso nulla o quasi aldilà di qualche intervento isolato. E nè ci meravigliamo perchè non accada nulla e se il sindaco si scontra contro il muro dell’indifferenza . Conflitti di interesse? Precise volontà a lasciar andare l’economia, e il turismo in particolare per la propria strada, come dimostrano gli scarsi risultti delle ordinanze emanate per il settore ? A voi le considerazioni… Fatto sta che non si parla di cultura con la ”C” maiuscola, come ripete e ripeterà De Ruggieri fino alla noia, ma di cultura minore con la ”c” minuscola. Quella “du cutturill” per dirla con un termine gastronomico tradizionale , di carne di agnello sacrificale (Matera) cotto a fuoco lento e di una cultura mirabilante tra sorrisi e pacche sulle spalle, propria degli opportunisti che hanno svenduto la città, che ha preso piede e senza limiti nella capitale europea della cultura 2019. Con l’aumento (prevedibile ) e spropositato di canoni di locazione per gli esercizi commerciali, l’espulsione graduale dal centro di attività librarie e artigianali consolidate, espressione di una memoria cittadina messa nell’angolo e da piazze e strade dello struscio di un tempo dei residenti per lasciare il posto ad attività di ristorazione e alberghiere.Il sindaco di Matera, Raffaele De Ruggieri, alle prese con una delle tante fasi difficili del suo mandato, avrebbe preferito un altro modello di sviluppo turistico per la ”Città dei Sassi” e ”Capitale europea della cultura 2019” , rivolta a una utenza di fascia medio alta che fruisse di una offerta culturale a denominazione di origine identitaria e controllata. Ma la realtà è un’altra e il rischio di omologazione a Venezia o a Firenze c’è tutto, con la rete diffusa della ristorazione per tutte le tasche e gusti, ma che ha cambiato il cuore dell’ex capitale della civiltà contadina e di laboratorio sociale e antropologico, che per molti anni ha destato l’attenzione di studiosi e intellettuali di mezzo mondo. Tagliamo la pizza? Ma no fa parte della Dieta Mediterranea bene immateriale patrimonio dell’Umanità, che fa il paio con i Sassi e l’habitat rupestre patrimomio ”materiale” dell’Unesco. E gli abitanti ”culturali”? A loro, a noi, resta ” u ‘cutturill”…