Riceviamo e pubblichiamo una nota della segreteria provinciale Cisal

 Passare ad un solo Consorzio di Bonifica nella regione Basilicata liquidando sia il Consorzio di Bonifica di Bradano e Metaponto, sia il Vulture Alto Bradano che l’Alta Val d’Agri è stata una decisione per certi versi lungimirante, ma per altri versi portatrice di problematiche che avrebbero dovuto avere più attenzione da parte delle istituzioni. E’ quanto dichiara in una nota Luigi D’Amico, Segretario Provinciale della Cisal di Matera, il quale afferma che la gestione da parte dell’attuale Amministratore Unico non ha ancora risolto i numerosi problemi di organizzazione del lavoro nel territorio, di riassegnazione di ruoli e responsabilità, ma anzi con un comportamento autoritario e dispotico ha creato all’interno del consorzio un clima di terrore e malcontento. Tra l’altro, continua D’Amico, sono aumentati i carichi di lavoro nella sede materana accentrando responsabilità, ruoli e compiti di carattere tecnico amministrativo che potevano tranquillamente essere lasciati nel territorio con l’obiettivo di poter utilizzare le consolidate professionalità di lavoratori già esistenti in loco che invece sono stati completamente isolati all’indomani della fusione dei tre consorzi. D’Amico riprende anche la questione della palese intenzione dell’Amministratore di revocare unilateralmente (o con il beneplacito di alcuni) i contratti aziendali sottoscritti negli ultimi decenni, contravvenendo alle più elementari norme contrattuali e legislative che sanciscono la inviolabilità delle consolidate condizioni economiche e normative dei singoli lavoratori. La Cisal vigilerà affinché non siano calpestati gli inviolabili diritti dei lavoratori  attivando tutti gli strumenti sindacali e legali a tutela dei loro interessi. D’Amico sottolinea che non va sottaciuta la situazione economica del Consorzio di Bonifica della Basilicata che già nella fase inziale mostra evidenti segnali di grande sofferenza economica determinata dalle ingenti somme necessarie alla sua gestione, con la Regione Basilicata che non da messaggi di certezza e garanzie procurando non poche preoccupazioni ai  lavoratori. La stessa gestione dei quasi quattromila lavoratori forestali (vie blu) che sono gestiti anch’essi dal Consorzio pone ulteriori e numerosi interrogativi che le istituzioni non sono riuscite a sciogliere, prima fra tutti quale futuro è garantito a un Consorzio che gestisce le sorti di 4.500 lavoratori? D’Amico si chiede, infine, quali decisioni e quali misure si intenderanno adottare a difesa di un Consorzio che dopo la Fiat risulta essere l’unità produttiva con più dipendenti? A chi giova continuare ad avere un Consorzio di queste dimensioni organizzative e di lavoro, ma con gravi criticità organizzative, finanziare e gestionali? La Cisal, conclude D’Amico, essendo un sindacato che ha dato l’adesione al Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro e sarà quindi firmatario nel prossimo rinnovo contrattuale, sarà soggetto attivo che continuerà a denunciare ogni intollerabile ritardo delle istituzioni ed ogni iniziativa gestionale che causeranno ulteriori danni al Consorzio e ai suoi numerosissimi dipendenti.