La notizia del trasferimento della seconda libreria di Matera, a causa dell’aumento del canone di locazione, rappresenta l’ulteriore segnale di un Paese che sta cambiando. Ridurre il tema al caso della città che sarà Capitale europea della Cultura nel 2019, vuol dire fermarsi a guardare il dito”.

Così il direttivo dell’associazione Cittàchelegge interviene sul caso-librerie ripreso anche dalla stampa nazionale in queste settimane aggiungendo: “Le librerie, a Matera, non chiudono ma sono costrette ad affrontare con evidente debolezza, il rincaro ingiustificato di canoni di locazione nel centro storico. E’, dunque, più sensato chiedersi a cosa è dovuta l’incapacità economica dei titolari di queste attività e per farlo non si possono ignorare i dati diffusi dall’Istat nel rapporto 2017 che, confrontando le abitudini degli italiani dal 2008 al 2016, segnala la lettura di almeno 4 libri da parte dei giovani che nel 2008 erano pari al 19,9% e nel 2016 sono crollati al 18,4%. A leggere almeno un libro erano nel 2008 il 42,3% crollati nel 2016 al 37%.”

Aumentano, al contrario – prosegue la nota – i giovani che visitano musei e mostre almeno una volta che sono saliti dal 24,9% del 2008 al 27,7 del 2016. Sono dati sui quali è necessario svolgere una attenta riflessione per chiarire i termini di una polemica che deve individuare bene il perimetro nel quale muoversi. La propensione alla lettura, nonostante il paradossale successo delle rassegne letterarie estive (di cui andrebbero diffusi i dati relativi al riscontro in termini di vendite), resta dunque molto bassa e per questo è necessario che si operi in termini di politiche di valorizzazione e promozione, a cominciare dalla scuola che impegna una fascia d’età di straordinarie potenzialità. In questo senso, Cittàchelegge, si dice disponibile sin d’ora ad impegnarsi per mettere a punto un calendario di incontri che impegnino i ragazzi in appuntamenti settimanali con la lettura e il commento di libri contemporanei o di classici della letteratura.”

Siamo certe – conclude – che cominciando dall’età scolare, si possa incentivare il ricorso all’acquisto dei libri o al prestito di testi introvabili, garantendo in questo modo un circuito commerciale e culturale che coinvolga librerie e biblioteche, evitandone la lenta e progressiva scomparsa”.