Era ora…Dopo quasi cinque anni di contenzioso e un accordo tra Comune di Matera e Q8 petroli, raggiunto quattro mesi fa, il cantiere della stazione di servizio di via Annunziatella si appresta a lasciare libera l’area per un parcheggio pubblico e un punto di informazione turistica. Via le colonnine del carburante e altre attrezzature destinate a un uso che non ci sarà più e, quindi, la bonifica dell’area. Quanto ai tempi riteniamo che possano essere contenuti e la cosa potrà ridurre ed eliminare i tanti disagi procurati ai pedoni, a causa del ridimensionamento del marciapiede. e degli ostacoli tuttora permanenti delle auto che ne ostruiscono il transito, obbligando i pedoni a camminare su strada con il rischio di essere investiti. Vecchia piaga, che nè gli episodici interventi del servizio di rimozione forzata e nè le sanzioni hanno arginato. Naturalmente attendiamo la chiusura del cantiere della ex stazione di carburante, per consegnare alla storia un capitolo tra i più contradditori e paradossali della vita politica e amministrativa del Comune. Alla fine hanno pagato, in termini di disagi, i cittadini. Ma tutto è bene quello che finirà bene, sopratutto se si riuscirà a realizzare in quel sito- a ridosso dello stadio- anche un buon lavoro di recupero della storia architettonica della città e del BelPaese. Ricordate gli impianti della Agip Supercortemaggiore, con il cane a sei zampe, degli anni Sessanta? L’ingegner Giovanni Scarola ce ne ha offerto un saggio nei mesi scorsi . Ne pubblichiamo la vecchia proposta del marzo 2017


LA PROPOSTA DI GIOVANNI SCAROLA
Francesco Andreani, architetto e docente universitario introduce nel suggestivo mondo delle stazioni di servizio, le «piccole opere d’arte del Novecento» disseminate in tutto il territorio italiano. Andreani scrive che “Un numero impressionante di piccole opere d’arte del Novecento segna il territorio italiano, traccia spesso decaduta di un’altra età dell’oro dell’architettura italiana. La maggior parte delle stazioni di servizio Agip – queste sono le opere d’arte – furono realizzate da un architetto dal nome provinciale e banale, Mario Bacciocchi da Fiorenzuola d’Arda, figlio di tipografo, uno dei grandi architetti italiani che la storia ignora e lascia alle cronache successive. Furono costruite a partire dagli anni Cinquanta per l’Eni di Enrico Mattei, che nutriva per Mario una particolare fiducia operativa e anche ideale, dopo il lavoro per Metanopoli, nel quale Bacciocchi aveva realizzato progetti urbanistici e architetture di dettaglio fino all’ideazione dello stesso nome di Metanopoli, intuizione felice e pubblicitaria che indicava valore e forza delle nuove realtà dell’Eni del dopoguerra. Una grande pensilina in cemento armato, bianca, sottile, raffinata, con un profilo simile ai semplici diagrammi di carico uniforme, nasceva dal suolo e avvolgeva ora il piccolo chiosco del benzinaio ora la grande stazione di servizio . Furono tredici le varianti dello stesso modello, dai piccoli chioschi che ancora oggi sembrano lasciti di una modernità imprevista nel paesaggio italiano, alle grandi stazioni di servizio, con bar, ristoranti, negozi, avvolti tutti da questa straordinaria pensilina, bianca, semplice, costruttiva.”

Nella foto storica seguente la stazione Agip del 1953 realizzata a Macomer in Provincia di Nuoro, ma nei tratti non è difficile ritrovare l’architettura della originale stazione che l’Agip realizzò a Matera negli anni 60 in via Annunziatella, sulla via Appia romana.
L’originale architettura ha subito negli anni l’aggiunta di superfetazioni anche a seguito della cessione dell’impianto da parte dell’Agip ad altre società. Ma una sguardo attento riconosce che all’interno delle plafonature si conserva quell’architettura originale che le Soprintendenze Italiane stanno vincolando nelle Città quali beni da tutelare anche a memoria del tempo della sfida di Mattei alle “sette sorelle” americane. Ma quella era un’altra Italia, un periodo di autonomia nazionale e di competizione all’estero.
Nel profilo del fabbricato si scorge l’ala posteriore stabilizzatrice ( è la stessa coda dei moderni aerei) perché con la “Cortemaggiore” negli anni 50 si volava, dall’alto, invece, si scorge il profilo della piastra a sbalzo snella e potente che proteggeva l’area di distribuzione.
La Città di Lecce ha da poco comprato la storica stazione centrale Agip dismessa, su cui la Soprintendenza ha posto il vincolo di tutela, per recuperala e destinarla ad attività culturale. Foiano(Arezzo) ha trasformato lo storico sito nel luogo di distribuzione dell’acqua “pubblica”. Il distributore Agip di Ivrea, progettato negli anni Cinquanta da Mario Bacciocchi, è diventato oggi un punto informativo e di incontro. Il contenitore, progettato nel 1953 sulle rive di Trieste dallo Studio Banfi Belgiojoso Peressutti e Rogers per l’Aquila, nel 2008, dopo un lungo periodo di abbandono, è diventato un luogo di aggregazione e spazio espositivo. L’esperienza estera di recupero delle prime architetture dell’alba della politica energetica mondiale è ancora più ricca. “Le stazioni di Dudok, a Loenersloot, a Groningen, oggi monumento nazionale, quelle progettate per la Shell dall’architetto A. Meijlink a Vught nel 1933 fino al capolavoro dell’architetto Friedrich Tamms nei pressi di Fürstenwalde, un piccolo gioiello del modernismo tedesco realizzato nel 1937 sulla strada tra Berlino e Francoforte. ll distributore, criticato dal Reich per l’americanissima copertura piana a forma di boomerang, è stato in funzione fino al 1995 e ha evitato la demolizione grazie a un’efficace campagna di sensibilizzazione che ha portato al riconoscimento del notevole interesse storico dell’edificio (rif. Susanna Caccia)”. In tutto il mondo le Città recuperano queste micro architetture diffuse. E Matera? Il Comune di Matera è proprietario dell’area su cui sorge l’area di servizio di via Annunziatella. Il 31 dicembre 2010 scadeva il contratto con la Società utilizzatrice del sito. Alchimia amministrativa , malgrado sin dal 2008 un dirigente del Comune di Matera attestò la non prorogabilità del contratto in seguito all’approvazione del nuovo PRG 2007, che destinava tale area a verde e giardino , consente ,a distanza di 7 anni , l’occupazione dell’area e la sua blindatura con transenne. Neanche un’ordinanza del Tar è servita a recuperare alla civiltà almeno l’area delle preesistenti strisce pedonali su cui è stato edificato finanche un muretto di cemento armato. La Giunta comunale approvò nel 2014 uno studio di fattibilità per destinare l’area a verde e parcheggi. Il Consiglio Comunale a fine 2014 approvò mozione per l’immediata realizzazione dell’area verde. Dopo quasi tre anni tutto tace. I cittadini materani continuano ad essere espropriati di un bene collettivo ed ogni giorno qualcuno rischia la vita per l’attraversamento di quel tratto di strada senza strisce pedonali. E che dire della relazione dell’ArpaB sulle analisi ambientali fatte sul sito: i livelli di inquinanti nel terreno superano i livelli nel caso che l’area sia destinata a verde e parcheggio. Sindaco De Ruggieri è tempo che il sito venga bonificato con una seria caratterizzazione sui punti in cui per 50 anni sono stati localizzati gli “impianti potenziali inquinanti delle matrici del terreno”. La stessa architettura sia recuperata alla fruizione pubblica magari con un concorso di progettazione. Ma prima di tutto si faccia riconsegnare le “chiavi” dell’area che è della Città di Matera e dell’intera collettività. Potrebbe diventare uno dei check point dei visitatori che si apprestano a visitare Matera 2019, nonché luogo tutelato da ammirare.”

Ing. Giovanni Scarola
Presidente Commissione Gestione del Territorio e Urbanistica
Comune di Matera