Chiusura Gazzetta a Matera, Santarsiero: atto penalizzante

Il  presidente del Consiglio regionale rivolge un appello alla direzione e all’azienda del giornale affinché rivedano la decisione di chiudere la sede a Matera

 

“Chiediamo alla direzione  e all’azienda di rivedere la decisione sulla chiusura della sede materana della Gazzetta del Mezzogiorno”.

 

Lo afferma il presidente del Consiglio regionale, Vito Santarsiero, per il quale “tale atto è molto penalizzante per la nostra regione, sia per la qualità del servizio giornalistico da sempre offerto dalla testata, sia per l’impoverimento della informazione  nella nostra comunità, che si somma alla difficoltà nella diffusione dei quotidiani nei nostri piccoli Comuni”.

 

“L’informazione – aggiunge – costituisce uno strumento indispensabile per la crescita civile delle nostre piccole comunità e riteniamo che la Gazzetta del Mezzogiorno non può sottrarsi al dovere civico di stimolare un senso di appartenenza e un dibattito tra le forze vive del territorio. Ci sentiamo di aggiungere che un giornale non può solo fermarsi ai bilanci economici, vi è anche un bilancio sociale di cui un organo di informazione che porta nella testata la parola ‘Mezzogiorno’ non può non tener conto  nelle sue scelte”.

 

“Pare peraltro paradossale – conclude il presidente del Consiglio regionale – che la comunità materana debba essere privata alla vigilia dell’avvio dell’anno in cui sarà capitale europea della cultura, di uno strumento senza il quale la cultura si impoverisce”.

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Il presidente della Fondazione Matera-Basilicata2019, Salvatore Adduce, ha inviato una lettera all’editore de La Gazzetta del Mezzogiorno, Domenico Ciancio Sanfilippo, e al direttore, Giuseppe de Tomaso. Qui di seguito il testo integrale.

Gent.le editore, Gent.le direttore,

Ho appreso della decisione di chiudere la sede della redazione di Matera de La Gazzetta del Mezzogiorno

Non le nascondo un certo sconcerto mio personale e, da quanto leggo e sento, di una intera comunità di fronte a questa scelta che, per quanto possa essere motivata sotto il profilo economico, risulta quanto mai inopportuna soprattutto in una fase così importante come quella che Matera si prepara a vivere in relazione al ricco programma culturale che stiamo costruendo in vista del 2019, quando la nostra città sarà capitale europea della cultura e rappresenterà l’Italia in Europa e nel mondo.

Non ho difficoltà a comprendere la crisi che il sistema dell’informazione nel suo complesso sta attraversando da oltre una decina di anni non solo e non tanto per la difficile congiuntura economica, ma anche e soprattutto per le conseguenze della comunicazione digitale che evidentemente ha fortemente modificato i processi produttivi ed i modelli a cui per oltre un secolo eravamo abituati.

Così come, di fronte a tale crisi ritengo assai importante la decisione di mantenere l’organico redazionale.

E tuttavia, chiudere gli uffici e assicurare l’informazione attraverso le forme del telelavoro ritengo sia una scelta contraddittoria per almeno due ragioni.

Gli uffici rappresentano il luogo fisico di una redazione, un vero e proprio presidio in cui si esercitano i principi di base della professione giornalistica a vantaggio soprattutto delle giovani leve del giornalismo, senza contare il grande tema del rapporto “democratico ” che una redazione intesse con il territorio e l’ambiente. Trasformare questo spazio fisico, reale, in un luogo virtuale ritengo che sia sbagliato perché riduce e indebolisce gli spazi del confronto, riduce e indebolisce gli spazi di una già fragile democrazia.

C’è una seconda ragione per cui trovo questa scelta non opportuna per le modalità e la tempistica. In questi anni Matera si sta preparando al 2019 con diverse iniziative, alcune delle quali sono state promosse anche sul vostro giornale attraverso l’acquisto di spazi pubblicitari. Ma non è nulla rispetto agli investimenti che prevediamo di fare da settembre 2018 e per tutto il 2019. Il piano di comunicazione approvato dal cda che ho l’onore di presiedere, prevede un investimento complessivo di circa 6 milioni di euro che ovviamente saranno ripartiti sia per l’acquisto di spazi nei principali hub aeroportuali e ferroviari italiani, sia sui mezzi di informazione.

Di fronte a questo scenario ci aspettiamo una maggiore attenzione e, perché no, anche un rafforzamento della redazione e, magari, una proposta di mediapartnership per affrontare questo viaggio insieme,  proprio come stanno facendo altri giornali.

Nell’esprimere solidarietà ai giornalisti tutti a cominciare dai tanti giovani corrispondenti fino alle firme importanti che in questi anni hanno fornito qualità professionale al lavoro prezioso per il nostro territorio, chiedo, pertanto, di riconsiderare la decisione per assicurare alla nostra città e alla nostra provincia il mantenimento di una voce dell’informazione che appartiene alla storia del giornalismo, il mantenimento di un vero e proprio presidio territoriale di democrazia.

In attesa di un positivo riscontro,

Cordiali saluti

Salvatore Adduce

Presidente Fondazione Matera-Basilicata2019

 

CONFAPI

Egregi Signori,

 

la decisione di chiudere la Redazione di Matera della Gazzetta del Mezzogiorno suscita forti preoccupazioni in chi, come Confapi Matera, Associazione rappresentativa di oltre 600 imprese per circa 15.000 dipendenti, crede molto nell’informazione locale come veicolo di cultura, strumento di formazione del pensiero, garanzia di libertà di espressione, in una parola connubio tra cultura e società.

Sin da quando, nel Settecento, nacquero i primi giornali italiani, detti Gazzette perché costavano una gazeta, monetina di pochi centesimi, i giornali italiani, pur ancora distanti da quelli olandesi, francesi e inglesi, ebbero il merito di ricomporre il divorzio della cultura dalla società, distacco attuato dalla Controriforma, e di avvicinare il popolo (“gregge”) al fondamentale strumento dell’alfabeto.

Il passare dei secoli e l’evoluzione repentina del mass media non hanno tuttavia cancellato l’enorme importanza e il ruolo strategico della carta stampata soprattutto nei ceti più popolari, non a proprio agio con internet, grazie alla capillare diffusione nei bar, negli uffici, nei negozi.

Matera, capitale europea della cultura nel 2019, non può permettersi di perdere la redazione della Gazzetta del Mezzogiorno. Ricordiamo che il giornalismo, in contrapposizione alla “cultura di serra” senza alcun legame con la realtà, vive di pubblico e quindi deve accoglierne la voce, le curiosità, le ansie; i giornalisti devono mescolarsi con esso, adottare la sua lingua, scendere per le strade.

Trasferire i giornalisti a Potenza non gioverà alla Gazzetta del Mezzogiorno anzi – speriamo di sbagliarci – ne ridurrà le copie vendute, almeno quelle in provincia di Matera.

 

Cordiali Saluti

 

Massimo De Salvo

NOTA STAMPA

Chiusura redazioni Matera, Brindisi e Barletta de La Gazzetta del Mezzogiorno

Vico e Antezza (Pd): “Una scelta che indebolisce la rappresentatività dei territori”

 

Lascia al quanto perplessi la decisione de La Gazzetta del Mezzogiorno di chiudere le redazioni di Matera, Brindisi e Barletta, proprio in occasione dell’importante traguardo del 130° anniversario dalla fondazione della testata giornalistica. Una scelta che nuoce gravemente alla rappresentatività dei territori in questione. La chiusura di redazioni che hanno fatto la storia di quelle province, non può che indebolire la già precaria situazione dell’informazione.

Cassare l’ufficio di redazione di una città come Matera, che sta vivendo i preparativi che la porteranno ad essere Capitale europea della cultura nel 2019, pone l’obbligo di interrogarsi sulla linea che l’editore sta intraprendendo. Perché indebolire un territorio che si appresta ad affacciarsi sul panorama internazionale? Perché limitarne il potenziale sminuendo e complicando la capacità di diffusione delle notizie?

Chiudendo le redazioni di Brindisi e Barletta, inoltre, si lasciano scoperte due province pugliesi che necessitano di visibilità.

Esprimiamo solidarietà a tutti i giornalisti che in questi anni hanno garantito l’informazione sul territorio. Sappiamo che nessuno sarà licenziato. Ma certamente le condizioni lavorative non potranno essere garantite com’è accaduto fino ad ora. Ci saranno giornalisti trasferiti nelle redazioni più vicine e chi, invece, verrà spostato al tele-lavoro. Come ovvio, però, questa non rappresenta una modalità lavorativa tra le migliori, soprattutto per affrontare periodi di cruciale importanza come quello che sta per vivere Matera.

Chiediamo, quindi, all’editore di ripensare alle sue scelte e di non dimenticare la centralità di quei territori.

Matera/Taranto, 12 giugno 2018

Maria Antezza

Ludovico Vico