nome di comodo per evitarti qualche problema in più, m’han detto che hai tentato un pugno in faccia a un cittadino che protestava contro il previsto abbattimento degli oltre 86 ormai mitici pini di Lanera, al grido – sembra: “Ma lasciate lavorare l’Amministrazione! Voi ambientalisti siete capaci solo di bloccare qualsiasi lavoro pubblico!”

Non voglio commentare il gesto, lo farà la magistratura. E comunque, si commenta da sé! M’interessa di più comprendere le ragioni vere della tua stizza; così come le ragioni di altri ‘lanerini’(o laneresi? Boh!) ugualmente contrari. Probabilmente, le ‘ragioni’ non stanno soltanto nel significato immediato di quelle parole, che pure sono significative. Perciò, chiariamo: se l’Amministrazione avesse programmato e progettato come si dovrebbe, i lavori sarebbero andati avanti, nonostante gli strepiti dei soliti ‘ambientalisti’. E invece, i lavori nel cantiere appena aperto sono stati immediatamente sospesi a causa di errori tecnici e ignoranza di norme ambientali e paesaggistiche – anche di rilievo europeo.

Probabilmente però, oltre il testo, intendevi dire: “si va bene, non si sanno fare le cose per bene; ma qualcosa si deve pur fare per il Quartiere, la Città … Sono soldi che girano, gira l’economia, il lavoro … E poi, quanti danni fanno questi alberi … E quanti fastidi hanno dato proprio a Lanera, coi rami che entravano nelle finestre, nei balconi; con le radici che sollevano i marciapiedi, le strade, entrano nelle fondazioni .. A che servono … Ma levateli tutti quanti …”.

Come se stessimo nella masseria o nell’orto, o nei Sassi: “Ma, si mangiano? Se non si mangiano, non servono a niente!” E forse, allora aveva un senso parlare così; in fondo, il verde circondava, assediava la masseria e anche quel poco spazio occupato dalla Città otto-novecentesca. Eppure, urbanisti famosi in Italia e all’estero imposero il vincolo sulle essenze arboree, fin dalla approvazione dei piani particolareggiati per il trasferimento degli abitanti dei Sassi, proprio perché nessuno snaturasse il quartiere non solo del costruito ma anche del verde che lo incastonava e ne faceva una ‘città giardino’, come poche altre in Italia e per restituire anche ai ceti popolari piena dignità nell’abitare, al pari dei quartieri benestanti e lussureggianti che s’incontravano nelle città e che ancor oggi restano inavvicinabili anche per il peso della rendita fondiaria che è concresciuta col verde che circonda le palazzine; la scelta di farne anche urbanisticamente una vera e propria piccola comunità. E poi, hai dimenticato, avete dimenticato che le sabbie su cui è costruita Lanera poggiano sull’argilla procurando una falda d’acqua (‘le piscine’) che se non reggimentata – anche con le alberature – provocherebbe più e ulteriori dissesti e per i quali è stata abbattuta una palazzina, sono state incamiciate tante travi di tante palazzine; che a vista provoca piccoli ma significativi smottamenti di terreno che sicuramente anche tu/voi leggete nelle fessurazioni dei marciapiedi, dei muraglioni di contenimento, ecc.? Che bisogno c’è di snaturare il Quartiere, la collina dell’Ospedale?

La conosco la tua obiezione: “Bisogna dare spazio al turismo, a “Matera 2019”, ci vogliono parcheggi, rotatorie, ecc.” Beh, ovviamente l’Amm.ne comunale ne è consapevole quanto noi e ci ha pensato per tempo adeguando il Piano regolatore: per realizzare parcheggi autobus ‘fuori le mura’, parcheggi auto ai margini della Città, varianti degli assi stradali alla Circonvallazione – per esempio. Per tempo, infatti, ha previsto anche una bretella a sud del ‘Felice Ventura’ per eliminare la curva e l’incrocio sul quale oggi si vuol realizzare la ‘rotonda’. Perché mai il Comune s’è ridotto all’emergenza di dover supplire a opere già previste con raffazzonate e superficiali planimetrie dell’ ultim’ora, stravolgendo la faccia al Quartiere? Riesci a immaginare la salita di via Lanera dopo l’amputazione del verde dei Pini, del boschetto dei due ospedali, solo asfalto e cemento? No, non m’interessa la facile e rassegnata risposta: “Perché così si possono ‘incartare’ soldi”. Anche questo dovrebbe interessare più la magistratura che noi!

Una delle verità – quella che più m’interessa rivolgendomi a te/voi, è che quello che accade in questi giorni col “comitato di quelli che non vogliono l’abbattimento dei pini” e che ti/vi irrita perché ancora non lo si comprende, in realtà accade già da tempo e un po’ dovunque – da noi, in Italia e in Europa e in tutto il mondo e ha a che fare con la democrazia reale prima di tutto. La Corte di giustizia dell’Unione Europea – ad esempio – ha evidenziato con forza le pratiche di vigilanza come leva dell’intervento dei cittadini, lì dove non formano (ancora) un vero e proprio corpo politico, stimando che “la vigilanza degli individui interessati alla tutela dei loro diritti porta a un efficace controllo dei governanti”.

Caro mio, bisogna che anche tu/voi capiate la trasformazione stessa della vita politica e l’origine di un cambiamento di grande ampiezza, provocato dalla “deideologizzazione” del politico e dalle forme di disincanto che ne sono conseguite. Quando la politica, strutturata dalla lotta di classe, era essenzialmente concepita come uno scontro di sistemi che si escludevano, la questione delle derive personali appariva secondaria. Il disincanto ideologico ha portato ad un approccio più specifico delle questioni politiche. Il problema della fiducia personale concessa ai governi di conseguenza si è acuito. La centralità degli scandali, e perciò delle politiche di denuncia è cresciuta. Di qui un moltiplicarsi delle vicende dovuto non tanto al declino della morale politica, quanto a una rinnovata esigenza sociale di trasparenza. In fondo, quel che leggi su Facebook a proposito del pericolo di abbattimento dei pini, come dell’acqua inquinata, o della scelta del sito unico delle scorie radioattive che potrebbe cascarci di nuovo sulla testa, o del percolato delle discariche, o dei tanti e tanti inquinamenti che ci assediano; quel che leggi sui media potrebbe definirsi oggi come l’avvento di una nuova politica della sfiducia. Vigilanza, denuncia, verifica (valutazione) rappresentano altrettanti poteri di controllo, di sorveglianza, che fanno intervenire categorie di attori molto disparate, non soltanto e non più in maniera prevalente come attività multiforme della società in un contesto di intensa mobilitazione civica; sono all’opera altri attori e altre istanze si sono fatte avanti, ma anche Autorità indipendenti di vigilanza. Insomma si va disegnando un nuovo universo del potere sociale di controllo. E di pari passo questo imperativo si manifesta anche come un’etica personale, una disposizione individuale, quella del cittadino vigilante.

Questa è la controdemocrazia, caro Fefè! In quanto forme politiche, tutto questi movimenti sociali non difendono i loro membri, non hanno funzione di rappresentanza e di negoziazione sociale. L’obiettivo è quello di sollevare problemi e di influenzare i poteri, non di rappresentare la popolazione. Riflettono in fondo un’epoca in cui l’obiettivo della politica sta più nell’affrontare delle situazioni che nel federare gruppi stabili e gestire delle strutture. Non cercano di prendere il potere, ma di influenzarlo: concretamente, ritengono che la vita democratica si organizza attraverso la tensione tra sfera elettorale-rappresentativa e universo contro-democratico, e non più attraverso la semplice libera competizione per l’esercizio del potere governativo. Anche perché, oggi, l’autorità dei partiti è compromessa e la vecchia nozione di alternanza é relativizzata.

In conclusione, caro Fefè, quando t’incazzi cogli ambientalisti parolai, o più in generale coi movimenti della controdemocrazia, fai solo un piacere ai manutengoli ‘governisti’, sei il loro piccolo e diffuso, elementare megafono: “non disturbate il manovratore!”

Sei sicuro che questa sia democrazia? Già Erodoto fu il primo a sottolineare ai Greci che “la sorte distribuisce le cariche, il magistrato rende conto dei suoi atti, ogni decisione e presentata davanti al popolo”. Perché i nostri amministratori si assumono la grave responsabilità di decidere senza la effettiva partecipazione dei loro cittadini? E di sbagliare, molto più che se ci fosse stato il concorso della cittadinanza attiva: il caso dei pini è solo un esempio della sciatta e poco democratica gestione della cosa pubblica. Ma puoi scegliere a volontà tra gli ‘oggetti’ della governance senza cittadini – quella locale e non.

Io, caro Fefè, sinceramente non capisco la mentalità di certi amministratori (e qualcuno in buona fede ce ne sarà pure!) i quali, sia pure assediati dalle fameliche torme, tantissime quanto erano le liste che li hanno fatti eleggere, non se ne liberano grazie all’astuzia della partecipazione attiva: Comitati di quartiere, Agenzie, Audit, ecc.!