Il tartufo lucano spopola e fa concorrenza a quelli delle ”borse” di Alba e Norcia, il vino e lo spumante fanno alzare i calici per un brindisi augurale, il pane di Matera sta lievitando…, mentre si guarda al miele e all’apicoltura, alla filiera della transumanza ( dalle carni podoliche a quel che resta delle greggi ovicaprine) per portare sulle tavole dei buongustai, in Italia e all’estero, nel solco della tradizione per la buona tavola lucana che si appresta a ricevere l’olio extravergine di oliva a Identificazione geografica protetta. L’assessore regionale alle Politiche Agricole di Basilicata, Luca Braia, passa dai campi, alle stalle ai tavoli operativi con un ”menu à la carte” di prim’ordine e i commensali, produttori e commensali, mostrano di gradire in termini di concretezza operativa cosa bolle in pentola… E gli invitati al tavolo convocato nell’aula Sassi- Biblioteca ”Federico Valicenti” della Regione, a Matera, hanno dato di mano con gli assaggi ”verbali” per ora di olio extravergine di oliva: dall’Università all’Alsia,ad Agrobios,al direttore del Dipartimento Agricoltura Giovanni Oliva (in linea con l’argomento Olio Igp)ai componenti della neonata associazione dell’olio lucano presieduta da Claudio Cufino. Una task force compatta che dovrà essere ulteriormente inclusiva, sopratutto tra i produttori, come ha ricordato l’assessore Braia, per raggiungere l’obiettivo trattandosi di un organismo di tutela del nostro extravergine.E la compattezza,la determinazione nel rispettare il disciplinare e nel valorizzare un marchio davvero originale (complimenti all’autore Danilo Varriale)perchè tutto vada liscio come l’olio. Il primo round è con il ministro per le Politiche Agricole Maurizio Martina( è solo una omonimia con chi scrive, ma le origini pugliesi ci sono tutte)che con i ‘tecnici’ dovrà verificare dapprima a Roma e poi in Basilicata la bontà del disciplinare. Poi, se tutto andrà bene le valutazione di Bruxelles all’Unione Europea e allora l’olio lucano potrà condire le tavole di mezzo mondo, nel novero di quella dieta mediterranea che dalle nostre parti si distingue per genuinità e specificità.

Il Ministero delle Politiche agricole entro tre mesi dovrà definire l’istruttoria tecnica e poi venire in Basilicata per la lettura del disciplinare. Successivamente, nel caso di parere favorevole, sarà l’Unione Europea a esprimersi entro cinque, sei mesi sulla richiesta di riconoscimento della Igp. Nel frattempo i produttori lucani, dopo il parere del Ministero, potranno cominciare a utilizzare il marchio ”olio lucano Basilicata’ che raffigura una anfora dell’antichità, gli intrecci dell’Ulivo e il simbolo dei cinque fiumi della Regione. ” Il riconoscimento della Igp – ha detto l’assessore Luca Braia- rappresenta una ulteriore opportunità di tutela e promozione del nostro olio extra vergine di oliva che quest’anno ha una previsione produttiva di 5mila tonnellate, un dato interessante dopo il crollo del 2016 a 1200 tonnellate e il livello raggiunto nel 2015 con 8mila tonnellate. Anche la qualità è elevata e la Igp, sono solo quattro nel nostro Paese, può portare valore aggiunto al settore che vende e confeziona appena il 20 per cento della produzione. Con l’approvazione del disciplinare di produzione e il marchio Igp – ha continuato Braia- intendiamo coinvolgere l’intera Regione, a forte vocazione olivicola, in un progetto di forte identità territoriale e difesa della tipicità del’olio , lavorando su tracciabilità, aggregazione, divulgazione che coinvolgano i consumatori. Allo scopo intendiamo rilanciare, per esempio il premio Olivarum”. Il comparto, che produce l’1,4 per cento dell’olio nazionale, annovera 5 milioni di piante di ulivo con 27 varietà autoctone distribuite su 28.000 ettari di territorio. Le aziende operative sono 30.000 che possono contare sull’attività di 145 frantori. La Basilicata ha um marchio Dop, L’olio del Vulture, sui 46 marchi inseriti nell’elenco nazionale. Ma non dimentichiamo altri prodotti della filiera olivicola come le ovile al forno, condite con spezie e le paste o creme di oliva ottime per antipasti e fuoripasti. Serve il dessert, assessore Braia. Non sarebbe male farsi tentare anche da biscotti e dolci che vanno tutelati e valorizzati. Tra questi i celebri sospiri che a Ferrandina, Rotondella e Pomarico hanno valide interpretazioni. Dipartimento e Alsia aprano il capitolo dell’arte bianca, ma senza esagerare. I dolci sono ipercalorici, ma buoni.