Una Basilicata con sempre meno culle e con tanti giovani che vanno via. Uno spopolamento che fa rabbrividire, una regione che rischia di qui a qualche decennio di essere cancellata. Per tenerla a galla, insieme con i suoi abitanti, si guarda con scongiuri e speranze alle estrazioni petrolifere e alle buone performances dell’automotive in quel di San Nicola di Melfi.
L’agricoltura, che potrebbe rappresentare un’altra grande occasione per non morire troppo in fretta, continua a restare al palo, circoscritta in quell’arco felice che è il Metapontino. Mentre altre aree – Vulture- Melfese, Senisese e soprattutto la valle del Bradano – vivacchiano tra produzioni e metodi di coltura che si richiamano ad un settore primario da pura sopravvivenza.
Eppure le condizioni per il settore agricolo ci sono tutte, a cominciare da acqua e clima. Ma – si obietta – mancano le braccia. Vero. Perchè allora non si pensa ad un impiego non episodico, come accde ora, ma stanziale dei migranti? Senza lasciarli in balia di sè stessi o dei caporali, ma accogliendoli in quei villaggi abbandonati dell’ex Riforma Fondiaria (Santa Maria d’Irsi, Taccone, Fontana Vetere) cadenti ed abbandonati.
E i soldi per ristrutturarli? Al Nord si stanno investendo fiumi di risorse per  strappare al degrado molte caserme. E se una parte di quei denari arrivasse nel Materano? Smetteremmo, oltretutto, di ascoltare le lagne dei leghisti e dei loro amici.
E’ una proposta su cui lavorare. La affidiamo a Pietro Simonetti, ma soprattutto a “regionali” e Parlamentari. Buona parte del futuro della Basilicata è in quelle aree che grazie alla forza dei migranti potranno diventare la nuova Basilicata, quella che vuole crescere e non continuare a lamentarsi.

 
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