La tanto attesta la lettera di Etihad che dà il via libera all’accordo con Alitalia sarebbe finalmente giunta a destinazione. A darne conferma è il ministro dei Trasporti  Maurizio Lupi che in proposito ha dichiarato all’Ansa:  “Oggi è un giorno importante per Alitalia e per l’intero trasporto aereo italiano”, aggiungendo “Ho elementi per dire che è una lettera positiva“. Si confermerebbero, quindi, tutte le indiscrezioni che davano per raggiunto l’accordo finale sui contenuti dell’operazione.

 

Indiscrezioni che accreditano come basi della trattativa appena conclusa con gli Emirati, un loro investimento fino a 500 milioni per rilevare una partecipazione di circa il 49% nella nostra ex compagnia di bandiera. Ciò garantirebbe a quest’ultima la base finanziaria per un rilancio di lungo periodo. Ma in cambio dovrebbero essere state soddisfatte le condizioni poste dai nuovi investitori arabi che comprendono una riorganizzazione dei debiti a breve termine (e forse addirittura un loro stralcio) intorno a 400 milioni e un severo taglio degli organici.

Cosa, quest’ultima, che i sindacati, consci che l’alternativa a Etihad sarebbe un precipitare verso il fallimento della società, si apprestano a discutere senza alzare barricate ma con l’intento di contenere gli esuberi  intorno ai 2.500, rispetto ai 3.000 prospettati inizialmente.

E’ evidente che una parte fondamentale per la quadratura del cerchio toccherà al governo farla,  facendosi carico di attivare gli ammortizzatori sociali necessari ad accompagnare il piano di tagli al personale, magari disegnando una norma che renda meno agevole l’apertura di nuove linee low-cost in Italia, oppure ridisegnando la mappa dell’intero trasporto aereo nazionale.

L’augurio è che l’ingresso dei capitali arabi possa costituire l’ultimo atto del salvataggio di Alitalia, dopo la fallimentare operazione iniziata nel 2008 con la cessione ad una patriottica cordata mazionale (costata 4 miliardi ai contribuenti) mai andata veramente in porto e con la compagnia che ha continuato a bruciare miliardi di capitale in questi cinque anni.

Per Alitalia entrare in un network più ampio, sotto il controllo di fatto di un socio forte con spalle finanziarie robuste come Abu Dhabi è sicuramente un approdo sicuro, che potrebbe portare aggiuntivamente investimenti su strutture aeroportuali nazionali come Fiumicino, per trasformarlo magari in scalo strategico per le rotte tra Estremo oriente e America.