Ahed Tamimi, la sedicenne palestinese, arrestata un mese fa per aver schiaffeggiato due soldati israeliani davanti alla sua abitazione dopo aver visto il cuginetto di 11 anni sull’asfalto, ferito gravemente dall’esercito, rimarrà ancora in carcere.

E ci resterà per tutta la durata del processo che inizierà il giorno del suo compleanno, il 31 gennaio prossimo.

La gravità dei fatti non offre alcuna alternativa alla detenzione” ha dichiarato un giudice considerando questa ragazzina come una pericolosa criminale.

Ma in Israele vige la regola “dei due pesi e due misure”  considerato che le cronache ci consegnano un caso simile (schiaffeggiamento di soldati) ad opera di una colona Israeliana, Yitaf Alkobi (era il 2 luglio 2010). Allora la colpevole dello stesso gesto di Ahed fu fermata, interrogata e subito rilasciata. Tanta la comprensione allora, tanta la determinazione a punire ora…

E’ evidente che ora si vuole infliggere una pena esemplare alla giovane palestinese,  diventata il nuovo simbolo della resistenza di un popolo tenuto sotto il giogo israeliano e che giorno dopo giorno viene derubato della sua terra. In barba alle risoluzioni dell’ONU…

La ragazza rischia 10 anni di carcere e c’è da scommettere che il processo si farà in fretta.

Mentre ancora non si sa quando si processerà e condannerà esemplarmente Amiram Ben Uliel, il colono ventunenne che nel luglio del 2015 dette fuoco alla casa di una famiglia palestinese del villaggio di Duma che provocò la morte di un bimbo di 18 mesi arso vivo e dei due genitori, con unico sopravvissuto ed orfano un’altro bambino di soli 6 anni gravemente ustionato.

Ma sono purtroppo tantissimi i minori che pagano un caro prezzo per questa sporca guerra infinita.  BTselem , una ong israeliana che si occupa di violazione di diritti umani, riferisce di oltre 300 minori palestinesi che sarebbero detenuti in Israele. Ed  è lo stesso esercito israeliano a confermare che negli ultimi tre anni sono stati ben 1.400 i minori palestinesi processati dalle proprie corti.

E come in una tenaglia, rischiano di rimanere stritolati anche i 500 mila studenti palestinesi -cacciati dalla propria terra- che frequentano le scuole dell’ONU nei campi profughi della Giordania, del Libano, della Siria e Gaza.

A seguito della riduzione drastica dei fondi annunciati da Trump all’Unrwa (l’agenzia ONU che assiste i rifugiati palestinesi) per ripicca alla condanna dell’ONU al riconoscimento di Gerusalemme come capitale di Israele.

Tagli che saranno in parte compensati da un maggior versamento annunciato dal Belgio (e c’è da sperare che facciano lo stesso anche altri Stati).

Nel frattempo sarebbe auspicabile una presa di coscienza internazionale per mettere un freno a questo atteggiamento israeliano che punta a liquidare qualsiasi soluzione che rispetti la dignità di un popolo depredato della sua terra e tenuto in cattività, senza alcuna speranza per troppe generazioni….

E che le risoluzioni dell’ONU valgano per tutti, anche per Israele……