L’avevamo incontrato un paio di mesi fa in via del Corso con una busta in mano di preziosi fogli di carta ingiallita, ritagli di giornali, lettere a questo o quell’ambasciatore e le foto e le cartoline di abiti e di bambole sul costume lucano. Un sogno-progetto itinerane nel cassetto che Mario Ambrico,uno dei pochi ”credibili” repubbicani rimasti, aveva coltivato e con buoni ma non definitivi risultati negli ultimi 30 anni. Altri hanno copiato, tanti politici e istituzioni- e ne parliamo con cognizione di causa- hanno portato le cose alla lunga per non far nulla o per stralciare ”la buona idea” con la solita gestione di una cooperativa clientelare. Fa nulla. Mario Ambrico, di origini grassanesi, non è stato mai fermo. E’ stato tra i fondatori del Partito repubblicano, portato poi all’acme da Raffaello De Ruggieri, promotore di incontri di leader dell’edera come Spadolini e La Malfa, e di tante iniziative di promozione culturale e turistica che hanno fatto scuola. Fondò e resse per lungo tempo il centro ricreativo di azione sociale dell’Endas e l’Associazione italiana ostelli per la gioventù, avviando non poche pratiche e uno stanziamento di fondi nel vecchio Ept per realizzare una struttura anche da noi. Ma anche quell’iniziativa venne stornata dalla politica per fare altro. Un’idea ”precoce” di quasi 40 anni fa, che anticipava e non poco l’offerta incentivante per il turismo scolastico. Per tanti anni è stato tra i dipendenti più impegnati dell’Ept e nel maggio scorso l’Azienda di promozione turistico lo premiò per la proficua azione di valorizzazione tra Basilicata e Finlandia, insieme a una promotor finnica. Lo ricordiamo per la tenacia nel riprendere e seguire progetti che potevano portare il nome di Matera e la Basilicata in Italia e all’estero in periodi pioneristici o quasi . Oppure nel segnalare lo stato di degrado delle chiese rupestri. Faceva sangue amaro…come si suol dire e ripeteva: ”….Abbiamo queste ricchezze, potremmo vivere di solo turismo e invece….” E parlava delle città d’arte o di quanti si poteva fare con gli italiani all’estero.Altro solco di promozione e di relazioni ripresi da altri. Ma lui era contento. ”L’importante -diceva- è che si faccia. Vedi la Puglia…” Paragone inevitabile che doveva fare i conti tempi con la burocrazia degli enti territoriali. E così per il museo del costume lucano o del souveinir,che si tentò di avviare a Palazzo Venusio con la coop” Amici dei Sassi”. sui periodici, sulla politica dei gemellaggi che da noi stentava a decollare. Mario Ambrico era anche un ”sognatore” tanto da indicare per lo studio Epm (un’altra sua creatura plasmata nello sede Endas di via Delle Beccherie) un elefante che metteva le ali. Un simbolo e un riferimento preciso, agli ostacoli della burocraziia e all’assenza di cultura d’impresa territoriale, che frenavano piccoli e grandi progetti. Ma quell’elefantino alato fece decollare le cartine geografiche con i Sassi di Matera circondati dall’acqua del torrente Gravina e di altri scorci del Bel Paese, grazie alla collaborazione con un professionista materano che risiedeva in Lombardia. Ma fu anche ”Mecenate” di buoni consigli… per giovani artigiani che volevano avviare una attività o di operatori turistici (tra i quali il sottoscritto, Francesco Ambrico e Antonello Di Gennario) che nel lontano 1984 diedero vita alla cooperativa ”Amici dei Sassi- Turismo e Tradizioni”. Di Mario Ambrico abbiamo apprezzato la voglia di fare, la cortesia e il modo di porsi verso tutti. Alcuni maldestramente glissavano le sue richieste di promozione culturale, altri- sopratutto fuori regione e all’estero- gli aprivano ponti per mostre, attività di ricerche ed incontri. Come quello con Papa Giovanni Paolo II nel 1991, al quale consegnò materiale iconografico sulla presenza del contingente polacco a Matera nell’immediato dopoguerra al seguito degli alleati. Un lavoro di ricerca, proseguito proficuamente dal figlio Francesco (impegnato anche nella storiografia sul 21 settembre 1943 e sul lascito culturale e morale della cittadina onoraria Elisa Springer,la scrittrice ebraica internata nei lager nazisti) e che nel 2015 valse a padre e figlio importanti onorificenze da parte della Repubblica di Polonia. Fu una cerimonia importante ai ”massimi livelli”, come pubblichiamo nel servizio che segue, nel corso della quale l’Amministrazione comunale-ne siamo stati testimoni- rimedià una figuraccia per non aver preparato una corone di fiori insieme a quella dell’ambasciata polacca e per la cerimonia al buo davanti all’edificio della scuola elementare ”Padre Giovanni Minozzi”. Non ci meravigliamo più di tanto, vista l’assenza di continuità e di volontà nel portare avanti i capitoli relativi all’insurrezione del ” XXI Settembre 1943” e al lascito della scrittrice Elisa Springer, anche lei ”raggirata” a suo tempo per il progetto di museo della Memoria da ospitare presso l’ex scuola media ”A.Volta”. Ma occorre essere costanti e non arrendersi mai, come ripeteva Mario Ambrico che non usava mezzi termini quando venivano fuori le incongruenze della politica sulle mancate scelte per la comunità locale. La scomparsa di Mario, come lo chiamavano in tanti, con il quale in tanti si fermavano a discutere perchè ” un vero archivio della memoria”, ha lasciato un vuoto e tanto rammarico in quanti l’hanno conosciuto. Saverio Buono, una vita nel mondo della cooperazione, ricorda che fu Ambrico a farlo iscrivere nel Partito repubblicano , ricordando una cena a casa De Ruggieri con altri pochi con il ministro del bilancio La Malfa. Un parlamentare che viaggiava nel vagone letto… Altri tempi. ” A Mario – dice Saverio Buono- dobbiamo tanto.Con l’Endas portava gratis i ragazzi di famiglie svantaggiate nei campeggi della riviera romagnola e ha fatto tanto per le comunità di anziani nei diversi centri del Materano. Mai domo. Pensava e si dava da fare. E’ stato uno dei pochi esempi della cultura del fare per il turismo locale, che aveva tante idee e passione per valorizzare Matera, la sua provincia e la Basilicata. Inarrivabile”. Definizione giusta.

URSULA E MARIO 30 ANNI PER BASILICATA E FINLANDIA 8-5.2018

http://giornalemio.it/cronaca/ursula-e-mario-30-anni-per-la-basilicata-e-la-finlandia/

Un amore… per la Basilicata e per la Finlandia pienamente corrisposto ,che dura da 30 anni ,con l’obiettivo comune di conoscere, farsi conoscere partendo dalla gente, dagli usi e costumi e da paesaggi ricchi di storia e di miti. A scriverla Mario Ambrico, ora novantenne, e per tanti anni al servizio dell’Ente di promozione turistico della provincia di Matera poi confluito nell’Azienda di promozione turistica della Basilicata e la signora Ursula Saarikoski ,moglie del giornalista lucano del settimanale “Oggi” Dino Satriano (intervistato nel 2005 dal collega Carlo Abbatino per la Nuova Basilicata) che ha portato nella nostra regione, e a Matera in particolare, comitive di turisti finlandesi. Tanto amore reciproco per il turismo sostenibile, verso una terra all’inizio poco conosciuta, ma apprezzata dai finnici per quel ‘silenzio” oraziano della terra e dell’accogliente gente lucana, per certi versi simile a quello della regione dei grandi laghi e foreste dove è di casa Babbo Natale con le sue renne e la slitta colma di doni. E già perchè di fantasia e storie da raccontare, suoni e sapori da scoprire ce n’è d’avanzo e la signora Ursula ha portato comitive di connazionali dalle nostre parti, trovando sempre la disponibilità di un vecchio accompagnatore turistico come Mario Ambrico. Con quello spirito di accoglienza, tutto lucano, come è tutt’ora nel modo di rapportarsi del personale della Apt. Ed è toccato al direttore generale dell’Azienda, Mariano Schiavone, nel corso di un incontro tenutosi presso il Palace Hotel di Matera, consegnare alle due anziane…ma ancora attive “guide” turistiche una targa ricordo. Le parole di ringraziamento, rivolte davanti a una comitiva di turisti over 70, hanno commosso e non poco Mario e Ursula testimonial sul campo delle proficue relazioni avviate 30 anni fa e che hanno portato la Regione Basilicata, con la sua cultura, i sapori e la sua storia ( ospite anche l’architetto Lorenzo Rota per descrivere quella dei rioni Sassi patrimonio dell’Umanità) a promuovere periodicamente immagine e offerta turistica. E ha detto bene la signora Ursula : ” Trenta anni fa c’erano solo i finlandesi da queste parti”. Turisti finnici accolti all’inizio con tanta curiosità . Forse perchè, chissà, eredi di quelle popolazioni nordiche che in passato sono transitate da queste parti, ma desiderosi di conoscere i nostri luoghi e la nostra cultura. Il resto è storia d’oggi e memoria di quanto Mario ha raccontato insieme a Ursula alle comitive che hanno visitato i rioni Sassi o i piccoli centri dell’Appennino lucano. Luoghi come Castelmezzano e Pietrapertosa dove si pratica il “Volo dell’Angelo” che la signora Ursula ha effettuato quattro anni fa. Uno spirito libero, pronta a provare tutte le ebrezze dell’offerta turistica di Basilicata. Ebrezze che Mario Ambrico, nonostante la veneranda età, ha provato sui campi della promozione turistica(per anni promotore dell’associazione italiana ostelli per la gioventù) e culturale , con i premi della cultura e l’editoria conferitagli nel 1984 dalla Presidenza del Consiglio dei ministri e le onorificenze della Repubblica di Polonia per gli studi fatti sulla presenza dei contingenti di quel Paese a Matera nel dopoguerra. Fatti e studi compiuti in relazione alla insurrezione della città il XXI Settembre 1943 sul quale il figlio Francesco (anche lui premiato dal Governo Polacco) continua a portare avanti, a titolo personale,con ricerche in Italia e all’estero. A Mario e a Ursula restano tanta amicizia, la gratitudine dell’Apt di Basilicata evidenziata dalla targhe ricordo, consegnate loro dal direttore Generale Mariano Schiavone. Quella di Ambrico, dipendente dell’Ept riporta la motivazione ” per il lungo e pregevole lavoro svolto nel turismo e per essersi sempre prodigato nella valorizzazione del territorio lucano” . E quella per Ursula, promotrice turistica e culturale, ” per gli oltre 30 anni di proficua intermediazione turistica tra la Finlandia e la Basilicata”. Poi la foto ricordo e l’arrivederci a un prossimo incontro…sul ponte di amicizia che lega la Finlandia e la Basilicata.

 

http://giornalemio.it/cultura/ambrico-ricorda-se-metaponto-lido-ce-ricordiamo-franco-molinari/ 19 ottobre 2017

LA VICENDA DEI SUOLI DEL LIDO DI POLICORO

Quando una città, un territorio, un Ente pubblico hanno persone e personaggi lungimiranti l’economia fa passi avanti e concreti che restano alle future generazioni, come Franco Molinari direttore dell’Ente provinciale del Turismo di Matera che per oltre un trentennio tracciò il solco per avviare e animare il Lido di Metaponto. Una intuizione che portò a insediamenti privati e ricettivi, i primi della fascia jonica. A ricordarcelo con una agile pubblicazione ” Storia di Metaponto Lido (comune di Bernalda)” che riprende una nota del 24 ottobre 1982 è Mario Ambrico, ora novantenne, per tanti anni dipendente dell’Ept e persona ” dinamica”, propositiva verso la valorizzazione del territorio. Ricordiamo le produzioni cartografiche contrassegnate dall’elefantino con le ali dell’epm, l’organizzazione di mostre tematiche, di incontri, idee lungimiranti come il museo del costume o della dotazione di un ostello per la gioventù, portato avanti come fiduciario territoriale dell’Aig. Un “benemerito ” anche lui anche per la ricerca sulla storia cittadina, con suo figlio Franco, in relazione alla presenza nell’immediato dopoguerra di reparti dell’esercito polacco a Matera al seguito delle truppe alleate . Ricerche e,sopratutto, contatti che sono valsi a entrambi riconoscimenti e onorificenze del governo polacco in occasione di una cerimonia svoltasi a Matera nel giugno 2015. E la ‘instancabile’ voglia di ricerca, andando indietro con la memoria e con la esperienza sul campo a portato alla pubblicazione, con dati interessanti sugli Ept voluti da una legge dello stato fascista e che trovò nel dottor Franco Molinari (che militava nella Gioventù universitaria fascista) un valido funzionario e attuatore del progetto. E Mario Ambrico ricorda l’episodio che portò, tra il 1935 e il 1936, il federale fascista di Matera ( non citato) e il direttore dell’Ept Molinari a “pensare” lo stabilmento di Metaponto. Accadde mentre rientravano a Matera dopo aver passato una giornata a Policoro nel castello del barone Berlingieri, dopo una battuta di caccia. I due raggiunsero Metaponto per visionare lo stato dei lavori di un canale realizzato dal Consorzio di Bonifica e lì il federale rivolgendosi a Molinari disse ” …adesso spetta a te Camerata di far nascere, costruire uno stabilimento balneare per la gioventù littoriana, bisogna portarli al mare e imparare a nuotare e godere di questo limpido mare”. In macchina Molinari gli rispose che con le scarse risorse del bilancio dell’Ept non si poteva realizzare. Per il Federale non era un problema e ne avrebbe parlato con la Banca Ferrandinese per un mutuo. Cosa che fu fatta insieme a una domanda inoltrata a Capitaneria di porto di Taranto, al Demanio marittimo, Intendenza di Finanza, Corpo forestale dello Stato per l’occupazione dell’arenile e la conseguente costruzione dello stabilimento. E fu così che lo stabilimento venne costrutito nel 1937. Cominciarono le gite domenicali organizzate con l’Enal (ente nazionale assistenza lavoratori) da Matera per le prime nuotate o “calate” in acqua, utilizzando come salvagente, camere d’aria nere di veicoli. A Metaponto vennero anche da Taranto, in treno, le esperte nuotatrici delle Giovini Italiane, per insegnare la pratica natatoria alle giovani materane. Ambrico ricorda che a volte da Matera partiva un autista con la sua Fiat Ardita portando bibite della fabbrica Lasala, famosa per gazzose, spuma e aranciata. ghiaccio, mortadella, pane e provolone… per una sana alimentazione in riva al mare. Tempi pionieristici anche per la ristorazione. Lo scoppio della seconda guerra mondiale mise fine alle gite al mare e lo stabilimento dell’Ept venne utilizzato da profughi del nord e dell’est europeo o da famiglie ebree in attesa di imbarcarsi per la Palestina. Ambrico ricorda un giorno del 1945 quando quelle famiglie baciarono la sabbia di Metaponto prima di salire sui barconi per raggiungere al largo le navi inglesi che li avrebbero portati nella Terra Promesse. Era una svolta e l’Ept rientrò in possesso dello stabilimento, che venne ceduto in fitto all’imprenditore edile bernaldese Disummo il quale costrui su terreno demaniale casette in tufo da affittare per il periodo estivo. Si mossero i privati e il dentista Francesco Padula di Matera, costrui la sua villetta. Da cosa nasce cosa e da Matera furono attivate le prima corse bus estive per Metaponto Lido. Il Genio Civile costrui un fabbricato per ospitare il ProntoSoccorso e lo stesso Ept- utilizzando un mutuo- diede impulso all’attività ricettive costruendo tre palazzine che diedero vita all’albergo Lido gestito da Pietro De Nicola che subentrò alla gestione Masciandaro. Di lì a poco, nell’aprile del 1957, fu pubblicato un decreto che metteva a disposizione un terreno venuto fuori dopo che il mare si era ritirato e che andava registrato nelle nuove mappe marittime. Per il direttore Molinari fu la scintilla per abbozzare il piano regolatore di Metaponto Lido con la definizione delle procedure amministrative e l’assegnazione dei primi lotti. Sorsero così agli agli inizi degli anni Sessanta l’hotel Turismo, il cinema Arena -Grande, il grand’Hotel Sacco, l’Hotel Oasi e furono realizzate le relative infrastrutture. L’Ente provinciale del Turismo creò il campeggio Internazioanle, gestitto dalla famiglia Di Lorenzo, e poi passato ai fratelli Avallone. Con il piano regolatore venne realizzato anche il lungomare e l’Hotel Kennedy. Restò in piedi un vecchio contenzioso con il demanio per la vendita dei lotti di 180 cittadini. Il resto è storia d’oggi.

CERIMONIA ONORIFICENZE POLONIA 15 novembre 2015

http://giornalemio.it/cronaca/due-inni-nel-cuore-di-matera-e-polonia/

Una pagina del passato, la presenza delle truppe polacche a Matera dal 1944 al 1946, per cementare l’amicizia tra due popoli uniti dalle note di due inni scritti e composti sul suolo italiano: quello di Goffredo Mameli noto come ‘’Il canto degli italiani’’ e la ‘’Mazurka di Dabrowski’’di Jozef Wybicki che scrisse nel 1797 a Reggio Emilia e noto come il ‘’ Canto delle legioni polacche in Italia’’.

E quelle note di patriottismo, eseguite dalla banda dell’esercito polacco davanti all’edificio scolastico ‘’ Padre Giovanni Minozzi, e fatto rivivere per un attimo i tanti volti degli allievi delle scuole logistiche che per due anni vissero e lavorarono nella Città dei Sassi. Nomi ripetuti per un attimo dalla solenne voce dello speaker, quasi radiofonico, alle autorità istituzionali e locali, ai reduci e ai giovanissimi in divisa e con le bandierine tricolori e biancorosse che hanno assistito alla cerimonia.

 

Tra di loro il vitale e ottuagenario professor Wojciech Narebski, ex allievo delle scuole Militari polacche di Matera, professore emerito dell’Accademia Polacca delle Scienze, Presidente della Sezione Cracoviana dell’Associazione dei Veterani di Guerra nei Paesi Occidentali, che ha ricordato l’intenso rapporto con la gente di Matera fino. Un rapporto che portò alcuni soldati a mettere su famiglia come confermano alcuni cognomi, come Lapoczyck e altri.

E poi l’intensa e consolidata collaborazione con la famiglia Ambrico, il capostipite Mario che nel 1991 presentò a papa Giovanni Paolo II una mostra di fotografia sulla presenza dei soldati polacchi a Matera. E poi con il figlio Francesco che ne ha continuato opera e intuizione intensificando l’attività di ricerca a valle degli studi sul XXI Settembre 1943 e portando avanti con Francesca Lopane, l’attività della fondazione “Elisa Springer A-24020. Un impegno che l’ambasciatore di Polonia in Italia Tomasz Orlowski ha valorizzato con l’attribuzione all’ottantenne Mario Ambrico, visibilmente commosso, l’onorificenza di commendatore della Repubblica polacca e a Francesco quella di cavaliere.

 

‘’Oggi –ha detto l’ambasciatore-dimostriamo che i nostri popoli hanno memoria storica. Così il mio popolo ha potuto resistere ai regimi oppressivi che hanno guidato il nostro Paese nei 5° anni della seconda metà dell’ultimo secolo. Tutto questo ci mostra l’importanza della solidarietà e per questo pensando all’orribile vicenda che ha colpito Parigi, credo che il nostro contributo sta proprio in questo sentimento”. Il resto lo hanno fatto le parole degli ospiti ( tra questi Anna Maria Anders, figlia della seconda moglie del Gen. Anders e del il ministro Jan Stanislaw Ciechanowski, capo dell’ufficio per i Reduci e le Vittime delle Repressioni)che si sono avvicendati nei saluti e del sindaco Raffaello De Ruggieri, che ha salutato il sottosegretario Wojciech Kolarski, sottosegretario di Stato della Repubblica di Polonia parlando di storia comune fra i due popoli.

‘’ Il Corpo d’armata polacco a Matera ha detto De Ruggierinon fu esercito d’occupazione, ma soggetto di solidarietà civile. Uomini e donne polacchi e materani vissero momenti di assoluta fratellanza e questa testimonianza d’unione, il racconto che oggi riproponiamo a Matera, rappresenta il rapporto in cui ci si ritrovò uniti per costruire il bene comune che all’epoca era la libertà costruita insieme anche con il martirio e il sacrificio. Nel cimitero di Montecassino c’è una lapide che riporta una frase che non si può dimenticare e che è scritta col sangue: Per la nostra e vostra libertà noi, soldati polacchi abbiamo dato la nostra anima a Dio, la nostra vita alla terra italiana, i nostri cuori alla Polonia. Credo – ha concluso il sindaco – che sia importante il senso di questa straordinaria riunione a Matera: il recupero della memoria di quei fatti, utile a rafforzare insieme il senso di una visione comune, di un futuro comune migliore per tutti“.

 

Le corone di fiori delle istituzioni e dei reduci polacchi (una tricolore avrebbe rafforzato il significato dell’evento) hanno reso ancora più solenne la cerimonia in memoria di una presenza che cementerà l’amicizia tra le due comunità e l’entusiasmo di bambini italiani e polacchi lo ha confermato. Un evento celebrato in strada che avrebbe meritato un migliore allestimento sul piano illuminotecnico e forse un riconoscimento da parte materana agli ospiti. Una medaglia,una targa che dovrebbero essere prassi se si decidesse una buona volta a organizzarsi al meglio e a dotare l’Amministrazione di un ufficio del cerimoniale per preparare le cose per tempo.

Le autorità polacche hanno apprezzato l’operato della famiglia Ambrico per ricordare quanto hanno fatto per valorizzare l’operato del loro esercito in Italia. Altrettano si potrebbe fare per il professor Wojciech Narebski . Il sindaco ha detto che ci penserà. Cittadinanza onoraria? Non spetta a noi, ma non va escluso. Ma ci attendiamo, e su questo tema il sindaco ha manifestato in conferenza stampa tutta la sua disponibilità, che si faccia qualcosa anche per onorare la memoria della cittadina onoraria e scrittrice ebrea Elisa Springer.

Nel frattempo e fino al 25 novembre sarà possibile visitare la mostra “Il 2° Corpo d’armata polacco a Matera 1944-1946”, presso il Museo archeologico Domenico Ridola di 50 foto in bianco e nero, fornite da Mario Ambrico e della Fondazione Springer, provenienti dagli archivi del “Polish Institute & Sikorski Museum” di Londra. Furono realizzate da militari dell’unità cinefotografica dell’esercito polacco.

Alla loro memoria, ricordiamo il sacrificio e dell’innegabile contributo dato dai soldati polacchi per la libertà del nostro Paese con l’apposizione nell’ottobre del 2005, sulla facciata della scuola elementare “Padre Giovanni Minozzi”, che fu sede delle scuole di Artiglieria e Fanteria, di una lapide,il cui testo, in italiano e in polacco, recita così: QUESTO EDIFICIO OSPITÒ FRA IL 1944 E IL 1946 LE SCUOLE PER ALLIEVI UFFICIALI DEL II CORPO D’ARMATA POLACCO A RICORDO DEL SACRIFICIO DI QUEI VALOSI SOLDATI CHE COMBATTERONO
E MORIRONO PER IL TRIONFO DELLA GIUSTIZIA, DELLA DEMOCRAZIA E DELLA LIBERTÀ DELLE NOSTRE DUE FRATERNE NAZIONI IL COMUNE DI MATERA E LA CITTADINANZA’’.

Frasi che resteranno a perenne ricordo di quell’impegno come le musiche della banda dell’esercito, eseguite in piazzetta Pascoli, e a seguire dai piccoli soldati in divisa che sono il futuro- si spera- di un’ Europa di pace.