Ad una settimana esatta dalla scomparsa di Domenico Notarangelo, viene meno un’altra figura storica della vita politica,sociale e civile di Matera. Si è spento infatti Giuseppe Pace, nato a Miglionico il 28 ottobre 1928.

Aveva dunque 88 anni e aveva percorso tutta la vita materana e lucana dal secondo dopoguerra ad oggi. Non aveva fatto studi; ma alla mancanza di studi suppliva con la sua acuta intelligenza, accompagnata da un saldo buonsenso tutto contadino. Ancora giovanissimo, in calzoni corti, aveva aderito al Partito Comunista, quando sui comunisti pendeva la scomunica della Chiesa.

Negli anni dell’immediato dopoguerra fu sindaco del suo paese. Apprezzato per le sue capacità organizzative e, soprattutto per le sue capacità mediatrici, era stato assuntoa funzionario di partito, quando incerto era lo stipendio. Come funzionario di partito fu in diretto rapporto e corrispondenza con i comunisti napoletani, dell’ala cosiddetta migliorista. Fu, perciò, in grandeconfidenza con Giorgio Amendola – Giorgione lo chiamava – con Giorgio Napolitano e con Chiaromonte.

Il suo più immediato maestro era stato Michele Bianco, anche lui di Miglionico. Del Partito Comunista Giuseppe Pace, per tutti Peppino,verso la fine degli anni Sessanta, fu segretario di Federazione. Lasciata la segreteria, fu sempre nel Direttivo. Nel 1970 fu eletto consigliere regionale. Perciò può ascriversi tra i padri fondatori della Regione Basilicata, del cui Consiglio fu vicepresidente. Erano i tempi di Vincenzo Verrastro.

Mai fazioso, seppe sempre rapportarsi ai suoi avversari politici, considerati tali solo sul piano ideologico. Da vicepresidente del Consiglio, nel 1973, si fece promotore delle celebrazione della Resistenza e del 21 settembre a Matera.

Quando abbandonò gli incarichi di direzione nel partito si occupò di Enti Locali e di emigrazione, godendo della amicizia di Carlo Levi e dei compagni della FILEF. Dotato di alta sensibilità civica, sempre attivo e sempre contando sul sostegno della moglie Lina, all’interno della CGIL si occupò dei pensionati, dando piena collaborazione all’Unitep (Università della terza età).

Quando poi si accorse che nella città il dibattito languiva, e dopo che il sindaco del tempo fu oggetto di una vile aggressione, fu trai promotori del CIACP, associazione che tenne sotto attenta osservazione i problemi della città.

Negli ultimi anni era preoccupato per la deriva individualistica e personalistica che aveva preso la politica. Non gli piacevano i diffusi rigurgiti di antipolitica. Ma non demordeva. Umilmente non mancava di dare le sue lezioni di civismo, avendo a sua guida la Costituzione repubblicana, di cui, da vicepresidente del Consiglio, curò la pubblicazione in gran numero di copie, distribuite gratuitamente ai giovani di tutte le scuole.

Lì è la vera Italia – diceva. –L’Italia più nobile, più colta, più vera, resa libera dai nostri padri”.