E’ morto a 90 anni (70 dei quali vissuti intensamente con la musica) uno dei padri del rock’n’roll, una vera e propria leggenda: Chuck Barry.

Badate, quello che se ne è andato non è solo uno straordinario musicista ma un autentico rivoluzionario che a metà del novecento ha contribuito a cambiare il volto sociale, artistico e culturale dell’Occidente. Come? Con la immediata, semplice ed imbattibile forza della musica, la sua: una straordinaria miscela black and white, trasformando il soul in rock’n’roll, regalando a noi tutti riff celebri a cui si sono ispirati generazioni di chitarristi per crearne di loro.

Chuck, cantante e chitarrista da giovanissimo, eppure non era mai stato un ragazzo tranquillo, conoscendo subito il carcere e poi ancora nel 1959.

Il suo primo hit lo incise nel 1955 “Maybellene“, a cui seguirono  brani del calibro di “Roll over Beethoven“, “Rock’n’roll music” e soprattutto la famosissima “Johnny B. Goode“.

Poi ci fu la “pausa” forzata della disavventura giudiziaria del 1959 e quando uscì era appena passato lo tsunami musicale dei favolosi anni sessanta con i Beatles, Rolling Stones in Europa e i Beach Boys in America.

Tutti che hanno attinto alle intuizioni di Chuck Barry e non è azzardato dire che senza di lui non avremmo avuto  questi fenomeni nella dimensione in cui li abbiamo conosciuti. Forse non avremmo avuto nemmeno larga parte della cosiddetta musica moderna. O quantomeno sarebbe stata profondamente diversa.

Non a caso furono proprio John Lennon e Keith Richards a riportarlo all’attenzione del proprio pubblico, facendo diventare suoi brani dei veri e propri classici.

Recentemente, a novant’anni,  aveva realizzato un nuovo album con il lapidario titolo “Chuck” la cui pubblicazione sarà sicuramente anticipata dopo la sua improvvisa morte.

Sarà l’occasione per chi ancora non lo avesse ancora apprezzato appieno di conoscere questo enorme protagonista che ha resistito alle ingiurie della vita con la sua chitarra e la sua voce.