Dieci giorni di tempo, come abbiamo scritto in altro servizio, per verificare con l’apporto di esperti la sorte dei pini del rione Lanera e per guardare meglio e nel merito la funzionalità del ‘’rondò’’ spartitraffico, se va realizzato lì e con quelle dimensioni .

A ritornare sull’argomento con le osservazioni garbate e pertinenti, legate alla sua esperienza di tecnico ed ex amministratore comunale, è Francesco Saverio Acito, che pone non poco spunti di riflessione per l’economia di un quartiere storicizzato, sul ruolo e ubicazione delle tangenziali e sulla necessità di confrontarsi ‘’sempre’’ su opere di pubblica utilità.

Per riflettere serve però la ‘’buona politica’’ e quel senso di responsabilità e di apertura al confronto, che in città – è un dato oggettivo – latita da troppo tempo. Non è un caso quando si verificano intotti e ritardi su questo o quel progetto che si commenta amaramente: ‘’…la gatta per la fretta fece i figli ciechi’’.

A Lanera sono stati aperti in tempo. Per altri cantieri qualcuno vorrebbe chiudere un occhio. A rimetterci è la città. Servono le lenti della trasparenza e la benedizione di Santa Lucia…

Lanera e non solo!

“Colgo l’occasione degli ultimi fatti accaduti per tornare a discutere del rondò di Lanera, sotto l’aspetto urbanistico, che rischia di diventare secondario rispetto agli alberi per la cui sopravvivenza, (ovviamente di quelli già condannati a morte), condivido la scelta che siano tecnici esperti ad esprimersi, facendo vincere la “testa” rispetto alla “pancia” e tenendo in debita considerazione anche le paure e le ansie dei residenti del quartiere.

Continuo a ritenere che la mobilità veicolare è stata e continua ad essere la prima preoccupazione delle scelte effettuate al Comune, senza tener conto che si stava e si sta intervenendo in un quartiere “storicizzato” con forti presenze residenziali e di servizio a diversa scala: di quartiere, urbano e territoriale.

La Chiesa, ad esempio, con un rondò e piazzole delle dimensioni come quelle di progetto vedrebbe compromesse tutte le funzioni che prevedono un grande afflusso di persone: funerali, matrimoni e quant’altro…

Quanto alla scelta di far coincidere la futura tangenziale con via Carlo levi e via Annibale di Francia, secondo la previsione del PUM, mi permetto di far rilevare che una strada è “tangenziale” perché rasenta esternamente l’urbanizzato e non lo attraversa.

Dove tracciarla allora? Se il Giubileo ha fatto il miracolo di rendere edificabili aree ritenute a rischio idrogeologico, sarà possibile fare ulteriori verifiche e solo in condizioni di assoluta sicurezza individuare il tracciato per l’eventuale realizzazione. Non solo Potenza può ospitare opere d’arte per la viabilità “tangenziale”.

Rimane comunque la assoluta mancanza di confronto sulle scelte e sulle progettazioni che scontano, poi, gli effetti della sorpresa e spesso la “critica” da parte dei cittadini…

Manca sovente la conoscenza di “chi” opera le scelte, divenendone responsabile, per sempre: la politica o l’Ufficio tecnico del Comune. Spero che sia la POLITICA!

Ovviamente, mi riferisco a “cosa” e “come” fare, non alle progettazioni esecutive conseguenti che competono esclusivamente ai Tecnici.

Altro esempio di mancata comunicazione, che certamente fa e farà discutere i cittadini, riguarda la pavimentazione ed il disegno a terra di Piazza S. Francesco nella parte antistante la Banca (ex) Popolare del Materano: metà vecchie basole dimezzate e metà nuove basole(?), per non parlare dell’accesso agli … inferi che ha totalmente snaturato l’area latistante la stessa Banca, con un intrigo di rampe, gradini, piramidi, alberi, etc. segno evidente di una grande confusione ed arroganza progettuale.”