Un intervento al giorno dovrebbe togliere la voglia di sfratto di torno…e parliamo, come stiamo facendo periodicamente, di presidi culturali importanti che -vi, ci piaccia o no- sono parte della memoria, della storia e del percorso di candidatura per Matera capitale europea della cultura 2019.

Non possiamo stare ad assistere in silenzio alla vorace diffusione di attività commerciali, preceduta da un inevitabile aumento dei canoni di locazione, della filiera della ristorazione o del franchising purchessia, a discapito di librerie, edicole, associazioni culturali o al futuro incerto della biblioteca provinciale “Tommaso Stigliani’’ o dell’Archivio di Stato per motivi gestionali o logistici.

E così dopo i vostri commenti, gli incontri e gli incoraggiamenti ad andare avanti su questo tema, viene fuori la provocazione di Giovanni Caserta per dotare i Sassi – dove è una impresa attivare una edicola di giornali- di una Libreria dedicata al patrono di Matera, Sant’Eustachio.

Un invito a passare dalle parole ai fatti, rivolto all’Amministrazione comunale in primis e al sindaco Raffaello De Ruggieri, affinchè la cultura dei luoghi, della loro fruizione e della identità si possano leggere e sfogliare con una biblioteca da allocare nel cuore antico della città millenaria. Ci sono locali disponibili da assegnare, con i crismi della legalità alla Libreria di Sant’ Eustachio. Il patrono della città arriccia i baffi e attende fiducioso…la delibera di assegnazione.

giovanni caserta

Ecco di seguito la nota di Caserta:

Per una libreria nei Sassi, intitolata a S. Eustachio
Ho sempre avversato l’idea di una Matera che si poteva riscattare dalla sua condizione di inferiorità economica, culturale e sociale grazie al turismo, a Sgarbi e a Mirabella. Ora leggo che anche il Sindaco De Ruggieri è preoccupato dell’immagine di una città rozza e volgare, che si compiace di bracerie, pizzerie, cialledde fredde e calde, cancelle, pettole e fedderosse.
Che tristezza queste parole dialettali che indossano l’abito italiano! Matera, purtroppo, si avvia ad essere non Firenze e Venezia, come si dice, ma una città dell’Arabia o dell’ Indocina, a suo modo esotica, in cui si va per godere del primitivo, del raro, dell’ imprevisto e dell’imprevedibile, che sia la caverna umida, il manufatto primordiale, l’oggetto scrostato, l’abusato cuccù…

Se Matera diventerà capitale europea della cultura – dissi una volta – sarà perché è rimasta campione del sottosviluppo meridionale, e quindi diversa, e quindi oggetto di curiosità. A questa curiosità vengono ad abbeverarsi i turisti desiderosi di vedere cose mai viste e dormire una notte (ma non di più) in quei Sassi, che una ben agguerrita squadra di fantasiosi architetti, numerosi come mai nella nostra città, si dannano l’anima a mostrare come belli, mentre, come disse Levi , e non solo Levi, sono solo impressionanti, quando se ne consideri il tragico senso sociale e storico.

Che si sia sulla cattiva strada lo dimostra il falso concetto di cultura che si è fatto trionfare in questi anni, contemporaneo alla chiusura di tradizionali siti culturali, che alla massa, ma anche ad alcune menti di sofisticati e alternativi laureati, appaiono superati e inutili, o equivalenti a bracerie e focaccerie. Chi, oggi, eccetto solitari personaggi, si occupa e preoccupa della chiusura dell’edicola Pizzilli, del teatro Duni, della libreria dell’Arco, della stentata sopravvivenza della Biblioteca Provinciale, che, col direttore Raffaele Lamacchia, fu una delle più fornite e meglio gestite dell’Italia meridionale?

Tra tanti lamenti non mancherò di ricordare il gravissimo stato di abbandono in cui giace anche la biblioteca del Liceo Duni di Matera, su cui mise mano Giovanni Pascoli, e che, perciò, ha una storia molto più lunga della Biblioteca Provinciale, oltre che una caratterizzazione particolare, con grande prevalenza data ai libri classici e di humanitas in genere. Tutta quella biblioteca giace in un umido e immenso androne terremotato, con libri confusamente accatastati tra banchi vecchi, lavagne dismesse, sedie a tre piedi senza schienale, polvere e umidità.
Ma è mai questa la capitale della cultura?

Poche anime preoccupate innalzano lamenti. Ma forse non sanno che si stanno pagando errori derivanti da quelli che chiamai “idòla theatri”, ma anche “idòla specus”, quando si pensava solo al turismo.

Che fare allora? Resistere al profitto e al facile guadagno, anche in nero, è difficile. Esiste solo un sistema.

Caro sindaco De Ruggieri, tu hai fatto dei Sassi la tua battaglia, senza averci abitato, e quindi estetizzandoli. Male. Sei stato tra i primi a puntare su una città bella, anziché sfregiata dal latifondo e dalla servitù della gleba, feudale. L’hai vista bella, tutta da visitare, da ammirare, da bere e, perché no?, da mangiare. Poco hai pensato a chi vi abitava e moriva. Siamo in ritardo. La libreria dell’Arco chiude perché non può reggere ai fitti del profitto. La si trasferisca allora nei Sassi, in locali demaniali, a fitto zero o simbolico. Lo stesso si faccia per la edicola Pizzilli e per chi ne voglia aprire una nuova. Si parta dal basso e contro corrente, opponendosi a quanti, avendo le mani in pasta, anzi in calce, il recupero dei Sassi l’hanno fatto con i soldi dello Stato e ora fittano i loro locali a prezzi esosi, spesso a giovani desiderosi di trovare un posto nel mondo del lavoro.

Che nasca, dunque, nei Sassi, erede e continuazione della Libreria dell’Arco, la Libreria S. Eustachio, anche per conservare un nome che le mamme moderne non vogliono più dare ai loro figli, ritenendolo particolarmente brutto o … troppo contadino.