“Gli anziani sono una ricchezza, non si possono ignorare”. E’ una delle tante frasi che Papa Francesco, sempre diretto ed efficace nelle espressioni, continua a ripetere nei discorsi ufficiali, a braccio o nelle occasioni in cui i temi della solidarietà, della discriminazione e della emarginazione fanno emergere le contraddizioni della società. Un problema di stretta attualità generazionale o intergenerazionale, come amano ripetere sociologi e politici, alle prese con i freddi numeri dei tagli della spesa, del precariato del lavoro e delle famiglie, del tempo che non c’è e delle ambizioni personali che lasciano indietro presente e passato. Ne abbiamo parlato in un recente servizio, http://giornalemio.it/cronaca/cgil-cisl-e-uil-denunciano-anziani-alla-deriva-e-a-matera-si-fa-finta-di-nulla/ , su una emergenza che a Matera e in Basilicata sono un allarme rosso cronicizzato, evidenziato dall’invecchiamento attivo, dall’azione devastante delle malattie invalidanti come l’Alzheimer o il Parkinson, da fenomeni di difficoltà che vedono alcuni anziani rovistare tra i cassonetti per recuperare qualcosa da mangiare e di disagio con la crescente pratica della ludopatia tra lotto e gratta e vinci. Senza dimenticare la evidente carenza della medicina di base e dei servizi del territorio, oltre all’aumento dei ticket, che inducono a non curarsi. E,allora, servono politiche per la famiglia e,sopratutto, una cultura diversa, una inversione di rotta contro pregiudizi, le riserve mentali come ci dice Don Domenico Spinazzola, riconfermato da mons Antonio Giuseppe Caiazzo, Arcivescovo della Diocesi di Matera- Irsina, alla direzione dell’Ufficio diocesano per il ministero degli anziani, Una struttura attiva dal 2004 che svolge e intende portare avanti una proficua attività di formazione degli operatori, a cominciare dai giovani così come prevedono gli obiettivi contenuti nel documento “La dignità dell’anziano e la sua missione nella Chiesa e nel mondo” del Pontificio Consiglio per i Laici”. E a breve il 28 ottobre a Matera sarà celebrata la festa diocesana dei nonni, contrassegnata dalla frase di Papa Francesco “Cari giovani, non separate mai il vostro entusiasmo dall’esperienza dei vecchi” con la santa Messa e Unzione degli infermi celebrata alle 11.00 presso la chiesa Maria Santissima Annunziata nel quartiere Piccianello. Seguirà, su prenotazione, un Agape fraterna presso la sala Garden come da locandina. Una tappa, quella della festa dei nonni, per un organico lavoro fatto di tanti obiettivi, partendo dalla fredda considerazione che la ” La cultura efficientista post-moderna e contemporanea esalta il valore della persona umana per ciò che fa o produce”. Una considerazione che porta gli anziani,fuori dai circuiti produttivi, alla emarginazione e quindi alla solitudine. Da qui la necessità – aggiunge don Domenico- di educare le giovani generazioni alla solidarietà, alla compagnia verso gli anziani. E questo significa attingere alla esperienza , che è una opportunità” . Nel solco di una affermazione consolidata che un Paese, un popolo, una comunità non hanno futuro se conoscono o dimenticano il passato. E gli anziani sono un archivio di memoria e di buone pratiche, che attendono di passare in buone mani, quelle dei giovani. Uno slancio di solidarietà intergenerazionale sulla quale la Chiesa diocesana intende investire

Dal documento “La dignità dell’anziano e la sua missione nella Chiesa e nel mondo” ” Pontificio Consiglio per i Laici”.

In considerazione della grande diversità delle situazioni e condizioni di vita degli anziani, la
pastorale della terza e quarta età dovrebbe implicare la messa in opera di iniziative che consentano
il raggiungimento di obiettivi, quali:
– Far meglio conoscere le esigenze degli anziani, non ultima, quella di poter contribuire alla vita
della comunità svolgendo attività consone alla loro condizione. Questa conoscenza consentirà di
elaborare interventi qualificati, di sensibilizzare e coinvolgere le comunità ecclesiali e civili,
orientandosi verso quelle scelte che si rivelano evangelicamente e culturalmente più valide, anche
in vista del rinnovamento delle opere caritativo-assistenziali della Chiesa.
– Aiutare gli anziani a superare atteggiamenti di indifferenza, di sfiducia e di rinuncia alla partecipazione attiva, alla responsabilità comune.
– Integrare gli anziani, senza discriminazioni, nella comunità dei credenti. Tutti i battezzati, in ogni momento della vita, devono poter rinnovare la ricchezza di grazia del proprio Battesimo e viverla
pienamente. Nessuno deve restare senza l’annuncio della Parola di Dio, senza il dono della preghiera e della grazia di Dio, senza la testimonianza della carità.
– Organizzare la vita della comunità in modo da favorire e promuovere la partecipazione delle persone anziane, valorizzando le capacità di ciascuna. A tal fine, le diocesi dovrebbero creare al loro interno uffici per il ministero degli anziani; le parrocchie andrebbero stimolate a sviluppare attività spirituali, comunitarie, ricreative per questa fascia di età; va incoraggiato il servizio degli
anziani in seno ai consigli diocesani e parrocchiali e ai consigli per gli affari economici.
– Agevolare la partecipazione degli anziani alla celebrazione dell’Eucaristia, offrire loro la possibilità di accostarsi al sacramento della Riconciliazione e di prendere parte a pellegrinaggi,
ritiri, esercizi spirituali, curando che la loro presenza non sia impedita da mancanza di accompagnamento o da barriere architettoniche.
– Rammentare che la cura e l’assistenza degli anziani malati e non autosufficienti o di quelli che
per degrado senile hanno perso le proprie facoltà mentali, è anche cura spirituale attraverso i segni mediatori della preghiera e della vicinanza nella fede come testimonianza del valore inalienabile
della vita anche quando ridotta allo stremo.
– Curare in modo speciale l’amministrazione del sacramento dell’Unzione degli Infermi e dello stesso Viatico, facendola precedere da una preparazione catechetica adeguata. Laddove le
circostanze lo consentono, è auspicabile che i pastori inseriscano l’amministrazione del sacramento
dell’Unzione degli Infermi in celebrazioni comunitarie sia nelle parrocchie che nei luoghi di residenza degli anziani.
– Contrastare la tendenza a lasciare soli senza assistenza religiosa e conforto umano, i morenti.
Questo compito non spetta solo ai cappellani, il cui ruolo è fondamentale, ma pure ai familiari e
alla comunità di appartenenza.
– Riservare un’attenzione particolare, da un lato, agli anziani di altre confessioni religiose per aiutarli a vivere la loro fede con spirito di carità e di dialogo e, dall’altro, agli anziani non credenti nei cui confronti non va lesinata la testimonianza della propria fede, in spirito di fratellanza
e solidarietà.
– Ricordare che se gli anziani hanno diritto a trovare spazio nella società, ancor più essi hanno diritto a un posto onorato in seno alla famiglia. Rammentare alla famiglia, chiamata a essere
comunione di persone, la missione che le è propria di custodire, rivelare e comunicare l’amore.
Ribadire il suo dovere di provvedere all’assistenza dei familiari più deboli, ivi compresi gli anziani, circondandoli di affetto. E ribadire la necessità di sostegni adeguati alla famiglia: sussidi
economici, servizi socio-sanitari nonché di una politica della casa, delle pensioni, della sicurezza sociale.
– Interessarsi degli anziani ospiti di strutture residenziali pubbliche o private. Il distacco dalla famiglia di sangue sarà meno traumatico se la comunità manterrà legami con i propri anziani.
La comunità parrocchiale, “famiglia di famiglie”, deve farsi “diaconia” nei confronti delle persone anziane e dei loro problemi anche ricercando una collaborazione con i responsabili delle suddette strutture al fine di trovare modi adeguati per assicurare presenza del volontariato, animazione
culturale e servizio religioso. Quest’ultimo deve assicurare il nutrimento eucaristico degli anziani, curando che la Comunione assuma significato di partecipazione alla celebrazione del giorno del
Signore, di segno della paternità di Dio e della fecondità di una vita e di una sofferenza che, se non sono illuminate dal conforto del Signore, rischiano di perdersi nella tristezza e persino nella disperazione.
– Non dimenticare che tra gli anziani vi sono sacerdoti, ministri della Chiesa e pastori delle comunità cristiane. Di loro la Chiesa diocesana deve farsi carico con provvidenze e strutture adeguate. Ma anche le comunità parrocchiali sono chiamate a collaborare perché i sacerdoti anziani che per l’età avanzata o per motivi di salute si ritirano dal ministero attivo trovino una sistemazione
conveniente. Lo stesso vale per le comunità religiose e per i loro superiori, che devono avere una cura particolare dei loro confratelli o consorelle più anziani.
– Educare i giovani appartenenti a gruppi, associazioni e movimenti presenti nelle parrocchie alla solidarietà verso i componenti più anziani della comunità ecclesiale, una solidarietà intergenerazionale che trova espressione pure nella compagnia che i giovani possono offrire agli anziani. I giovani che hanno l’opportunità di coinvolgersi con gli anziani sanno che questa
esperienza li forma, li fa maturare e fa loro acquisire un’ottica di attenzione agli altri, valida per tutta la vita. In una società che vede dilagare egoismo, materialismo, consumismo, e nella quale i mezzi di comunicazione non servono ad arginare la crescente solitudine dell’uomo, valori come
gratuità, dedizione, compagnia, accoglienza e rispetto dei più deboli rappresentano una sfida per chi punta alla nascita di una nuova umanità e dunque anche per i giovani.
Per tutta l’azione pastorale nei confronti degli anziani sarà particolarmente illuminante e utile il riferimento costante, oltreché al decreto conciliare Apostolicam actuositatem, ai documenti emanati dal Magistero negli ultimi anni e specialmente all’esortazione apostolica postsinodaleChristifideles laici, alla lettera apostolica Salvifici doloris, all’esortazione apostolica Familiaris consortio.

festa diocesana dei nonni